Tecnica

Hair lungo, per carpe difficili

Di Amarante Alessandro pubblicato il 15/07/12

Noi carpisti sappiamo molto bene che la semplicità dei terminali è la vera è propria arma vincente, abbiamo imparato infatti che le soluzioni migliori, quelle più catturanti, sono quelle più comuni è facili da realizzare. Spesso torneremo a impiegare le prime presentazioni, che abbiamo imparato a realizzare, quelle che ci portarono nel magico mondo del carpfishing e che ancora oggi mostrano tutta la loro efficacia nella maggior parte degli ambiente che andremo ad affrontare. Detto questo mi sembra doveroso dire che, non sempre affronteremo situazioni facili, visto che esistono alcune situazioni dove pur impiegando i sistemi comuni, non riusciremo a sfruttare al massimo le potenzialità del settore, trasformando le nostre sessioni in un inesorabile fallimento. Infatti in alcuni spot la metodologia classica si dimostra inefficiente o poco proficua, questo a causa di tanti fattori primo tra tutti la pressione di pesca, che in alcuni spot ha raggiunto livelli astronomici vedendo puntualmente una massiccia presenza di carpisti sulle sponde, che affrontano lo spot tutti allo stesso modo.

Il racconto che seguirà in quest' articolo è del tutto personale, ma sta a dimostrare come in alcuni spot le carpe si siano evolute, al punto, da riuscire ad evitare la boilie da innesco, riuscendo a razziare tutte le altre da pasturazione.

Tutto cominciò qualche mese fà, quando un mio amico, carpista di vecchia data mi propose una sessione di 3 giorni su un lago molto pressato, dove all' interno vi vive una discreta popolazione di carpe, che stando hai racconti erano diventate talmente astute che la loro cattura stava diventando sempre più occasionale e i cappotti, anche di diversi giorni erano ormai un abituè del posto. Accettai subito di calare le lenze in quel bacino, visto che l' idea di confrontarmi con delle carpe sospettose e scaltre eccitava la mia voglia di provare, tanto che la data della partenza fu fissata a breve. Il giorno della partenza arrivò velocemente, tanto che io non avevo ancora preparato una strategia precisa, pensavo di non averne bisogno, dato che quando frequentavo quel bacino non ricordavo una tale difficoltà di pesca, certo, non era un spot facile ma con l'ausilio di un imbarcazione ero riuscito quasi sempre ad immortalare davanti all' obbiettivo della mia digitale qualche bel pesce.

Arrivati sul posto incrociammo alcuni carpisti che proprio in quel momento stavano iniziando a smontare il campo siccome la loro sessione era giunta al termine, concludendosi con risultati a dir poco imbarazzanti solo una carpa di media taglia in 5 giorni di pesca con sei canne lanciate in acqua giorno e notte. Certo quell' incontro non caricò il mio stato d'animo, ma mi rassicurava la cosa che non erano in possesso di un imbarcazione e quindi avevo accreditato l'esisto negativo della sessione al fatto che al lancio non erano riusciti a raggiungere gli hot spot del bacino. Salutammo gli sfortunati angler , e ci avviammo verso la nostra postazione, non fù difficile individuarla dato che, era una delle poche ad essere ancora libera, in quel momento pensai di essere fortunato visto che conoscevo bene le caratteristiche del fondale che mi trovavo di fronte. Iniziammo fin da subito a preparare il campo, ricordo che per velocizzare i tempi, io e il mio compagno di pesca decidemmo di dividerci in compiti. Lui infatti iniziò a montare la tenda e a mescolare alcuni mix di sfarinati, mentre, io misi in acqua il gommone e una volta armato di tutte le strumentazioni necessarie iniziai a scandagliare i paraggi della mia postazione alla ricerca di qualcosa, che potesse catturare la mia attenzione. Dopo alcune decine di minuti posizionai tutti i segnalini, la cosa non mi fù difficile siccome il fondale non era ben diverso da quello che ricordavo io. I miei vecchi hot spot erano rimasti intatti, uguali anche se era ormai passato diverso tempo, ed erano proprio su quegli spot che avevo deciso di tentare il successo.

Arrivato a riva mi resi subito conto che quella sessione non sarebbe stata facile visto, il continuo transito di imbarcazioni che costantemente pattugliavano gli inneschi e in alcuni casi vi pasturavano nelle prossimità, insospettendo ancor di più le diffidenti baffute del bacino. Staccai lo sguardo dal lago concentrandomi solo sulla mia sessione, raggiunsi velocemente il mio compagno di pesca che nel frattempo vagava nella scelta della boilies che doveva innescare, arrivando a rovesciare letteralmente il suo borsone per avere una panoramica completa del suo armamentario di aromi. Dopo una piccola discussione decidemmo di optare per boilies che avessero una percentuale di pesce  al loro interno, arrivando a concentrare le nostre attenzioni su una boilie che avesse tali proprietà, consigliai di utilizzare le esche prodotte e distribuite dall’ azienda con la quale collaboro come tester e promoter, visto che ero sicuro sulle qualità delle farine che le componevano. Velocemente armammo le canne, e una dopo l’altra iniziammo a calarle in prossimità dei segnalini che avevo precedentemente posizionato. Poche manciate di boilies circondavano i nostri inneschi visto che la massiccia presenza di carpisti mi faceva pensare che sicuramente anche il mio spot aveva ancora delle esche sul fondo, lasciate li dai carpisti che avevano precedentemente occupato la nostra postazione,  vari sacchetti di plastica e rifiuti in genere  lasciati sulla sponda ne erano la prova, avrei sicuramente preferito non vederli. Concluse le fasi di routine, cenammo velocemente e nonostante l’ orario fosse prematuro decidemmo di metterci in tenda per riposare, visto che pensavamo che arrivata la notte avremmo dormito poco visto che le possibilità che qualche carpa aspirasse uno dei nostri inneschi era tutt’ alto che scarsa. Inverosibilmente la serata, e gran parte della notte era passata senza sentire nemmeno una partenza solo alcuni singoli bip vennero emessi dalle centraline, così lievi da non vedere nemmeno necessario il controllo delle canne. Passata la notte, mi svegliai alle prime luci dell’ alba per controllare i miei terminali, salito in barca mi recai in prossimità del primo segnalino che si trovava nei pressi di un erbaio a poche decine di metri dalla riva.

Arrivato sul posto notai una grossa specchi che lasciava il mio settore, non sembrava affatto preoccupata dalla mia presenza tanto da non aumentare nemmeno di poco la sua scodinzolata tra i fondali. Fù proprio in quell’ attimo che feci una scoperta che mi lasciò per alcuni minuti senza parole, infatti il mio spot era stato letteralmente ripulito di tutte le boilies da pastura, ne erano rimaste solo alcune che si trovavano nei pressi del mio innesco che ovviamente era rimasto intatto, come se agli occhi delle carpe fosse stato perfettamente invisibile. Tornai a riva e recuperai frettolosamente e in modo nervoso la canna, pensando a quale errore avessi commesso, tanto grave da rendere il mio inganno totalmente inutile. Iniziai ad esaminare il terminale, cercavo affannosamente di scoprire l’ errore ma non notavo nulla che non andava, tutto era stato fatto come sempre, i nodi, l’amo, la boilie e le loro rispettive distanze erano ai miei occhi perfette, ma soprattutto uguali a quelle che avevo usato l’ ultima volta nel bacino. Arrivai alla conclusione che non ero io ad aver sbagliato qualcosa, ma erano semplicemente le carpe ad essere cambiate, come se avessero imparato a riconoscere la boilie da innesco manco le avessero studiate tra i banchi di scuola. Non sapevo davvero come fare per uscire da quella situazione, mi sentivo come se il mio bagaglio d’ esperienza fosse svanito, sommerso dai miei tanti punti interrogativi. D’ altro canto non potevo di certo gettare al vento quell’ opportunità, dovevo trovare il modo per ingannare nuovamente quei ciprinidi che spesso, molto spesso, erano finite nei guadini dei carpisti, tanto da imparare ad evitarli. Il mio unico indizio erano quei singoli bep che avevo
sentito durante la notte, avevo  escluso la possibilità che qualche pesce fosse riuscito a intercettare la mia treccia visto che grazie ai tendilenza era perfettamente distesa sul fondo. Il problema era il terminale, ed era come se le carpe avessero ispezionato con cura l’ innesco e una volta accorte dell’ inganno fossero riuscite senza tanti problemi ad espellerlo, facendo emettere ben pochi segnali alla mia centralina.

Dovevo riuscire ad eludere i sospetti dei ciprinidi, portandole a saggiare più a fondo il mio innesco, sperando che una volta accorte dell’ inganno fosse ormai troppo tardi per espellerlo senza rimanervi allamate. Decisi così di apportare alcune modifiche tecniche ai miei terminali…

Per prima cosa decisi di ridurre drasticamente la lunghezza dei miei terminali portandoli ad una lunghezza massima di 15-20 centimetri. La seconda variazione venne fatta sull’ amo e sulla boilie, infatti la misura di entrambi diminuì di molto nella speranza di rendere il rig leggero e impercettibile una volta aspirato. L’ ultima modifica, forse quella più importante era stata fatta sulla lunghezza del capello dei miei rig, decisi infatti di allungarne la distanza dalla boilie, forzando la carpa ad aspirarla più a fondo, e prima di accorgersi dell’ inganno, rimanervi allamata, grazie all’azione di autoferrata, che avveniva in minor tempo visto che la distanza tra l’amo e il piombo era notevolmente inferiore rispetto allo standard.

A questo calai nuovamente le canne nei medesimi punti, e iniziai l’ attesa. Ero sicuro sulle modiche tecniche da me apportate ma sapevo che in quel caso solo una partenza avrebbe potuto darmi ragione.

FINE PRIMA PARTE


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Commenti

Antonio catcher il 22/07/12
Hey hey hanno tolto le foto dei terminali sbagliati,dai erano divertenti quasi comike perkè non lasciarle???


Marco il 21/07/12
Alessandro ho letto questo e altri tuoi articoli,purtroppo penso che la critica debba essere costruttiva e che voi che scrivete su questa rivists dovete accettarla.Ti dirò quindi come la penso.dalle immagini sembri un ragazzo giovane,forse troppo per riuscire a parlare di carpfishing e a insegnare a chi come me e altri che leggono solo per curiosità e amore per la pesca gli articoli pubblicati.Non so che fai o quanto peschi ma non credo francamente che tu puoi venire a dire che i rig fotografati sono ferranti,sono costruiti male basta ammetterlo e non nasconderti dietro mille parole che poi vogliono dire davvero poco,forse proprio quel poco che in realtà vorrsti insegnare.Pesco da 30 anni suonati e sinceramente leggendo questo e atri tuoi articoli trovo quasi assurdo che chi legge i tuoi articoli li reputi validi al punto di pubblicarli.Se il tuo ragionamento avesse un senso tutti i rig dovrebbero uscire verso l'esterno(cosa che va contro alle regole elementari)e invece in una foto sono tutti sbagliati,mentre in un'altra con medesimo innesco uno solo è corretto.ho l'imptressione che dedichi davvero poco tempo alla realizzazione dei terminali,perciò parlane pure se te lo fanno fare ma magari prima informati e leggi qualcosa dato che spero tu sappia che ferrare una carpa sul labbro superiore può causare ferite gravi. Non ha senso ciò che scrivi,un pò di logica e coerenza sarebbero gradite...senza offesa,è quello che penso.Tutti scrivono cose talvolta strane e bizzarre,questo non vuol dire però stravolgere le regole base,questo articolo non è scritto da uno che sa quello che scrive tutto qui.


Francesco il 18/07/12
Secondo me è piu una questione che la carpa un po tarda ci casca.. Io personalmente ho provato ad utilizzare inneschi con con l'uscita del filo verso l'esterno..e non per un giorno..ma per diversi mesi...xò le partenze e le carpe portate a riva non erano molte.. Sicuramente riproverò magari quando sarò in difficoltà proprio come te


Amarante Alessandro il 15/07/12
Salve Francesco, ero sicuro che parlare di questi inneschi alternativi avrebbe fatto storcere il naso a qualcuno "giustamente" visto che vengono stravolte alcune delle regole classiche nella costruzione di rig. Posso assicurarti che riescono a ferrare, se noti nella prima foto solo un rig su cinque presenta il nodo rivolto verso l' amo. Anche a questo c' è un perchè visto che ho potuto constatare direttamente sul "CAMPO" che invertire l'uscita del nodo verso l'esterno, porta un ritardo della rotazione dell' amo, ma non ne annulla assolutamente le qualità catturanti. Sono terminali nati per colpire in situazioni particolari, e diversi sono i sistemi con i quali potremmo far centro. In Italia ma soprattutto in Europa, ci sono angler che pescano regolarmente con ami molto piccoli e vi associano boilies da 22 mm. utilizzando anche inneschi tripli. Osservando con occhio critico questa fascia di terminali, non riusciremo mai a vederne le qualità catturanti, iniziamo a utilizzarli direttamente in pesca, e magari dopo, ripeto solamente dopo, potremmo arrivare a giudizi sulle qualità catturanti di tali presentazioni.


Francesco il 15/07/12
si ma scusate un attimo ma come fanno a ferrare quei rig li?hanno il nodo senza nodo storto?il filo non dovrebbe uscire all'interno dell'amo e non all'esterno..bah


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