Tecnica

I grandi laghi

Di Andrea Diletti, team Carp Factor pubblicato il 26/07/18

I GRANDI LAGHI

In questo articolo parleremo dei grandi laghi visti da una prospettiva analitica, che prende in considerazione dei concetti scientifici e tecnici molto utili e sempre da tenere a mente.

Verranno innanzitutto trattati il moto ondoso, la sua dinamica e l’interazione con il fondale, per poi delineare quali possano essere le conseguenze che questi aspetti hanno sull’alimentazione dei pesci, ciprinidi compresi.

 Verità, curiosità ed accorgimenti

Immense estese di acqua azzurra e cristallina, indimenticabili tramonti, silenzio e tranquillità, la sensazione di essere un minuscolo puntino sulla riva di un lago… queste sono solo alcune delle emozioni che si assaporano quando ci si appresta ad affrontare una sessione di pesca sulle sponde di un grande specchio d’acqua.

Da oramai diversi anni noi carpisti ci siamo finalmente resi conto delle innumerevoli potenzialità che tali siti possono offrire e, con il passare del tempo, la pesca nei grandi laghi è divenuta una consuetudine nell’agenda di tutti gli anglers italiani ed europei.

 A causa delle vaste dimensioni di questi specchi d’acqua, troppo spesso i pesci che portiamo a guadino vengono attribuiti al caso…

Ma fino a che punto le modalità con le quali vengono effettuate delle catture possono essere attribuite soltanto alla fortuna?

Conoscere le caratteristiche generali, anche le più banali, degli spots che si vanno ad affrontare è determinante nell’aumentare le probabilità che una sessione vada a buon fine e ci consente anche di capire come mai i risultati che otteniamo non rispettino le aspettative o piuttosto vadano oltre ogni previsione.

 Ipotizziamo quindi di voler pianificare una sessione in un grande lago e cerchiamo insieme di scoprire quali possano essere le conoscenze tecniche preliminari che ci possono essere di aiuto durante l’azione di pesca.

Origine e propagazione del moto ondoso

Chi è solito frequentare grandi bacini sa sicuramente che le condizioni climatiche più frequenti sono caratterizzate dall’azione dei venti, associata ai moti ondosi.

Ma come si originano questi ultimi, e quali influenze possono avere sull’alimentazione dei pesci?

Il vento che soffia sulla superficie dei bacini genera delle tensioni tangenziali che, associate alle variazioni bariche atmosferiche, portano alla formazione di increspature che si traducono poi nel moto ondoso (figura 3).

Le onde che si propagano a partire dall’area di origine possono essere considerate delle oscillazioni sinusoidali (figura 4) caratterizzate da una lunghezza d’onda λ (distanza tra gli stessi punti di due onde differenti), da un’altezza H (distanza verticale fra il cavo e la cresta dell’onda), da un periodo T (tempo che intercorre tra il passaggio di due creste successive in un punto fisso), dalla celerità C (velocità di propagazione), e dalla ripidità (rapporto tra l’altezza e la lunghezza d’onda).

Man mano che le onde si propagano, allontanandosi dalla zona di origine, tendono ad acquisire una lunghezza maggiore. Essendo la velocità direttamente proporzionale a λ, all’aumentare della lunghezza d’onda avremo maggiori celerità. 

Detto ciò possiamo quindi dedurre che, a maggiori dimensioni del bacino corrispondano maggiori probabilità che il moto ondoso si origini a distanze elevate dalla riva, e questo si traduce in velocità di propagazione elevate che tendono poi a generare onde di notevoli dimensioni con l’avvicinamento alle sponde del lago. 

 

Dinamica delle particelle ed interazione con il fondale (shoaling)

Una volta trattato sommariamente il processo di formazione delle onde, è idoneo soffermarsi sulla loro dinamica che varia in base alla profondità.

L’onda è solo la forma che prende la superficie del bacino ed il suo movimento non implica una traslazione di masse d’acqua, ma solo un moto delle particelle acquatiche che descrivono un’orbita circolare orientata nel senso di propagazione e posta su di un piano perpendicolare alla superficie (figura 5). 

Le particelle sottostanti a quelle superficiali compiono moti orbitali con circonferenze via via più piccole e, ad una profondità pari a circa ½ della lunghezza d’onda, l’effetto tende ad annullarsi.

La profondità λ/2 (corrispondente alla metà della lunghezza d’onda) è fondamentale per la comprensione della dinamica del moto ondoso e della sua interazione con il fondale, aspetto quest’ultimo, assolutamente incidente sull’alimentazione dei pesci.

Questa profondità, definita livello base delle onde, è quella oltre la quale l’influenza del moto ondoso non si manifesta più perché i moti orbitali scompaiono. 

Con l’avvicinamento progressivo alla riva la batimetria tende ad assumere valori inferiori ed il fondale tende naturalmente ad innalzarsi. Questo fa si che, prima o poi, il moto ondoso incontri la presenza del fondale a profondità inferiori a λ/2. 

Si verifica in questo caso il fenomeno dello shoaling: il moto delle particelle degli starti inferiori viene frenato dall’attrito generato dal fondale, il quale modifica la circonferenza delle orbite rendendole ellittiche (figura 6); queste, essendo associate ad un movimento pseudo orizzontale, a causa delle grandi velocità, riescono a spostare ingenti quantità di sedimenti.

 

Vi siete mai chiesti perché le migliori catture in questi laghi vengono spesso effettuate con vento ed onde alte?

Quando si pesca in condizioni di burrasca si riesce a distinguere ad una certa distanza dalla sponda una netta separazione di colorazione delle acque, caratterizzata da un aumento netto della torbidità man mano che si procede verso riva.

Questo effetto cromatico altro non è che il risultato della turbolenza che il moto ondoso esercita sul fondale, il quale viene interessato da fenomeni di upwelling (sollevamento) di sedimenti fini.      

Laghi come Bolsena, Bracciano, o il Trasimeno mostrano una produttività organica molto intensa.

I composti carboniosi che in questi siti vengono prodotti tendono in parte ad accumularsi sui fondali e vi rimangono sino a quando non subiscono processi di degradazione batterica anaerobica. Se prima di tale termine intervengono fenomeni perturbatori come il moto ondoso, queste sostanze non possono fare altro che rientrare in circolo nell’acqua assieme ai sedimenti sollevati, garantendo una maggiore disponibilità di sostanza organica per l’alimentazione della fauna ittica, pesci compresi.

L’incremento dell’attività nell’intera catena trofica si traduce in una maggiore concentrazione di pesci ed organismi invertebrati in prossimità della riva.

Quindi… quale migliore occasione di questa da sfruttare per noi carpisti??

Se consideriamo anche che il moto ondoso aumenta le condizioni di ossigenazione dell’acqua (a causa del passaggio dell’ossigeno dalla fase gassosa atmosferica a quella liquida), possiamo concludere che tali aree di turbolenza possono garantire catture davvero indimenticabili.

 Correnti off-shore associate all’upwelling dei nutrienti

A causa dell’interazione con il fondale, man mano che le onde procedono verso riva subiscono una modifica della loro morfologia, espressa da un aumento dell’altezza (H) ed un incremento della ripidità (H/L). Questo processo causa un’asimmetria della velocità di propagazione che da un lato aumenta in prossimità delle creste, ma dall’altro viene frenata dall’attrito a ridosso del fondale. Le conseguenze di questa dinamica sono focalizzabili in una destabilizzazione dell’onda che, una volta oltrepassato il limite di stabilità, indipendentemente dalla prossimità della riva, collassano (frangimento) dissipando l’energia trasportata dal moto ondoso.

Il flusso d’acqua diretto verso le sponde, detto on-shore, che causa il frangimento, è in parte bilanciato da un flusso opposto off-shore verso il largo (figura 9).

Infatti una volta che le onde collassano, l’acqua spostata dal frangimento tende prima a risalire la battigia e poi, tramite un flusso parallelo a riva, ad organizzarsi nelle cosiddette rip currents, correnti perpendicolari alla sponda responsabili dello spostamento di masse d’acqua off-shore. Quest’ultimo flusso si allontana dalla riva scorrendo in prossimità del fondale (proprio per questo non risulta a noi facilmente visibile) ma, una volta raggiunta la distanza alla quale l’interazione del moto ondoso con il fondale causa l’inizio del frangimento (linea dei frangenti), risale inesorabilmente.

Lungo il tragitto percorso dalla riva sino alla linea dei frangenti, queste correnti tendono a prendere in carico i sedimenti ed i composti organici ricchi in Azoto (N) e Fosforo (P) accumulati dall’energia del moto ondoso on-shore.

Se con molta attenzione riuscissimo ad individuare la distanza da riva alla quale inizia l’intenso collasso delle onde, avremmo la possibilità di sfruttare un ottimo spot, essendo questo corrispondente anche alla risalita delle rip currents cariche di materia organica. Uno spot che sicuramente non verrà trascurato dal passaggio di banchi di pesci stimolati dall’intensificarsi dei flussi trofici.

 

Riflessioni finali

Come avrete sicuramente capito, seppure questa tipologia di laghi si presentino ad occhio nudo con un’uniformità e talvolta una simmetria sorprendenti, la loro dinamica è in realtà assai complessa.

 

Le interazioni tra gli elementi in gioco (pressione, temperatura, batimetria, sedimenti organici…) possono generare una moltitudine di condizioni differenti; avere quindi delle nozioni di base da cui partire risulta, senza ombra di dubbio, fondamentale e fecondo.

 

 

Didascalie foto:

  1. Lago di Bolsena
  2. Una cattura del lago di Bolsena
  3. Origine del moto ondoso causato dall'azione del vento e delle differenze di pressione. La figura fa riferimento al mare, ma è rappresentativa anche dei grandi laghi
  4. Grandezze che descrivono il moto ondoso
  5. Moto orbitale delle particelle d’acqua e riduzione della circonferenza sino al livello base
  6. Moto orbitale delle particelle che interagiscono con il fondale (shoaling)
  7. Moto ondoso in azione
  8. Una cattura notturna del lago di Bolsena
  9. Correnti off-shore e conseguente upwelling
  10. Una cattura di Pierluigi Negri effettuata a Lac du Der-Chantecoq, risalente al 1997
  11. Lago in burrasca

 

 

 



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