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I veleni del PO

Di roberto pubblicato il 14/02/18

Il nome completo è acido perfluoroottanoico, ma gli addetti ai lavori lo abbreviano in Pfoa.

Si tratta di un composto chimico che rientra tra le sostanze perfluoroalchiliche,i famigerati Pfas, che tanto stanno facendo parlare di sé in questi mesi.

Uno studio finanziato e coordinato dall'università di Ferrara e condotto in collaborazione con l'università di Siena ha analizzato gli effetti dell'accumulo di questa sostanza nei tessuti di un pesce di acqua dolce, la carpa, diffuso anche nel fiume Po, dove si registra la presenza di questa molecola. 

Ed è risultato chei Pfoa "sono in grado di alterare l'espressione dei geni coinvolti nel differenziamento sessuale e nella detossificazione dei tessuti". "I risultati dell'indagine molecolare - riportano i ricercatori - hanno permesso di evidenziare per la prima volta che le dosi ambientali di Pfoa stimate nel Po possono alterare l'enzima che converte il testosterone in estrogeni negli organi riproduttivi maschili e femminili". 

"La ricerca ha utilizzato come modello di studio la carpa - ci tengono a precisare gli scienziati dell'università di Ferrara che hanno condotto lo studio - I risultati conseguiti sono dunque preliminari e necessitano di ulteriori studi per una loro validazione e impiego nell'uomo". Ma comunque "sono molto significativi perché lasciano intravedere una possibile applicazione negli esseri umani per identificare le alterazioni a carico degli ormoni sessuali e del fegato nei soggetti esposti al Pfoa, come accaduto di recente nelle provincie di Vicenza, Verona e Padova e alcuni anni fa negli Usa".


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