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I geni della politica....ecco i lipoveni

Di Aldo Ruggeri e Matteo Bravo pubblicato il 28/04/14

Diversi mesi fa su Carponline passammo al notizia di una accordo "horribilis" che permetteva l'apertura di un canale commerciale tra Italia e....Romania basato sul pesce nostrano dei nostri fiumi. C'era di mezzo un console rumeno, qualche azienda e qualche politico messo forse con i voti acquisiti nella confezione delle patatine o per scambio di favori.

Perchè solo un politico senza la minima cultura poteva  firmare un accordo e poi sbandierarlo come un successo senza comprendere ciò che stava causando.

Quali sono i risultati di questa operazione di politica commerciale che meriterebbe un fitto lancio di uova??

In estrema sintesi; noi ci mettiamo le nostre acque, i nostri pesci e "altri" fanno soldi distruggendo ciò che non gli appartiene.

Magari ogni tanto ci scappa un regalo o un favore....Tanto in Italia si può fare tutto perché dei fiumi e dei laghi e della pesca sportiv, poco importa  è roba che da solo fastidio e poi, i pesci mica parlano. Avessero provato a farlo che ne so, con i cani randagi o con i gatti che popolano i nostri quartieri sai che "canaio" avrebbe tirato fuori un politcio a caso...che so...la Brambilla che difende anche le blatte ma non certo i èesc che non gli portano interesse e pubblicità...

La cosa drammatica è che qualche ben pensante ha anche applaudito a tutto ciò perché, significa ripulire i nostri fiumi per poi metterci (tanto paga la comunità) , altri pesci.

E magari far circolare altro denaro.

Fatta piazza pulita (si fa per dire) del pesce del basso PO ora "l'affare" si sposta risalendo le sponde e non bastavano le miglaiai di furti di motori marini messi a punto da bande di criminali rumeni e moldavi (parlano le cronache) e che hanno messo in ginocchio una intera struttura economica di rimessaggi e marine lungo il PO piacentino....no, ora arrivano altre reti ed altre distruzioni.

Ma le richieste sono arrivate (pare) anche a Corbara e lungo il Tevere, il Serchio, l'Arno e tanti altri corsi d'acqua tutti da difendere con i denti.

C'è poco da fare, serve un cambio radicale e per fortuna che esistono politci che vogliono ascoltare (in campagna elettorale perolomeno) le mille memorie proposte da Ripamonti oppure prendere visione della legge quadro MIlillo / Ripamonti per aprire un piccolo bagliore di speranza. Ma la strada da compiere è incredibile!!

Dei nuovi partiti che urlano sul cambiamento  (vedi M5S ad esempio) è mai arrivata una singolsa proposta che faccia proprie le idee della pesca ina acque interne e mare? Non ci pensano nemmeno.

Al momento esiste solo il piccolo movimento "Io Cambio" con William Carmagnola, candidato alle Europee ad avere messo la faccia in questi problemi.

William è pescatore e cacciatore e conosce il nostro ambiente per cui, almeno una voce a favore l'abbiamo!

Intanto cerchiamo di capire qualche aspetto del problema rilanciando un pezzo già apparso su COL qualche mese fa per spiegare con chi abbiamo a che fare; Chi sono i Lipoveni?
I Lipoveni abitano il delta del Danubio romeno da quando, alla fine del 1600, i loro antenati si opposero alle riforme introdotte dal patriarca Nikon alla Chiesa ortodossa russa e furono costretti a lasciare il loro Paese per fuggire alle persecuzioni. I “Vecchi Credenti”, come vengono anche chiamati, trovarono nella regione del delta un rifugio naturale per mantenere intatte le loro convinzioni religiose e le loro tradizioni di sussistenza legate alla pesca. In tutto, la comunità lipovena romena è composta da poche migliaia di persone e vive per lo più in piccoli villaggi che sorgono sulle sponde del fiume, come Sfistovca, Periprava e Mila 23.

Bisogna andare però a Tulcea, la cittadina portuale capoluogo della regione, per comprendere il conflitto che sta nascendo tra le loro usanze millenarie e le esigenze di una zona che rappresenta allo stesso tempo un’importante meta turistica e un’incredibile riserva naturale da preservare.

Per questi popoli ittiofagi la valorizzazione del territorio e la tutela ambientale è un pericolo».

La minaccia per loro, in patria è rappresentata dall’Istituto Nazionale per la Ricerca e lo Sviluppo del delta del Danubio guidato da Grigore Baboianu, che per preservare la biodiversità della zona ha dovuto limitare l’attività di pesca a determinati periodi dell’anno tramite permessi che gli stessi Lipoveni devono richiedere e pagare. «Dobbiamo riparare i danni fatti dal regime di Ceau?escu che pretendeva trasformare la regione in una zona agricola. La costruzione di dighe e il prosciugamento di intere aree ha alterato l’ecosistema in modo quasi irreversibile, per questo ora dobbiamo intervenire.

I lipoveni sanno che non stiamo facendo niente contro il reale corso della Natura che loro stessi dicono di conoscere e rispettare.

Se il delta tornerà ad essere il patrimonio di flora e fauna che era, i vantaggi saranno per tutti».
Così per preservare i pesci del Delta del Danubio pongono delle pesanti restrizioni alle loro esigenze di gettare reti e massacrare pesce.
A quel punto che succede?

Si innesca un processo politico che spinge questa etnia romena verso l’italia: dove?

A Rovigo…

http://www.rovigooggi.it/articolo/2012-03-28/fiumi-che-uniscono/#.UwWoMFKYbcu
Questa etnia si ritrova in italia già con alloggi, licenze di pesca di professione e canali commerciali già attivi per il pesce.

E’ l’anticipo di un apocalisse ambientale, perché se le loro tradizioni/azioni hanno messo in pericolo il Delta del Danubio, al punto di rendere necessario un intervento di Stato per limitarli, figuriamoci cosa accadrebbe nel Delta del Po, famoso per vigilanza inadeguata e tutela della pesca di professione.


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Commenti

Mattia R il 29/04/14
In pratica la provincia di rovigo prima stringe un gemellaggio con questi "razziatori" che depredano e svuotano i nostri fiumi, poi ci fa pagare una soprattassa giustificandola tra le altre cose con la questione del ripopolamento delle acque interne. Oltre che tartassati di tasse siamo anche umiliati dai nostri stessi organi che dovrebbero evitare proprio queste "follie". Mi dispiace ma quest'anno non andrò più a pescare in provincia di Rovigo e invito tutti i carpisti SERI a boicottare come faccio io la pesca in quella provincia... Siamo alla frutta


simone il 29/04/14
è un'apocalisse ambientale solo per pochi, ai più non gli importa niente, i politici attuali sono lo specchio della società in cui viviamo, il popolo è stolto ed ignorante e ha problemi che ritiene più gravi dei pesci che vengono ammazzati da questi "orchi dell'est". Ma bisogna, resistere, resistere e resistere, come sulla linea del Piave


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