Boilies E Mix

Granaglie, un esca intramontabile

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 13/08/19

 

 

 Le varie granaglie, tra cui posiziono il mais al primo posto, sono una delle esche più amate da chi pesca carpe ma, tra le meno sfruttate da chi pratica il carp fishing. I carpisti sembrano amare smodatamente il mais e le granaglie come pastura ma assai meno, come esca privilegiando sempre le boilies nelle varie forme.

Eppure, il mais in primis ma, decine di altre granaglie in seconda battuta, rappresentano una fonte inesauribile di sorprese per chi cerca la carpa.

 Una delle esperienze più salienti avute recentemente, mi ha  portato a riutilizzare fortemente queste esche che, tutto sommato, non sono mia uscite dai miei personali favori. Si trattava di un corso d’acqua importante, molto ricco di carpe e con una grossa percentuale di esemplari attorno ai 10 – 13 chilogrammi sottoposti ad una bassissima pressione di pesca ma, una enorme quantità di cibo naturale.

La presenza di tanti ostacoli sul fondo, garantisce una azione di pesca produttiva anche in piena luce solare e le sessioni notturne sono praticamente inesistenti poiché la zona è tristemente frequentata da persone non gradite alla maggioranza dei cittadini italiani .

Le speranze di impostare una campagna di pasturazione positiva erano davvero al minimo poiché alcune delle poche piazzole disponibile erano meta di pesca di alcuni di altri pescatori per cui, pasturare con molti chilogrammi di boilies per non poter pescare se non sporadicamente, mi aveva sempre molto limitato. 

D’altra parte, la forte presenza di cibo naturale mi indiceva a pensare che le boilies avrebbero faticato parecchio ad essere accettate per cui, l’unica soluzione era data dalle granaglie e una tecnica di pesca basata sul method e forte pasturazione mista a sfarinati. 

Ebbene, con il mais ho catturato per le prime 6 uscite di pesca mentre la canna con le boilies ha dormito sonni tranquilli, contribuendo al risultato finale solo alla quarta giornata di pesca e dopo aver raccolto decine di cavedani maxi. Il risultato finale parla chiaro;  9-2 a favore del mais. Abbastanza da far riflettere!

 

Quali sono.

Le granaglie utilizzabili sono oltre 50 anche se quelle che solitamente usiamo con continuità sono; mais,ceci,tiger nuts, fave, canapa, fioccato di mais.

 Poi vi sono le miscele miste che a mio giudizio rappresentano una pasturazione eccezionale perché costano pochissimo, sono acquistabili in grandi quantitativi e ci garantiscono una riuscita pressoché sicura. Il tappeto di granaglie serve a costituire una nuova zona di alimentazione che fermi il passaggio delle carpe durante i loro spostamenti. Per questo, una buona dose di piccole granaglie miste (avena, canapa, niger, ardizzone etc) crea quelle che i britannici chiamano “food preoccupation” ovvero una crescente attenzione del pesce verso il cibo al punto da fargli cadere i freni inibitori portandolo a mangiare con foga. Questo è l’obbiettivo che ci prefiggiamo “durante” la sessione di pesca mentre, le granaglie hanno anche uno scopo “precedente” alla sessione ovvero, quello di preparare la zona di pesca. Le granaglie sono infatti la pastura per eccellenza quando si tratta di preparare il terreno di lavoro per poi aprire il campo alle boilies in un secondo momento. La teoria vuole che la presenza di granaglie in un luogo nuovo (senza pesca) abbia l’effetto di formare una zona di alimentazione e abbia risultati, nelle nostre acque, assai migliori di quelle che potremmo ottenere usando le boilies dal primo momento. In molte occasioni ho verificato come le prime catture in un posto nuovo di zecca arrivassero sempre e solo sulle granaglie mentre le boilies apparivano assai poco efficaci. Questo mi porta quindi a pensare quante volte il fallimento delle prime uscite sia stato causato dall’esclusivo uso di boilies, di fatto, ignorate dalle carpe. Quante volte un posto nuovo avrebbe cominciato ad essere produttivo dalla prima sessione (che segue almeno 3 – 4 pasturazioni) se avessi usato mais o tiger nuts al posto delle “palline colorate”?

 Altro aspetto da non sottovalutare è invece l’impiego delle granaglie  come esca in quei luoghi in cui la pressione di pesca con le boilies è elevata. Faccio l’esempio del Turano dove ho avuto una sessione di pesca positiva come numero e dimensioni mentre tanti altrui appassionati stavano praticamente “sbiancando” a poche centinaia di metri di distanza. Tutti stavano usando boilies sia sull’hair rig che nella pasturazione e credo che, dato il numero di pescatori presenti, le carpe avessero individuato nella presenza di questa esca, un pericolo permanente tale da evitare la zona. Le granaglie, posate in acqua in moderate quantità e solo attorno all’innesco sono invece riuscite nel compito di bloccare qualche carpa in giro e portarla a mangiare. 

 

Preparazione.

Le granaglie devono essere messe in ammollo per qualche giorno in un secchio pieno di acqua che copra per almeno 3 o 4 centimetri le nostre esche. Poiché quasi tutta verrà assorbita, ogni giorno dovremo rimettere acqua per mantenerle sempre bagnate e quindi, dopo almeno 48 ore, possiamo procedere alla bollitura per non più di 20 minuti. A questo punto saranno pronte all’uso senza alcun rischio. L’acqua di bollitura non dovrà essere gettata poiché ricca di estratti naturali del mais oppure, di una sorta di succo assai efficace come attirante nel caso di impiego di tiger nts o della meravigliosa canapa. Quest’ultima , durante la fase di bollitura tende ad aprirsi ed estrarre un piccolo germe bianco che segnala come la nostra esca sia pronta all’uso. La canapa, ben poco usata è il migliore attrattore naturale che si conosca poiché crea in pochissimo tempo delle perfette condizioni di frenesia alimentare.

 

Come pasturare.

Credo che esistano molti modi parte dei quali prevedano l’impiego della barca per poter distribuire meglio le granaglie. Sono ovviamente d’accordo ma, la barca non è un accessorio di cui tutti possano disporre a piacere e mi crea un certo nervosismo suggerire questa tecnica a giovani amici che magari non sanno ancora nuotare bene oppure, non impiegano il salvagente. Meglio allora affidarsi ad altri metodi altrettanto validi anche se non adatti a chi pesca a lunghissima distanza. 

Il primo metodo è quello di surgelare qualche chilogrammo di granaglie in bicchieri di carta che, danno vita ad una piccola “bomba” facile da lanciare anche a buona distanza. Facile e perfettamente funzionale anche se richiede un freezer “autorizzato” a questo genere di operazioni da parte delle varie mamme, mogli, amanti e conviventi varie.

Molto più facile affidarsi ad un bait racket/ spomb ovvero ad un “bussolotto” in plastica che possiamo caricare anche di 200 grammi di granaglie e che si lancia a ottima distanza quando canne potenti ed affidabili. Non sto dicendo di acquistare canne apposite che esistono con il nome di spod rod  e che sono pessime canne da surfcasting pesante di qualche anno fa. Acquistare una canna per lanciare le granaglie mi sembra francamente un lusso incomprensibile ma, ognuno è libero di fare ciò che vuole! Per i nostri scopi basta ed avanza un canna da 3 libbre abbondanti su cui dovremo avere la cura di montare un robusto (quello si che è obbligatorio), shock leader che sia minimo dello 060mm. Solo in questo modo potremo lanciare con forza il bait rocket deponendolo anche a oltre 80 metri. Poiché la pasturazione richiede sempre qualche giornata di lavoro, con un po’ di pazienza riusciremo a lanciare in acqua molti chilogrammi di granaglie miste compiendo un eccellente lavoro e costringendoci ad osservare per lungo tempo l’acqua in cui pescheremo.

Come innescare.

Le granaglie si innescano esattamente come le boilies ovvero, lungo il “capello” mediante un ago da innesco. Che poi si desideri alleggerirle con l’uso di una schiuma galleggiante (rig foam) oppure si preferisca tenere l’esca poggiata sul fondo, questo è assai poco importante visto che saranno i risultati a suggerirci la via migliore. Chi scrive può soltanto generalizzare è questo spesso non serve, altrimenti avrei da tempo trovato il modo per non sbagliare battuta di pesca. E questo di solito non accade purtroppo. E’ importante però scegliere un amo adeguato al peso ed alle dimensioni dell’innesco che stiamo usando. Un amo dell’1 o del 2 spesso NON ha alcun senso mentre, trovo che un 4 o un 6 siano assolutamente in grado di ferrare la più grande delle carpe.

Anche la forma dell’amo non è determinante anche se per tradizione, un amo con il gambo leggermente più lungo appare favorito.  Identico il trattamento se inneschiamo le magnifiche Tiger Nuts che per la loro forma, sono spesso delle piccole boilies quasi rotonde. Anche in questo caso, la scelta è quella di innescare una doppia poggiata sul fondo oppure ricorrere ad una pallina di sughero per sollevarle e offrirle nella versione “popup”. La scelta è data dai gusti personali e dalle esigenze del settore di pesca per cui, se esistono le condizioni (erbe, fondale molliccio) possiamo tenerle staccate sul fondo altrimenti, le lasciamo poggiate insieme alla pasturazione.

Una soluzione interessante è comunque data dalle imitazioni in plastica sia del mais che delle tiger nuts che, sono talmente ben fatte da essere identiche all’originale!

Possono sostituire le esche naturaliu oppure possono esse re usate accoppiate anzi, è spesso una strategia vincente in molte acque dove il singolo chicco di mais finto accoppiato con un singolo “vero” è una arma di terribile efficacia che va usata tutte le volte che abbiamo l’impressione di avere carpe svogliate e “timide”.


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