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I bracco del Bormida

Di La Stampa pubblicato il 18/05/18

Nei Paesi dell’Est vanno a ruba i pesci dei fiumi italiani.

Le carpe soprattutto. Non la fanno tanto lunga, altrove, sulla qualità delle acque in cui i pesci sguazzano. Il mercato tira e i mercanti cercano il prodotto che piace alla clientela. L’importazione pare avvenga senza tanti passaggi burocratici, dal pescatore (di frodo) al venditore (che non si sa se sia informato).  

In particolare, il Tanaro e,ancor più, il Bormida sarebbero fonti di approvvigionamento molto appetibili. In passato si era già intervenuti a mettere un freno al fenomeno abusivo; se c’è stato un rallentamento dell’attività, ora sembra in ripresa. Numerosi esposti sono stati recapitati ai carabinieri forestali del Nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare, forestale di Alessandria, guidato dal maresciallo Erika Profumo. Insieme ai colleghi di Casale Monferrato, l’altro giorno «abbiamo fatto un sopralluogo con un mezzo anfibio messo a disposizione dai vigili del fuoco - spiega il maresciallo -, ma non abbiamo avuto riscontri.

Probabilmente, i pescatori sono riusciti a fuggire».  

 Ma l’attività di controllo prosegue «per fronteggiare il fenomeno della pesca abusiva e il traffico internazionale del pescato». Numerosi gli interventi lungo le rive del Bormida e del Tanaro. Il metodo illecito è ben organizzato e collaudato: i pescatori abusivi calano in acqua, in verticale, una lunga rete, tesa da una sponda all’altra del fiume ,creando una barriera contro cui finiscono i pesci che, poi, vengono tirati a riva (piacciono molto le carpe, ma si porta via anche il resto). «Il pescato viene sviscerato sul posto (qualche residuo si è trovato), poi caricato su camion refrigeranti parcheggiati nelle vicinanze e trasportato nel paese d’origine» spiega il maresciallo. In Romania, in particolare, sarebbero molto ghiotti di pesce italiano di fiume. Le famose carpe del Bormida o del Tanaro. E dire che qui, in loco, quasi nessuno se le fila più.


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