Tecnica

Hot Spot Part.3

Di Rudy Croce pubblicato il 13/05/12

a nostra tecnica si basa su quattro fondamenti e in funzione dei quali la nostra sessione di pesca può rivelarsi un successo o un insuccesso:

1)La ricerca delle carpe

2)La Pasturazione

3)L’esca

4)Il Terminale

Il primo secondo il mio punto di vista è il più importante, anche se alcune volte viene snobbato o perlomeno dato per scontato in base alle proprie esperienze.
La ricerca delle carpe, ovvero il luogo dove effettuare la pasturazione preventiva, posizionarsi in pesca o depositare un terminale, è funzione di molte variabili.

             
               “L’ambiente dove si riparano”

Ovunque decidiate di affrontare una nuova sessione,sulle sponde di un grande lago,così come in riva ad una cava o di un fiume, è utile soffermarsi qualche minuto ad osservare le sponde e quanto avviene lungo le rive.
Di recente ho visto molti carpisti arrivare presso un nuovo spot, scendere dalla macchina, preparare barca, eco e mettersi a cercare ore su ore come pazzi l’ostacolo o il gradino che possa aiutare ad un buon risultato finale.
Prima della ricerca in acqua infatti c’è la ricerca fuori dall’acqua!
E’ utile osservare il contorno delle sponde, il tipo di terreno presente sulla sponda e la sua ripidezza.
Analizzando questi elementi avremmo già un’idea abbastanza precisa di ciò che troveremo sott’acqua.
La presenza di immissari o la vegetazione delle sponde sono variabili che possono farci scegliere per una determinata postazione piuttosto che per un’altra.
Anche la presenza di uccelli a caccia di pesce bianco, “ad esempio cormorani” ci fa capire che in quella zona vi è presenza di pesciolame, quindi di cibo e quindi anche di carpe.
Una volta osservato ciò che avviene fuori dall’acqua siamo capaci di scartare a priori zone in cui in quella stagione o in quel momento la pesca si rivelerebbe improduttiva.
Con l’utilizzo di una imbarcazione possiamo raggiungere spot a noi inarrivabili con il solo utilizzo della canna, infatti il suo scopo principale nel nostro campo è per lo più, per la cala delle nostre lenze oltre all’utilizzo per il trasbordo e per la posa di un Marker.

                      “Quale scegliere”

Ne esistono di svariate tipologie, da quelle ripiegabili a quelle rigide fino ad arrivare al mio preferito “il Gommone”.
Prima di recarsi in un determinato spot a noi sconosciuto, bisogna informarsi agli organi competenti se l’utilizzo di essa è consentito, per non incorrere a sanzioni o al ritiro immediato dell’attrezzatura.
Come prima cosa dobbiamo essere provvisti di un “SALVAGENTE” il quale in caso di ribaltamento ci consentirà di rimanere a galla e cercare di tornare il prima possibile a riva, munirsi di un ecoscandaglio e se possibile di un motore elettrico la quale in caso di forte vento ci consentirà di muoverci agevolmente nella cala e nel ritorno verso riva.
La mia scelta principale cade sui Gommoni da una misura che varia tra i 2,70mt ai 3,20mt in base alle acque che vado ad affrontare.
Questa scelta è dovuta in base alle mie ultime uscite, visto il poco tempo a disposizione e le piccole acque da me affrontate enormi barche risulterebbero controproducenti sia per la fase di montaggio e sia per l’enorme massa immessa in acqua che causerebbe una ulteriore fase in cui il pesce diventerebbe ancor più sospettoso.
Il fondo deve essere sempre o con paioli in legno o con fondo rigido in alluminio, la quale ci consentirà di appoggiare la batteria del nostro motore senza nessun problema e senza nessun rischio di perdite d’acido che andrebbero a causare seri danni al nostro scafo..

Ne esistono due tipi:

1) Fondo piatto

2) Chiglia pneumatica

Quello che però fa più al nostro caso è quello con chiglia pneumatica, infatti ci aiuterà molto quando il vento è forte ma soprattutto quando ci troveremo a ridosso di ostacoli o vicino a canneti grazie alla forma cosiddetta a “V” della chiglia ci consentirà una migliore manovrabilità ed una maggiore reattività in ogni piccolo movimento del nostro motore o remi.

  “L’ecoscandaglio”

Dopo aver trovato uno spot a noi gradito ed effettuato se possibile una pasturazione preventiva, cerchiamo di conoscere meglio un nostro potenziale alleato che ci permetterà di scovare tutto ciò che si trova al di sotto della superficie.
Nel menù del nostro Eco troviamo le varie regolazioni ma quelle che serviranno a noi in particolare saranno quelle della :

-“GRAY LINE”

-“SENSIBILITA’

-“FISH ID”

LA GRAY LINE
 
La Gray Line (non greyline) altro non è che la linea di demarcazione tra fondo e liquido.
Questa funzione dipinge di grigio gli oggetti che rimandano segnali più forti di un livello prestabilito.
 Questo permette di distinguere la differenza tra un fondo duro ed uno morbido, pesci grandi o pesci piccoli, oppure rocce e cespugli sul fondo.
Un fondo morbido rimanda un segnale più debole che provoca una linea strettissima o addirittura assente.
Un fondo duro rimanda un segnale forte che genera una linea grigia ampia.
La Gray Line oltre alla funzione auto-regolazione permette una regolazione manuale, solo che costringe ad interventi continui al variare della profondità.
Per cui è consigliabile lasciarla in auto durante la perlustrazione veloce e provare a regolarla in manuale durante lo stazionamento su di un punto ben determinato.
Ti permetterà di cogliere particolari come pesci vicini a delle strutture del fondo altrimenti invisibili..

LA SENSIBILITA’

La funzione sensibilità ci permette di leggere i minimi dettagli, come pesci, alghe, sassi ecc.. Quando si regola tale funzione si aumenta la potenza degli impulsi sonori che il trasduttore spara per sondare il fondale.
Si può accedere al menù dello strumento e effettuarla manualmente, fino a raggiungere una lettura accuratissima di quello che in quel momento si trova proprio sotto la nostra barca.

FISH ID

La funzione Fish ID non è altro che un  sistema di elaborazione e rappresentazione delle immagini che disegna sullo schermo icone, in base a determinate condizioni sul segnale di ritorno, eliminando di fatto disturbi della superficie e nell'acqua.

Una volta effettuate le varie regolazione possiamo incominciare a scandagliare il nostro spot cercando ogni piccolo particolare come sassi,legnaie o qualsiasi altra cosa che il nostro eco ci segnalerà, da qui cominceremo ad effettuare dei veri e propri cerchi con il nostro gommone attorno al punto da noi scelto.
Questo infatti ci permetterà di leggere dalle varie visuali cosa realmente c’è al di sotto del nostro spot, trovato un punto dove la Gray Line risulterà molto marcata e risulterà ingombra da ostacoli che potrebbero essere da intralcio nella nostra azione di pesca è li che caleremo la nostra lenza.
Sicuramente in questo periodo per lo più cercheremo dei veri e propri scalini in quanto ora le nostre amiche carpe andranno a scaldarsi nelle prime luci del sole.
I “Platò” faranno al caso nostro e saranno sicuramente un punto certo di passaggio.
Ci sono varie tipologie per la cala del nostro terminale, una da me molto adottata in questo periodo dato che ancora non sono fiorite le alghe è la cala con l’anti ritorno del mulinello,sicura e molto veloce.
Basterà alzarsi in piedi, aprire l’anti ritorno del mulinello e muovere leggermente la canna verso destra finché il nostro terminale si poserà per terra, tirandola leggermente e spiombandola sentiremo una piccola trazione con dei movimenti veloci del cimino in caso di ghiaia o fondale duro,una forte trazione ed un movimento lento del cimino in caso di fango o deposito di alghe in putrefazione.

 “Esche e Terminali”

Prima di preparare i nostri terminali dovremo venire a conoscenza se in quel determinato spot vi è molto alimento naturale e se il “PH” dell’acqua è neutro o acido.
Nello specifico andremo a constatare se lungo le sponde da noi scelte vi è la presenza di cozze, chioccioline o gamberi in base alla loro presenza o meno sceglieremo una esca ricca di proteine e a grana grossa o una esca scarica a grana molto.
Decisi della nostra Pallina andremo a costruire il nostro terminale che verrà assemblato in base al fondale che troveremo nello spot precedentemente scelto da noi, nel mio caso con molta presenza di fango ed alghe in putrefazione opto per la stragrande maggioranza di volte un “COMBI LINK”,costruito con un Fluoro Carbon da 25lb ed uno spezzone di trecciato da 35lb lungo circa 3cm, andremo ad effettuare un nodo Grinner a 3 spire che unirà il nostro Fluoro con il Trecciato, la lunghezza varierà di molto in base a dove poseremo la nostra lenza.
L’uso dei Bait Dip da me è molto consigliato con un ph neutro se lo spot che andremo a battere sarà con acqua limpida e ricco di erbai.
Per una buona riuscita e per una ottimale interpretazione esistono in commercio delle vere e proprie attrezzature per la pesca dalla barca che andremo a scoprire nel mio prossimo articolo dove spiegheremo la pesca a LONG RANGE e precisamente la pesca nei laghi Vulcanici “BOLSENA” dove tre cari amici “ARMANDO TIBERI,GIGI BIAGIOLA e ALESSANDRO MORUCCI” mi ospiteranno per una vera e propria battuta a long range ed alla ricerca delle grosse carpe che abitano questi splendidi bacini del centro Italia….


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