Tecnica

I segreti delle trecce

Di Mattia Travasoni pubblicato il 30/11/12

I segreti delle trecce

Ormai il carp fishing rappresenta un elemento svelato in ogni suo angolo. Nulla è più una novità, tuttavia esistono alcuni elementi comunemente utilizzati senza percepirne il reale contenuto tecnico. Oggi ho voluto omettere le solite nozioni tecniche, magari patrimonio di chiunque, infatti, analizzerò “al microscopio” le trecce interessando sicuramente uno scaglione di pubblico in senso “verticale”, dal carpista alle prime armi a chi già è ben affermato.

Il mercato propone una quantità esorbitante di fili intrecciati e, vista la vastità dell’argomento, esaminerò principalmente quelli adoperati per il mulinello, soltanto con brevi precisazioni verso alcuni filati da terminali.

In primis vorrei osservare la regola con cui poter valutare la qualità di un trecciato, infatti, i materiali principalmente impiegati sono due: Dyneema oppure Dynatex. Il primo è molto conosciuto mentre il secondo è un polimero di alta qualità che K-Karp ha ideato qualche anno fa’ riuscendo ad ottenere prestazioni molto elevate. Questi filati sono prodotti da particolari macchine che intrecciano i fili in modo preciso, implicando l’uso di vari capi coinvolti sempre in numero pari: cioè le trecce potranno essere formate da 2, 4, 6, 8fili e così via. Più fili saranno usati, più la treccia sarà di qualità elevata a parità di materiale usato.

Ora, tra le trecce formate da 8 fili esistono elementi molto costosi, solitamente nati per la costruzioni di terminali poiché, se avvolte in bobine da 1000 e più metri, servirebbe un “mutuo” per acquistarle; ad ogni modo esistono e funzionano davvero in modo eccezionale!

Ricapitolando, le trecce a 4fili saranno assolutamente più economiche di quelle a 8 fili; purtroppo non è un dato segnalato sulla bobina della treccia acquista e raramente è preso in considerazione dai pescatori. Ma come riconoscerle? Essenzialmente salta subito all’occhio, e più la sezione è rotonda e compatta più questa treccia sarà composta da molti fili tanto che per raggiungere il medesimo diametro, serviranno molti fili di calibro finissimo ottenendo il risultato tubolare. Queste ultime possiedono in oltre un maggiore carico di rottura e resistenza all’abrasione se paragonate a una treccia di analogo diametro ma a minor numero di fili.

E il colore?

Le trecce vengono colorate mettendo in un “bagno di colore” i singoli fili con cui sono composte, ottenendo così l’effetto desiderato. Il colore iniziale del Dyneema e del Dynatex è bianco e in base alle richieste del mercato o dell’azienda, viene tinto con colori particolari. È altresì vero, che il colore può essere perso durante un uso prolungato ma non inficia sulle caratteristiche tecniche restando inalterato il carico di rottura.

Affondanti o galleggianti

Ad ora, il Dyneema e il Dynatex sono i due polimeri che nel mondo della pesca svolgono al meglio la loro funzione. Rapporto qualità prezzo e tenuta sono due aspetti fondamentali che li consacrano come i filati principali per la pesca, ma questi elementi sono naturalmente galleggianti per il peso specifico minore dell’acqua e per la gran quantità d’aria inglobata nella loro tessitura. Per questo non sempre sono accettate dai carpisti che preferiscono trecce affondanti per copiare al meglio l’andamento del fondale ed essere meno sensibili all’azione del vento o latri agenti di disturbo.

Per ottenere una treccia affondante si deve perseguire un’unica soluzione, quella di inserire una fibra a peso specifico notevole che, il più delle volte, va ad aumentare il diametro del prodotto ottenuto, conservando però il carico di rottura di partenza. Ne consegue una treccia piuttosto grossa abbinata a un carico di rottura limitato rispetto alla media composta da solo Dynatex o Dyneema.

Queste fibre “pesanti” sono rappresentate essenzialmente da Gore Tex oppure Kevlar, entrambi marchi registrati come del resto anche i precedenti menzionati. Sebbene ci sia qualcuno che sostiene il contrario, questi due elementi non possiedono nessun pregio in termini di resistenza al carico di rottura e nemmeno all’abrasione, rappresentando solamente un espediente azzeccato per “zavorrare” il trecciato.

Multifibre coated

In sostanza ogni singolo filo o capo che compone un trecciato è composto da un “multi fibre”, ossia un filo formato da tante fibre parallele, molto compatte e anelastiche. Nel grande mondo dei fili intrecciati è contemplato anche un elemento composto da un solo capo di multi fibre anelastiche a sezione tubolare che si comporta proprio come un filo trecciato, tuttavia, se le fibre non fossero compattate si espanderebbero in acqua, mostrando molte difficoltà nella gestione di questi filati soprattutto durante il lancio. Per ovviare a questo problema, quindi per mantenerle compatte, vengono “bagnate” con vernici e resine che ne rinsaldano le fibre formando una sezione circolare.

Si tratta di prodotti piuttosto economici nati essenzialmente per la tecnica dello spinning per cui è difficile trovare una buona applicazione sul nostro panorama se non nello spodding, dove potrebbero essere utilizzati con relativo successo, ma il loro trattamento superficiale dura davvero poco rendendoli inutilizzabili in poche pescate.

 

La tecnica costruttiva riguardo ai moderni filati è in continua evoluzione; quello che ho valutato non è altro che lo standard medio del mercato fin’ora rivoltosi alla pesca sportiva senza alcun cenno agli elementi più progrediti. Esistono altre metodiche costruttive come altre tipologie di fili e fibre che però rappresentano una nicchia nel nostro panorama, in altri casi alcune fibre non hanno ancora trovato il corretto inserimento nella pesca per il costo stratosferico e purtroppo il loro uso resterà ancora per molti anni demarcato al campo aerospaziale; presto le novità in tema di fili da pesca ci lasceranno senza parole!


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