Tecnica

Hard Water Carp Tecnics

Di Maurizio Cavallotti pubblicato il 14/11/16

Hard Waters Carp Tecnics

 

Acque infestate da gamberi, tartarughe e pesci distruttori

Infiniti erbai

Acque scarsamente popolate

Acque sottoposte a forte pressione di pesca

Sono acque in cui nuotano  esemplari da record !!!

 

Tutte queste sono  caratteristiche che, prese singolarmente o peggio ancora unite, scoraggiano la maggior parte dei carpisti, i quali affrontando un lago o un fiume  reputato  “difficile” decidono di mollare perché,  dopo una sequenza più o meno lunga di cappotti  o di piccole catture, decidono di cambiare direzione prematuramente  indirizzandosi verso destinazioni  più semplici, non riuscendo a realizzare che al giorno d’oggi, è la costanza, la tecnica e la qualità delle esche utilizzate a fare la differenza tra una sequenza di catture veramente impressionanti e una sonora sconfitta.

Personalmente quando mi pongo degli obbiettivi importanti, ritengo sia fondamentale effettuare un’accurata operazione di indagine per cercare di ottenere la maggior quantità di informazioni possibili, ricerca di informazioni non solo intesa come ricerca sul campo, effettuando una serie di sopralluoghi nelle varie stagioni dell’anno, ma ricerca anche sfruttando la potenza della rete, imparando a consultare i social o i vari siti web che ci sembrano più attendibili, con il tempo e la pazienza impareremo a selezionare le informazioni che realmente possono esserci utili scartando a priori le bufale.

Per farvi un esempio vi assicuro che per me’ è assolutamente normale allungare il tragitto di rientro a casa dopo una sessione di pesca, facendo coincidere le soste con le future destinazioni, oppure dedicare ogni giorno qualche ora alla ricerca di informazioni in rete sottraendole alle già poche ore di sonno.

 

In conclusione bisogna riuscire ad ottenere la maggior quantità di informazioni attendibili sulla destinazione che ci siamo prefissati e che possiamo così riassumere :

 

La reale e documentata presenza di esemplari da record.

Il periodo stagionale in cui vengono catturati.

La presenza di aree infestate dalle erbe.

La presenza di pesci o altri distruttori.

La tipologia di esche utilizzate.

La topografia dei fondali.

 

Ottenute queste informazioni fondamentali, la prima parte del lavoro è fatta, adesso manca solo di effettuare quanti più sopralluoghi possibili per riuscire ad ottenere le informazioni direttamente sul campo, cercando di ottenerle parlando con i carpisti che frequentano assiduamente il posto, cercando di individuare le zone di stazionamento delle grosse carpe osservando i loro salti o gli eventuali movimenti della superficie dell’acqua utilizzando un buon binocolo e gli occhiali polarizzati, scartando a priori le posizioni più comode e facilmente accessibili, in quanto di norma sono le più frequentate e disturbate, oppure cercando di identificare le zone e i periodi stagionali in cui sono state effettuate le catture di grosse dimensioni osservando attentamente le fotografie che le ritraggono,  tentando di riconoscere le porzioni di lago dai dettagli,  come ad esempio il profilo delle montagne circostanti, la presenza o meno di erbai, di canneti, di foglie sugli alberi, osservando il loro colore si riesce a risalire al periodo stagionale in cui sono state scattate, etc.,  etc. , dobbiamo ricercare tutto ciò che ci può essere utile per indirizzarci verso la parte giusta del lago e nel periodo stagionale corretto.

 

In fase di pesca, se è concesso l’utilizzo di una imbarcazione è tutto molto più semplice, basta un buon ecoscandaglio, un batiscopio, e tanta voglia di remare … ma se non è concessa … pazienza, ci sono altri modi per ottenere tutte le informazioni necessarie …

 

Ad esempio, una volta individuato il punto di maggior interesse, possiamo sondare la zona che abbiamo di fronte effettuando un’accurata operazione di “plumbing” con una canna munita di un piombo e un grosso galleggiante, per conoscere con precisione la profondità e la morfologia del fondale su cui andremo a posizionare la nostra  pasturazione.

 

A questo punto ci troviamo di fronte ad un bivio, dobbiamo decidere come impostare la sessione di pesca, dobbiamo scegliere se pescare in un solo punto molto ristretto giocandoci il tutto per tutto con una ricerca specifica oppure selezionare tre punti molto distanti tra loro effettuando una ricerca ad ampio raggio.

 

Sia che si scelga l’uno o l’altro tipo di pesca dobbiamo rammentare che, le carpe che vivono in questo tipo di ambienti pressati, di norma sono piuttosto “selettive” preferendo nettamente le piccole pasturazioni molto concentrate rispetto a quelle sparse e dispersive.

 

Il mio approccio di pesca in questo tipo di acque varia a seconda delle informazioni che nel tempo sono riuscito a recuperare, ma una volta individuato il punto adatto, il più delle volte consiste nel:

 

Lanciare il marker nella direzione e distanza voluta, facendolo affiorare in superficie nella posizione desiderata, dopo aver appoggiato la canna a terra prendo i riferimenti utili osservando conformazione della sponda opposta per poter rilanciare sempre nella stessa direzione.

 

A questo punto prendo la canna da spod e ne lancio uno carico di pellet  appena oltre il marker, lo  recupero fino a quando raggiunge il marker  galleggiante e clippo il filo sotto la clip della bobina del mulinello….

 

Da ora in poi sarò in grado di rilanciare all’infinito pasturando sempre nella stessa direzione e distanza.

 

Per ottenere la stessa precisione con la canna da pesca è molto semplice, basta posizionare 2 picchetti lunghi  50 cm circa alla distanza di 4 o 5 metri l’uno dall’altro, avvolgerci il filo della canna da spomb fino a quando non si raggiunge la clip, contando il numero di giri che vengono effettuati  e moltiplicandoli per la distanza tra i 2 picchetti, avremo l’esatta distanza di pesca.

 

Ripetendo l’operazione con le nostre canne innescate e “clippando” il filo nella bobina al termine del conteggio delle spire effettuate tra i picchetti,  saremo in grado di rilanciare sempre nella stessa direzione e distanza con precisione, centrando in pieno la zona pasturata.

 

Mi raccomando, ricordiamoci togliere il filo da sotto la clip immediatamente dopo il lancio e prima di appoggiare le canne sui buzz bar, altrimenti in caso di una fulminea partenza, si rischiano brutte sorprese…

 

In funzione di come intendo impostare la pescata, decido come e dove pasturare …

 

Se decido di pescare in un solo punto, cerco di creare sul fondo una zona di alimentazione che imiti, per quanto possibile,  la disposizione dell’alimento naturale sul fondo, praticamente cerco di creare una zona,  più o meno circolare con un diametro di circa  5 o 6  mt composta da due anelli concentrici con una densità di pastura differente.

 

Per spiegarmi meglio…..

Una volta posizionato il marker  nel punto esatto in cui voglio pescare, lo uso come centro delle mia circonferenza ideale, all’interno della quale vado a distribuire la mia pasturazione composta in prevalenza da boilies associate ad un misto di pellets, canapa e tigernuts, cercando di formare un’area con una maggiore concentrazione di pastura in prossimità del marker e un anello esterno a quest’ultima con una quantità di pastura minore.

 

A questo punto avremo ottenuto due zone concentriche con densità di pastura molto differenti.

 

Come innesco consiglio di utilizzare solo boilies estremamente dure tipo hard hook baits destinate a resistere a lungo in acqua anche se sottoposte ai continui attacchi di gamberi e pesce gatti, l’importante è che siano di ottima qualità e uguali a quelle usate per la pasturazione, senza alcun “trattamento “ particolare,  ma se decidiamo di farlo, assicuriamoci di trattare anche le boilies che useremo per la pasturazione.

In caso di presenza di tartarughe … beh li c’è poco da fare si sostituiscono gli inneschi tradizionali con esche finte aromatizzate in quanto nessun altro innesco è in grado di resistere alle loro attenzioni.

 

In fase di pesca, sia che si utilizzi una imbarcazione, sia che si peschi a lancio, lanceremo o caleremo la prima canna, quella centrale, posizionando il nostro innesco esattamente al centro della zona pasturata, quella con la maggiore concentrazione di pastura.

Con la seconda canna, quella di destra (o sinistra), posizioneremo il nostro innesco esattamente all’interno dell’anello con la densità di pastura inferiore.

Con la terza canna, quella di sinistra (o destra), posizioneremo il nostro innesco ad un paio di metri di distanza, fuori dalla zona pasturata.

 

Questa tecnica, ripetuta nel tempo, ci darà la possibilità di verificare che tipo di approccio hanno le carpe nei confronti delle nostre esche in quanto, se le catture avverranno nella zona centrale, quella con la densità di pastura maggiore, si avrà un approccio privo di sospetti, le carpe si alimentano sulle nostre esche con molta confidenza …

Se le catture avverranno nella zona esterna a quella centrale, quella con una densità di pastura media, si avrà un approccio cauto, la carpe iniziano a nutrire dei  sospetti rispetto ai tappeti di pasturazione, perché la pressione di pesca inizia a farsi sentire …

Se le catture avverranno nella zona periferica a quella pasturata, si avrà un approccio particolarmente cauto, indice di una forte sospettosità delle carpe conseguente alla forte pressione di pesca.

 

Se invece decidiamo di effettuare  una pesca di ricerca ad ampio raggio,  basta selezionare tre punti molto distanti tra loro, utilizzando uno schema in scala ridotta di quello descritto in precedenza, basterà pasturare i tre punti individuati cercando di posizionare la prima canna al centro della prima pasturazione, la seconda canna sul limitare della seconda e la terza canna esterna alla terza pasturazione.

 

Questo schema di pesca e pasturazione è quello che adotto quando affronto nuove acque e mi ha consentito di effettuare delle ottime catture in acque reputate “difficili”.

 

By Maurizio Cavallotti Team CCMoore Italia

Per maggiori informazioni sulle esche utilizzate

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