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Giornata ecologica Nazionale di CFI

Di Mauro Saraceno pubblicato il 22/04/14

Giornata Ecologica Nazionale C.F.I.

4^ edizione – Lago di Endine, 8.3.2014

 

 Le Sedi periferiche di CFI:

  • Team Carpfishing Rudiano 55
  • CFI Carpfever Team Casalmaggiore 6
  • Carpfishing Endine 139
  • Carpfishing Team Franciacorta 192

 Con:

  • Gruppo pescatori sportivi lago di Endine
  • Pescadur de Berghem
  • Comitato Pescatori Lago di Endine

 

 

Lascio casa alle sei e mezza, mi ci vuole un'ora per arrivare al punto di ritrovo, la Casa del Pescatore sul

lago di Endine, la nostra base per oggi. Non ne ho nemmeno tanta voglia, ma mi sono deciso per una sorta

di senso del dovere: verso il lago e verso la mia Sezione CFI 55, Rudiano, visto che per motivi di lavoro

non la frequento più da alcuni mesi.

Ma strada facendo prendo coscienza di qualcos'altro. Mentre guido mi sento via via meno dubbioso e sono

contento, in realtà, di aver voluto partecipare; e prima che l'autostrada finisca so che la ragione vera è lei, la

natura. Lei, che mi ha ospitato tante volte e mi ha regalato tanti momenti della mia vita, a pesca e non, che

ha sempre saputo dirmi qualcosa e si è sempre lasciata amare, non importa se nella campagna poco fuori

città o nel mezzo di grandi montagne, a lei devo pur qualcosa.

Non è il carpfishing che mi sta portando lì oggi, penso con una parte di me mentre un'altra guida, ed

un'altra ancora ascolta un assolo di basso; non è nemmeno il desiderio di rendersi comunque utile come

cittadino, una volta ogni tanto. Non è l'”opporsi” a chi se ne frega di sporcare, inquinare, rovinare, non sono

in guerra.

Sento, invece, che sto andando a rendere omaggio alla bellezza della natura. Sento che vorrei trattarla come

tale, questa bellezza, darle la cura e l'amore che si merita perchè non è mia, non è fatta da me, non è un mio

diritto e non appartiene a nessuno, ma esiste e come tale la amo. Allora verrò da te, oggi, assieme ad altri

che spero mi siano compagni in questo modo di sentire, che ne parlino o meno, e ti pulirò, come può fare

uno che davanti ad un po' di polvere sui piedi di una statua greca tira fuori il fazzoletto, e li spolvera.

Arrivo al lago vincendo il desiderio di fermarmi a prendere il caffè, ce ne sarà bene di tempo per farlo sul

posto; ci sono già i primi poi in poco tempo arriveranno tutti. Saremo alla fine una ventina, o poco più. Io

non conosco molta gente, ma non fa nulla, sono tranquillo e mi piace essere lì, ad entrare e uscire dal bar;

qualche minuto ad ascoltare i discorsi degli altri, poi fuori a guardare il lago.

Bello, il lago, nonostante manchi ancora molto del verde sulle rive; anche qui, dove il freddo dell'inverno

picchia duro di solito, ai primi di Marzo sembra già primavera. Si fa fatica in realtà a capire, non è arrivato

l'inverno quest'anno, c'è stato solo un lunghissimo autunno. E adesso, che stagione è? Sull'asfalto c'è già

qualche rana spiaccicata e l'acqua non scende sotto i 7 gradi. Ci diranno di aver già visto una carpa

aggirarsi sotto riva, una reginotta evidentemente insonne. Ai primi di Marzo... non va bene così, penso, non

va bene anche se uno splendido sole mette fine ad ogni domanda.

Valerio si assume l'onere di coordinarci in piccole squadre, assegnarci il tratto di sponda su cui lavorare,

dirci dove lasciare i sacchi di spazzatura raccolta. E Paolo... sento qualcuno chiedergli dove ha pescato

ultimamente, lui risponde qualcosa, ma io penso “dove puoi aver pescato, Paolo? Ti spendi sempre per noi,

passi da una iniziativa all'altra, finisci di organizzarne una ed una nuova subito arriva, e tutto questo con un

lavoro che ti porta anche lontano da casa, dove potresti aver pescato?”. Ma lui è felice di essere di nuovo lì,

in riva al “suo” lago, non gli basta certo la Maratona che oggi è uno dei momenti più belli del carpfishing in

Italia, ma che non ci sarebbe probabilmnente mai stata se non per lui...

La zona dove mi trovo a lavorare è il tratto a nord-ovest del perimetro del lago, fra la Punta e la Filanda.

Col carrellino ci spostiamo lungo la passeggiata e con i sacchi neri in mano perlustriamo i prati ed i canneti

come dei cani da tartufo. Quando il sacco è bello pieno lo si carica sul carrellino, poi lasceremo il tutto nei

punti convenuti perchè venga prelevato e portato in discarica. Poche cose con sé, i guanti in lattice, una

borraccia ed una macchina fotografica. E pazienza, di quella ce ne vuole molta perchè i rifiuti non sono

sempre in bella vista, bisogna anche cercarli....

Da questa parte hanno tagliato i canneti e nel farlo li hanno ripuliti, si vede; per noi è tutto più facile così.

Dalla parte opposta del lago le canne sono quasi ovunque alte e fitte; ci racconteranno poi che arrivando sul

posto sembra di trovarlo pulito, poi infilando lo sguardo fra le canne si scopre di tutto... per fortuna un paio

di loro hanno gli stivali a tutta gamba e possono avanzare fra acqua, fango e canne in qualche modo. A me

fa sorridere 'sta cosa, il sorriso di chi non capisce: uno non ci pensa nemmeno a portarsi a casa la sua

stramaledetta lattina, no, però si prende la briga di schiacciarla e poi farle fare un bel volo fra le canne,

oplà, così non si vede ed io sono a posto.... mi era già successo, alle Torbiere, ma non è che il constatarlo di

nuovo mi faccia capire meglio secondo quali meccanismi certe menti umane lavorano.

Le cartine di caramella sono centinaia, così come i fazzolettini, e sono una perfidia. Tu pensi di aver finito,

solo un'ultima occhiata, ed eccola lì, la cartina fedifraga che tentava di nascondersi. Ma cosa costerebbe...

lascio cadere la domanda, tanto non c'è risposta.

Danno molta più soddisfazione le bottiglie di plastica da un litro e mezzo, meglio ancora quelle di birra,

possibilmente intere; quelle sì che sono un trofeo ambito. Vederne una irraggiungibile fra i rovi fa

dispiacere per il non riuscire a prenderla, forse dovrebbe farci arrabbiare il pensiero di chi ce la ficca ad

arte. Meglio delle cartine di caramella sono anche i sacchetti di plastica fradici che fanno ormai quasi

tutt'uno con il fango, ma non per questo vengono risparmiati. Sedie rotte, magari con sopra in bella vista il

nome della patria lontana, bidoni di plastica, copertoni e pezzi di materasso potrebbero essere i pezzi più

pregiati, ma qui il non capire diventa totale, ma come, questa è roba che si vede, mica potete nascondela...

Qualcuno dei passanti sulla passeggiata ci fa i complimenti, a volte con un tono di incredulità. Poi tira

innanzi e dopo ciquanta metri butta per terra la cartina della Golia... no, scherzo.

Vigliacca quanta gente fuma le Chesterfield. Si potrebbe fare una classifica, seconde le MS, molto

distanziate le Marlboro, penso mentre ne scopro qua e là, ben nascoste sotto una siepe. I guanti fanno un

caldo bestia alle mani.

Mi fermo qui e là a respirare il lago. Una grossa bollata, no, è solo un uccello; fuori dalle canne tagliate

vedo bene le corone di alghe, bruno scure, poi solo il verde un po' fangoso dell'acqua. Cerco un spot, calare

lì sotto... no, Mauro, sarà per un'altra volta.

Qui abbiamo finito, di roba ce n'era (bello è che ne siamo soddisfatti, sarebbe stato meglio in realtà aver

sprecato tempo per non trovare niente); lasciamo i 6-7 sacchi pieni, le sponde di divano, il bidone di platica

ed il bottiglione di spumante per Valerio che passerà a prenderli, e ce ne torniamo alla macchina col

carrellino. Sulla strada del ritorno alla base ci fermiamo alla Catena dove nel frattempo sono confluiti quasi

tutti; in riva al lago troneggia il furgone di Valerio stracarico di sacchi, quintali di roba strappata ai canneti

che l'avrebbero custodita forse per sempre. Scherziamo e ridiamo, ci fotografiamo, eppure non c'è nessuna

fierezza in noi; siamo contenti di essere qui, ma al fondo resta una constatazione amara. Adesso il lago è

pulito, fino a quando? Ci sono altri volontari che si danno da fare nel corso dell'anno, ma nonostante ciò

non è mai finita. Ignoranza, superficialità? Non so, ci abbiamo filosofeggiato sopra tante volte ma poi ci

arrendiamo sempre, confessandoci di non capire. Andiamo alla base.

E' l'ora dell'aperitivo, ora fa caldo. Una tv locale intervista Paolo: che invidia, vorrei tanto avere io un

microfono sotto il naso... “ mi chiamo Cominelli Paolo”, fa lui, ma non è uno show man, un minuto e

mezzo e l'intervista è finita.

Ciao ragazzi, alcuni di voi spero di non dover aspettare la prossima Giornata per incontrarli di nuovo.

Adesso si ricomincia con la nuova stagione, sempre in gamba, mi raccomando.

Vado alla macchina e mi sorprendo a contare qualche cartina di caramella per terra.


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