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Il bracconiere in Carinzia

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 02/05/18

Vi racconto una storia documentata da testimoni diretti e dai giornali locali su come vengono trattati i bracco in Carinzia (Austria) ovvero pochi chilometri dopo il nostro confine di Tarvisio. Protagonisti; un bracconiere , un guardapesca, jun giudice e i titolari di una splendida riserva di pesca in concessione.

Il guardia pesca, intento nel suo lavoro di controllo scopre un tizi che sta pescando con la canna in una risorgiva dove si può pescare solo a mosca, con il permesso (a pagamento) dei titolari di un bell’albergo a pochi chilometri di distanza. 

Il Guardia pesca è della Regione, non un privato ma li il controllo si estende a tutte le acque.

Il bracco che, rispetto ai nostri criminali organizzati militarmente che non riusciamo minimamente a impaurire, figuriamoci a farli tornare nel loro paesello, è un tizio che come d’abitudine da chi viene da quel paese dell’est, se ne frega dei cartelli di divieto.

Sta di fatto che il Guardiapesca, dall’alto della sua reale autorità datagli dal ruolo che svolge, avvisa il bracco di fornirgli le generalità e che per lui è prevista una multa per aver infranto diverse leggi tra cui il furto, la pesca senza autorizzazione, l’evasione per non avere la licenza Regionale ed altri peccatucci.

Qualche giorno dopo (qualche…. giorno.. DOPO), il bracco viene convocato dal Giudice per il processo e poiché decide di non presentarsi, viene successivamente ri-convocato con l’avviso di portarsi dietro anche un interprete pena la reclusione immediata oltre alla multa.

Il tizio si presenta finalmente e viene posto davanti alla scelta; sanzione amministrativa di 750 euro per i reati commessi da pagarsi seduta stante oppure la reclusione?

A tutti voi la risposta; il bracco piaga, la notizia sfinisce subito su tutti i giornali della Regione, i bracco sono avvisati che in Carinzia sue sgarri o paghi subito oppure finisci dietro alle sbarre e ci finisci comunque se ti ri-beccano a bracconare.

Allora ci domandiamo, ci vuole molto a fare così?

Perché se leggiamo da un bracco lipoveno di cui si sa , nome e cognome e il porcile in cui vive insieme ai suoi sodali, che loro bracconeranno fino a finire i pesci del PO dopo aver distrutto tutti i nostri canali e non siamo capaci di mandarci l’esercito a tutelare i nostri ambienti naturali, possiamo dichiarare di aver perso per sempre questa guerra.

Serve in penale, senza se e senza m; senza buonismo, senza patetici esponenti politici che vogliono la depenalizzazione, senza perdite di tempo.

Siamo un paese deriso da questi criminali vigliacchi che ci hanno dichiarato guerra perché sanno che la possono vincere a mani basse visto che intanto che i buffoni che abbiamo eletto si mettono d’accordo e il vecchio pregiudicato di Arcore, mette i bastoni tra le ruote, loro fanno quel che vogliono.

Non che dopo cambi nulla sia chiaro, la pesca italiana così com’è è destinata a morire entro 10 anni perché i nostri fiumi sono arrivati alla agonia più totale dopo una guerra che dura da due lustri.

Guerra che ha responsabilità italiane sia ben chiaro, partendo dalle concessioni di licenze a costo quasi zero, per mettersi in tasca anche 5000 euro al giorni in nero fino ad arrivare a coloro che hanno applaudito il loro arrivo benedicendolo perché avrebbe ripulito i nostri corsi d’acqua dalla immondizia biologica.


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