Itinerari

Il Bacchiglione

Di Agostino Zurma pubblicato il 12/09/17

Il battito della pioggia, forte ed incessante, trovava nei due grandi lucernari di casa una cassa di risonanza appropriata. Mi sveglio e ascolto, alquanto innervosito, il fastidioso suono prodotto dal nubifragio, pensando a come le acque del vorticoso Bacchiglione potessero venirne  negativamente influenzate. Si, perché meno di 48 ore dopo sarei stato la, a pesca. Le notizie che mi giungevano puntualmente, indicavano un corso d'acqua  leggermente sporco e alzato di livello, ma davano anche successivi cenni di miglioramento tanto che la pasturazione programmata non venne minimamente sospesa. Le esche di diametro appropriato, sino a 24 mm, potevano continuare nel loro specifico lavoro di richiamo. Si era pasturata una zona abbastanza  ampia di fiume per cinque giorni, concentrando gli alimenti, nelle ultime due erogazioni, sui luoghi precisi dove si sarebbero posizionati i terminali. Si trattava di punti ben definiti; un albero sommerso, un grosso cespuglio che invadeva il corso del fiume e piccoli raggruppamenti di ninfee a circa un metro da riva. Pesca marginale estrema! 

Una scelta obbligata, il “marginal fishing”  in quel tratto di fiume, capace di corrente sostenuta e privo di curve capaci di attenuarla; ma soprattutto un corso d’acqua che incessantemente trasporta erbe e detriti che impediscono di praticare con successo e comunque con grandi difficoltà un carpfishing  capace di sfruttare aree quali centro fiume o oltre. Questo aspetto della nostra tecnica, la pesca marginale, in tale ambiente e condizioni, per arrivare a conseguirne il massimo risultato e a  ridurne al minimo l’insuccesso deve fare propri un paio di accorgimenti. Il primo è quello di disporre le canne distanti una dall’altra  almeno una decina di metri utilizzando i picchetti. Questo ci consentirà di effettuare il combattimento e la guadinatura finale in una precisa e circoscritta zona del fiume senza recare disturbo agli altri spot. Secondo consiglio di posizionare almeno un  terminale, con annesso sacchetto in PVA ben colmo di esche, sul filo esterno delle ninfee sfiorandone letteralmente le larghe foglie. Alcune palline ben distribuite nell’ intorno atte a creare una sorta di sentieri dal centro del fiume al nostro terminale daranno sicuramente un valore aggiunto alla prima fase del nostro lavoro. Naturalmente si sarebbero usati “sassi a perdere” di vari pesi, ami tosti e nailon minimo dello 0,40; canne all’altezza della situazione che avrebbero posato inneschi di vari diametri accompagnati da un sacchetto in PVA riempito di esche.

Il campo va allestito abbastanza lontano dalla riva per non recare disturbo, sia con il  dialogare che con i necessari movimenti, nei punti dove le esche erano state posizionate. Si deve essere pronti a  raggiungere le  canne, sistemate come detto ad una certa distanza da noi, rapidi nel giungervi correndo, non a ridosso della sponda, ma paralleli alla scarpata, proprio per  ridurre al minimo ogni più piccolo fastidio. 

La magnifica cattura

La grande regina nuotava lentamente tra le diramazioni del grosso ostacolo aspirando con sempre maggiore voracità le boilies che facevano da sentiero verso l’esca, posizionata a poca distanza dall’intrigo dei rami. Il suo avanzare lento e sicuro di li a poco si sarebbe concluso con una violenta aspirata,propria delle regine di fiume, nei confronti dell’invitante esca da ore era li ad attenderla. Iniziai la mia corsa verso quel richiamo interminabile, vedevo la punta della canna piegarsi ripetutamente sotto le brusche tirate del pesce. Arrivo, ferro bloccando immediatamente il mulinello, ma purtroppo il mio avversario aveva guadagnato terreno, quello sufficiente a farlo parzialmente entrare nell’intricato fondale. Forzo con decisione e senza paura, consapevole di poter contare sulla mia attrezzatura. Mi basta che anche l’amo abbia bucato nel punto giusto e sembrava proprio così. Continuavo a forzare ma con attenzione.  Il pesce veniva verso di me, ancora non si vedeva, ma sotto i rami che si protraevano a filo dell’acqua si fece sentire con una scodata. Non ne  fui più di tanto  impressionato, sembrava il fare di un pesce di modeste dimensioni. Mai previsione fu più sbagliata una spettacolare regina di grosse dimensioni entrò mestamente nel guadino e la gioia, comprensibilmente, esplose.

Un poca di storia

Il Bacchiglione nasce da alcune risorgive nei comuni vicentini di Dueville e Villaverla e prende inizialmente il nome di “Bacchiglioncello” assumendo la sua conclusiva denominazione poco a monte della città di Vicenza. In questo territorio  il suo corso si sviluppa attraverso scenari adornati di  meandri e anse, del tutto diverso dal percorso rettilineo e vorticoso che assume in terra padovana, complici i numerosi interventi dell’uomo. Distribuisce i suoi 118 km nei territori delle province di Vicenza e Padova raccogliendo lungo il suo percorso diversi corsi d’acqua tra i quali per citarne alcuni il Retrone, il fiume Astico-Tesina, il Canale Bisatto, il Brentella, il Canale Battaglia e il Canale Scaricatore. Quest’ultimo costruito nella seconda metà del XIX secolo per evitare i danni delle alluvioni partendo dal Bassanello permette di riversare nel suo alveo le acque in eccesso del Bacchiglione dopo la sua uscita dalla città di Padova. Da considerare che il suo bacino di raccolta si estende per 1400 km². Il nome stesso, Bacchiglione, potrebbe derivare da “bacaiare”(termine dialettale che significa fare baccano, rumoreggiare) a ricordare l’effetto delle piene improvvise.

Il Bacchiglione attraversa la città del Santo con due diramazioni,una  ne costeggia le mura rinascimentali, entra tra le vie cittadine dove risulta in parte tombinato sino al Prato della Valle. Da qui si dipartivano due antichi canali, uno dei quali ancora esistente dell’Orto Botanico  riemerge dietro la famosa Basilica di Sant’Antonio. Il percorso interno del fiume a Padova vede un avvicendarsi di tratti tombinati e altri riemergenti, la formazioni di navigli e canali. Uscito dalla città nell’abitato di Bovolenta riceve le acque del Canale Cagnola e dello Scaricatore, prosegue quindi in un alveo canalizzato prendendo anche il nome di canale di Pontelongo e confluisce nel fiume Brenta in località “Ca Pasqua”. Dopo pochi Km dalla congiunzione il Bacchiglione si getta nell’Adriatico con una foce ad estuario.  


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