Boilies E Mix

Fattore PH

Di Andrea Zanchin pubblicato il 22/01/12

Ph è un’abbreviazione che deriva dal latino “pundus Hydrogenii” e che italianizzando significa “potenziale di idrogeno”. In altre parole, il pH non è latro che la misura del contenuto di acido nell’acqua che dipende principalmente dalla concentrazione di ioni di idrogeno, e dalla loro attività, in tale sostanza liquida.

L’IMPORTANZA DEL pH
In un ecosistema acquatico, il valore del pH è una caratteristica importante delle acque, in quanto influenza la crescita e la riproduzione degli organismi che fanno parte di tale sistema. Valori di pH alti oppure eccessivamente bassi, influenzano l’attività degli enzimi cellulari e di conseguenza influenzano il ciclo vitale di tali organismi.
Nelle acque dolci, il valore di pH considerato ottimale è compreso tra valori di 6,5 e 8,2, tuttavia, anche all’interno di un ambiente isolato, uno specifico valore non può essere considerato costante durante tutto il corso dell’anno. Ciò è dovuto alla gran moltitudine di agenti esterni ed interni a tale sistema che intervengono direttamente a modificare la composizione della massa d’acqua e di conseguenza contribuiscono alla variazione dei valori di pH. Tra i fattori esterni al sistema acquatico possiamo inserire le piogge (in particolar modo quelle acide), scarichi industriali piuttosto che fertilizzanti agricoli, mentre tra i fattori interni, particolare interesse rivestono la composizione del fondale, la fotosintesi della flora acquatica, la presenza di micro-fauna e le sostanze che i pesci rilasciano in acqua al termine del processo digestivo. Come si può intuire da tutto questo, un fiume o un canale, soprattutto se molto lungo, risente in maniera più marcata delle fluttuazioni del pH proprio perché esposto alla quasi totalità di questi agenti, mentre un ambiente più chiuso, come per esempio una vecchia cava (che ha già raggiunto il suo eco-equilibrio), sarà quasi immune da questo cambiamento.

PERCHE’ PARLIAMO DI pH NEL CARPFISHING?
La questione pH nella nostra tecnica ha sempre suscitato particolare interesse in quanto è direttamente legato alla morfologia della carpa e alle sue sensazioni. Mi spiego meglio… Tutti i pesci riescono a percepire la bontà o meno della massa d’acqua circostante rilevandone il pH, ma in particolare la carpa grazie alle cosiddette “linee di pH”, presenti lungo i fianchi, riesce a captare in maniera più marcata e sensibile questo parametro che riveste per lei un ruolo  fondamentale. Grazie infatti a questi recettori e grazie ai barbigli, la carpa riesce ad associare ad un particolare valore di pH o ad una sua variazione, una fonte di cibo piuttosto che un pericolo o la presenza di altri pesci nella zona circostante.
Da tutto questo si evince che, nel momento in cui immergeremo la nostra esca in acqua, andremo a creare nell’intorno di tale esca una variazione più o meno forte di pH, variazione che sarà tanto più forte quanto più alta sarà la differenza di pH tra la massa d’acqua e l’esca stessa. Il concetto di “intorno”, poi, è da considerarsi molto generico e dipende da molti fattori, tra cui l’ambiente acquatico in cui immergeremo la nostra esca (lago con acqua ferma oppure fiume con acqua corrente) e l’aroma, o meglio il solvente, che andremo ad utilizzare. Nello specifico il comportamento dei solventi sarà il seguente:

  • Olio: in acqua tende a galleggiare e quindi a risalire in superficie. La sua diffusione sarà quindi orientata in senso verticale e, con acqua ad alte temperature, è portato a dividersi in tante piccole goccioline. Al contrario, in acque a bassa temperatura, tende a solidificarsi e a rimanere “attaccato” alla boilie.
  • Alcol: tende ad espandersi in tutte le direzioni come a creare una sorta di sfera aromatica intorno alla boilie. Al contrario dell’olio, non è influenzato dalla temperatura dell’acqua perciò è indicato anche nel periodo invernale.
  • Glicole: è sicuramente il solvente più conosciuto e più diffuso in quanto riconosciuto come il più universale dei diluenti. La sua azione è molto simile a quella dell’alcol anche se tende in maniera più marcata a restare nei bassi strati del fondale  anziché risalire.

ALCUNE TEORIE SUL pH
Da quanto detto precedentemente, si intuisce che l’ambito attorno cui ruotal’argomento pH, è il pianeta esche e più nello specifico, la ricerca dell’esca perfetta. In linea generale, una boilie commerciale può considerarsi leggermente basica (pH leggermente superiore a 7), tuttavia anchequesta affermazione è da prendersi con le pinze perché molto dipende dagli ingredienti di tale pallina e dagli aromi utilizzati.Alla luce di questo, in acque molto ricche di vegetazione e micro-fauna o in laghi con fondali di origine calcarea, dove il pH della massa d’acqua è molto alto, una boilie tradizionale perde un po’ la sua efficacia in quanto non riesce a creare un contrasto tale da suscitare l’interesse delle carpe. In questi casi è meglio utilizzare un’esca più povera e quindi leggermente acida (pH inferiore a 7), senza tuttavia rinunciare troppo agli ingredienti fondamentali onde evitare di creare un eccessivo contrasto che avrebbe come risultato un effetto inverso a quello desiderato. Totalmente diversa è la situazione in acque leggermente acide, in cui le boilies ready-made si dimostrano sempre catturanti.
Gli ambienti che sono considerati di più difficile interpretazione sono quelli con pH medio (compreso tra 7,2 e 7,8) nei quali, per riuscire a creare una differenza sostanziale di pH, si deve ricorrere ad esche o estremamente cariche o estremamente povere. Da esperienze e test personali sono giunto alla conclusione che queste teorie sulla boilie e sul pH sono senza dubbio veritiere da un punto di vistaprettamente chimico e biologico, tuttavia applicate alla realtà della pesca incontrano una serie di fattori che possono modificarle anche radicalmente.

L’ambiente in cui ci troviamo, le condizioni meteorologiche, la stagione in corso, la qualità delle esche e dei prodotti usati,  sono solo alcuni di questi aspetti, a cui se ne andranno ad aggiungere altri direttamente legati alla pasturazione e alla strategia di pesca. E’ inoltre fondamentale ricordare che la variazione del pH si creerà nelle più immediate vicinanze dell’esca e non potrà quindi essere captata dal pesce a centinaia di metri di distanza. Considerando inoltre le possibili fluttuazioni del pH della massa d’acqua, anche nel breve periodo, risulta impensabile realizzare una boilie, dedicata ad uno specifico spot, da utilizzarsi durante tutto il corso dell’anno, soprattutto se studiata unicamente in base a questo fattore.

 


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