Carp Fishing Italia

Fiume Arno e la ricomparsa della Carpa Ragina

Di Marco Rogai pubblicato il 24/06/19

Fiume Arno e la ricomparsa della Carpa Regina.

20 anni or sono, con gli amici il fiume della nostra città Firenze ci regalava grandi gioie.
Non sentivamo il bisogno di allontanarci era ricco di pesci autoctoni e ci regala anche 
diverse catture inaspettate di Big.
Non solo di Carpe Regine ma anche di Carassi, Barbi, Cavedani qualche Lucio Perca e 
perché no? Anche qualche bel pesce gatto ci faceva piacere, era il nostro parco giochi.
Poi qualche anno dopo, ero già ragazzetto, l’arrivo del famigerato Siluro “la cui leggenda
a noi era giunta da pescatori andati a provare spot nell’Arno del Pisano” e con lui le prime 
catture.
I primi pensieri di noi ragazzetti furono positivi, allargò i nostri orizzonti sulla pesca visto
che non l’avevamo mai visto, che rispondeva a molti tipi di innesco e soprattutto si prestava
a diversi tipi di pesca visto che si interessava anche a esche sintetiche per la felicità degli
amanti dello spinning.
Tutto andò bene anzi molto bene per qualche anno, pescavamo solo siluri, felici di farlo e
divertiti dalle dure lotte contro il pesce che non si staccava mai.
Fino a che una mattina in garage controllando l’attrezzatura con un mio compare di 
pescate ci passa per la testa di tornare insieme a un vecchio spot “caldo” sul nostro fiume 
per goderci una bella giornata a caccia di carpe.
Quello che ci successe ci lasciò a bocca aperta, 0 pesci in 8 ore circa di sessione, smontiamo
con calma pensando di avere avuto sfortuna “tanta” ma solo quella e che ci saremmo
rifatti il giorno dopo visto che la pasturazione fatta oggi magari avrebbe smosso un po’ le 
acque, niente neanche il secondo giorno, 0 il terzo e pure il quarto: impossibile!!!
Andiamo allora a informarci da un vecchio amico nostro fornitore ufficiale di attrezzatura da
pesca al suo negozietto su cosa sta accadendo e la risposta ci fa ridere e piangere allo 
stesso tempo,
Noi: ciao caro come va? Senti ma le carpe hanno cambiato gusti in Arno?
Lui: ma cosa andate cercando le carpe in Arno……e l’ha mangiate tutte i Siluri….a un mio amico
e gl’hanno mangiato anche il cane che faceva il bagno.
Abbandonammo malgrado i nostri hot spot e ci dirigemmo altrove per cercare le carpe 
lasciando il nostro amato fiume ai Siluri.
Passano gli anni, da un paio a questa parte avevo sentito parlare in giro di una eventuale pulizia
di un tratto di Arno dai Siluri, più precisamente il tratto dal ponte Amerigo Vespucci fino alla
passerella del quartiere Isolotto che attraversa il fiume per raggiungere il parco delle Cascine
sulla riva del fiume e da un paio di settimane sono venuto a sapere che hanno finalmente finito
che il tratto è stato classificato cat. C catch no kill dalla Venatoria.
Allora prendo la mia attrezzatura e dopo qualche giorno sono li sul mio vecchio spot, il tempo
è molto variabile, nuvole sparse lasciano avvolte trapelare un sole ancora forte le temperature
sono un po’ basse ma in acqua ancora siamo appena sotto i 10 ° e decido di provarci.
Piazzo due canne a fondo con boiles da 22mm alla fragola dippate alla fragola posate una più
al centro del corso del fiume e una più vicina alla sponda opposta dove la corrente è più lenta,
con la fionda tiro qualche boiles da 14mm li intorno per spargere un po’ di aromi nelle semifredde
acque dell’Arno dopodiché parte l’attesa.
Passano circa tre ore e tutto tace…..tra me e me penso a chi me lo abbia fatto fare….non faccio
neanche a tempo a finire di pensare la frase nella mia testa, che la canna posata a ridosso della
sponda opposta parte.
Vengo così catapultato in un piccolo ma da non disdegnare combattimento e poco dopo arriva
a guadino una bella carpetta che peserà un 2 kg, non la peso.
Il cuore mi batte forte, come quando a 10 anni catturai la mia prima carpa, proprio qui nello stesso
punto, nello stesso hot spot abbandonato da tanto tempo…..20 anni dopo batte ancora più forte,
spinto anche dalla felicità e dalla incredulità di questa cattura.
Dippo la boile e lancio cercando di riposare l’esca nei pressi della prima cattura, passano circa 
40 minuti e parte di nuovo la canna posata più a ridosso della riva, ferro deciso ma questa volta 
in comportamento è  diverso la canna non balzella sotto le zuccate del pesce ma si piega e 
resta li per un tempo che a me è sembrato talmente tanto da pensare di avere incagliato, ad un 
tratto la lenza inizia a correre prendo un respiro di sollievo e inizia la lotta. 
Il pesce questa volta sembra avere una mole interessante, dopo un po’ la porto verso di me e
vedo spuntare da l’acqua una bella bocca rosa, un’altra, due boccate d’aria altre due piccole
ripartenze ma alla fine entra nel guado una bella carpa di 7,2 kg questa volta la peso incuriosito
dalla sua mole.
Sto esplodendo di gioia, mi tornano in mente ricordi sepolti dal tempo, giornate di pesca in 
compagnia dei miei compari…..chi sa se fossero qui con me cosa direbbero? Una cosa è sicura:
mi direbbero di lanciare cosa aspetto?
Quindi Dippo e con un lancio riposiziono l’esca li nei paraggi del primo lancio.
Dopo un’ora che tutto tace è la canna posata al centro del corso a partire, parte forte e decisa,
ferro, ma sono subito costretto ad aprire un po’ la frizione a causa dei colpi che il mio avversario
sta assestando alla lenza, la lasciò correre, in bobina ho circa 150 metri di un filo del 40,
se davvero è grande come penso e percepisco dai sui movimenti meglio che si stanchi un po‘
più distante dalla riva, lottiamo per 10 minuti finalmente la vedo e bellissima longilinea e di un 
colore quasi argenteo, entra nel guadino, per modo di dire, più della metà del pesce resta fuori, 
adesso capisco anche perché tirava come un treno si è allamata sulla guancia.
Peso la creatura dagli assurdi baffi, dalla straordinaria lunghezza e dal peso di ben 12 kg,
autoscatto la libero, dippo e rilancio.
Oramai si sta facendo tardi sono circa le 15 e 30, inizia a farsi sentire il freddo e il vento che 
sferza non aiuta, non mi aspetto molto altro, inizio a rimettere le mie cose, lasciando per ultime
canne, pod e guadino.
Sono distratto dal riordinare e mettere via, quasi non sento la canna posata al centro da neanche
mezz’ora che riparte, corro assesto una bella ferrata e parte la lotta, all’altro capo sull’amo un 
splendida Carpa Regina da 9 kg.
Ebbene si signori e signore, amanti del carpfisshing e non, l’Arno sta lentamente tornando a 
essere il fiume di un tempo, venite a Firenze a pescare e a godere di questo splendido fiume.
Ringrazio chi ha reso possibile tutto questo, cioè permettere ai pescatori Fiorentini e non di 
tornare a pescare sulle rive dell’Arno cittadino.
                                                                                                                           Marco Rogai.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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