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Flying carp; di chi é la colpa?

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 28/11/17

E’ l’argomento del giorno dopo la pubblicazione di un video che ha attirato l’attenzione di molti. Ma l’argomento è noto da almeno 15 anni ovvero sin da quando venne creato il logo No Fly Carp e un movimento che ha avuto momenti di furore ed altri in cui è apparso seguire l’onda assai più drammatica del bracconaggio industriale. 

Le due cose hanno forti connotazioni perché in ambo i casi lo spostamento del pesce in modo illegale è comune sia se avviene seguendo regole vecchie e bisunte della tradizione nazionale sia, se sono gli stessi pescatori ad alimentarla.

Diciamo come stanno le cose; i carpisti o meglio, una parte deviata di essi, sono responsabili delle Flying Carp perché lo hanno creato sia direttamente che, indirettamente.

Direttamente perché per anni hanno sposato carpe da acque libere verso quelle chiuse (private o a pagamento). 

Ricordo ad esempio che molte carpe del lago dell’EUR furono trasportate nel lago del Grillo appena fuori Roma….oppure che molte carpe del lago ex Minzolini provengono da immissioni illegali  senza alcun controllo.

Queste operazioni furono compiute da carpisti. 

E’ anche vero che ci sono mille casi inversi di pesce che dai laghetti a pagamento sono state introdotte in acque libere; io stesso immisi carpe nel Tevere oltre 40 anni fa dopo averle prese in un laghetto sul GRA….oltre aile trote letteralmente rubate dagli allevamenti nella zona del Sile a Treviso. 

Ma erano ben altri tempi, non ci si rendeva minimamente conto di ciò che si faceva in termini di rischio per la trasmissione di virus. 

I fiumi erano sani e gli stock ittici erano forti e enormi. Ma è altra storia.

Vi son poi gli spostamenti a pagamento operati acquistando carpe da professionisti o bracconieri e questo fenomeno è la vera fonte di alimentazione dello spostamento illegale visto che gli allevamenti producono carpe ma di taglie mediamente non apprezzate dai carpisti che invece reclamano la “big”. 

Questa è la complicità indiretta del nostro mondo al fenomeno delle Flying, c’è poco da dire. 

I carpisti reclamano carpe grandi, anzi grandissime e i titolari dei laghi le cercano e le trovano non importa da dove vengono. 

Già basterebbe bloccare questa incessante richiesta e tornare alla pesca com’era fino a qualche anno fa, per chiudere un canale commerciale che difficilmente si blocca da solo.

Ci si mettono poi le immagini di carpe enormi in mano ad angler di varia esperienza a fomentare questa corsa al finto oro perché, certe over 30 valgono quanto una 10 chilogrammi presa in un fiume di questo dobbiamo esserne certi se vogliamo accordarci al concetto assolutamente sbagliato che andiamo a pesca per fare una foto per i social.

Ma questo concetto è sbagliato in modo radicale ed ha trasformato il carpfishing in una parata di attrezzature spesso assolutamente inutili e nei fenomeni da baraccone che si vedono sui social dove non conta la conoscenza tecnica, l’esperienza e il sapere ma, una carpa in mano. Non è che all’estero sia molto diverso, anche questo va detto.

La battaglia contro le flying carp non è guerra contro i laghi a pagamento e verifico che questo concetto sta finalmente venendo condiviso perché ci sono titolari che rifiutano in modo assoluto l’introduzione di carpe aliene nelle loro acque ma è contro la disonestà di coloro che mettono anche a repentaglio le proprie acque immettendo esemplari di provenienza illecita. 

La cosa immensamente positiva è nella attenzione che oramai si è rivolta verso queste operazioni, sempre più spesso filmate e che raramente fuggono alla presenza di un telefonino che filma la scena e fa partire la giusta richiesta di spiegazioni. 

L’attenzione deve rimanere alta e chiedere le fatture e come vengono spostati i pesci mi pare assolutamente legittimo così come è legittimo inserire certe acque che non rispondono alle domande, in una black list di acque che dovremmo sempre evitare.

Ma altrettanto si deve essere attenti a non costruire Fake News basate sul sentito dire perché creano situazioni imbarazzanti per le quali potrebbero rimetterci tutti.

Mi riferisco ad una serie di post in cui si affermava che il titolare di un lago portasse via le carpe dall'Austria per immetterle nelle sue acque.

Se provato, sarebbe un gesto INDEGNO e SCHIFOSO ma prima di scrivere post servono PROVE CONCRETE perché il rischio assolutamente vivo che, a fronte di una notizia basata su voci, gli austriaci chiudano la pesca al carpfishing nelle loro acque a noi italiani.

Abbiamo già sperimentato a Bled cosa significa l'idiozia di pochissimi e anche in Austria in talune acque non vogliono più l'uso della barca per calare le lenze perché abbiamo disturbato altri appassionati di pesca.

Non facciamoci del male da soli solo per fare dispetto a qualcuno...

Chiaro che esistono molti laghi assolutamente virtuosi e senza fare torto a nessuno ne voglio citare alcuni perché in essi ho personalmente pescato; Granieri di Franco Ducci autentico patrimonio per tutti noi perché le carpe sono indigene, stanno crescendo in modo perfetto in un ambiente che dovrà essere tutelato e protetto da qualsiasi possibile speculazione. Parco del Brenta di Antonio Pettenuzzo perché lui le carpe le fa crescere in un laghetto parallelo ed applica regole rigide e professionali e I Laghi di Cortebassa che dimostrano con i fatti che una gestione attenta, precisa degli ambienti e del pesce crea una situazione di pesca meravigliosa.

Tanti altri ne esitono e questo è l'esempio che dovrebbe essere seguito.

Poi sta a noi decidere di boicottare quei lagi che con la nostra pesca hanno assai poco ache fare perché noi rifiutiamo ogni forma di illegalità. IN questo dobbiamo rimanere molto uniti.


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