Tecnica

Il carpfishing come terapia

Di Giulio Colarusso pubblicato il 26/10/15

Ciao a tutti, mi chiamo Giulio e mentre sono seduto sulla sponda del fiume Secchia ho deciso di buttare giù due righe su quello che questa disciplina mi sta donando.

Ho iniziato a praticare questa disciplina quasi per scherzo da qualche anno, ormai stanco di rimanere ore o ore a guardare un galleggiante nel solito metro quadrato di un carpodromo.

 Il "problema" per praticare questo sport è che per certi versi richiede una mentalità un po "estrema", o per lo meno la possibilità di adattarsi a qualcosa che non può essere sotto il nostro controllo....LA NATURA.....

 Tutto questo che per il 99% delle persone può non essere visto come un problema, lo è per chi come me ha avuto, ed ha tuttora, problemi legati a disturbi di ansia, agorafobia o attacchi di panico.

 Detto questo ho voluto provare questa nuova esperienza lo stesso, mi sono documentato sui vari forum e ho importunato qualche ragazzo sulle sponde di un lago per chiarirmi un po in cosa consisteva questa tipologia di pesca e più leggevo o ascoltavo è più non vedevo l'ora di provarla. Finalmente trovai un ragazzo del mio paese per pochi soldi mi diede l'attrezzatura giusto per cominciare e così incominciò la mia nuova avventura...(cavolo una bella regina mi ha fatto perdere il filo del discorso!!!).

 Le prime uscite sono state in qualche cava emiliana esclusivamente in giornata (di fare notti non mi passava nemmeno nell'anticamera del cervello). Ma anche di giorno non è che stessi poi tanto tranquillo, purtroppo le sponde sono spesso frequentate da persone poco raccomandabili è più di una volta ho fatto su la mia attrezzatura perché non mi sentivo ancora tranquillo. Ma più ci provavo è più questa tranquillità si avvicinava, la natura, lo stare seduto accerchiato dai rumori che un bosco può far uscire, affascinato sempre di più da paesaggi che mai avrei visto, tutto mi faceva aprire la mente e i pensieri negativi piano piano scomparivano.

 Nel mentre ho iniziato a conoscere altri carpisti che con i loro racconti iniziavano a farmi ripensare al non far notti. Il cruccio di non fare notti via da casa, lontano da quel luogo che per una persona che soffre d'ansia è come il grembo materno per un feto, c'era, era persistente, quasi un incubo. Poi un fine settimana mio cugino si è prestato ad accompagnarmi e siamo andati lungo un canale con due ragazzi, uno dei due era quello che mi ha venduto l'attrezzatura....

La tensione era altissima e l'adrenalina anche...finalmente i segnalatori suonano ed ecco la mia prima carpetta di canale!!!

 Questo nel mio caso credo sia stato il punto di svolta, dopo quella notte ne sono susseguite altre. Purtroppo il pensiero di poter mandare all'aria la sessione al mio compagno di pesca di allora era costante ma era altrettanto costante, anzi in aumento, lo star bene. Ricordo che passavo sessioni dove quasi non sarei voluto tornare a casa.

Perché vi racconto questo? Perché il mio disturbo è considerato la "malattia" del futuro, sempre più persone soffrono di questo di patologie e conoscendo bene come si può stare magari a qualcuno che leggerà questa brevissima storia troverà un modo alternativo dove poter ritrovare se stesso, lontano dallo stress che oggi ormai circonda in qualsiasi ambito.

 


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Commenti

ANDREA il 27/10/15
BEL RACCONTO, BRAVO. CONTINUA COSI.


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