Il fattore PH

di GUIDO CAMPOPIANO pubblicato il 27/06/16

E’ da tempo che pratico il carpfishing e da subito ho sempre cercato di creare le esche che uso in maniera autonoma. Durante i miei primi approcci non sono mai riuscito a capire l’importanza del ph e le ed alcuni articoli ed informazioni che leggevo sui vari forum non mi hanno mai aiutato anzi, mi hanno spesso lasciato perplesso, creando solo caos nella mia mente, andando ad aumentare dubbi e confusione a chi come me era alle prime armi nel self made, purtroppo molti perdono le loro speranze dopo aver letto c

ommenti ed interpretazioni di difficile comprensione, e spesso contribuiscono a creare falsi miti privi di logica. E’ un dispiacere perché con il passare del tempo ho capito come questo argomento se ben compreso, possa regalare delle informazioni importanti tale da offrire un ragionamento più razionale e completo sull’argomento.  Va evidenziato che ciò non significa che non si catturi, ma vuole essere solo un ausilio che affini la nostra tecnica e conoscenza in materia di self made, per avere dei risultati migliori e probabilmente più veloci nelle nostre uscite di pesca.

La cosa che più mi lascia perplesso e che molti angler che conosco prima della sessione non hanno mai fatto riferimento all’argomento che stiamo trattando, il PH appunto, ma hanno sempre dato importanza ad altri fattori per l’organizzazione dell’uscita di pesca.

E’ un aspetto che viene molto trascurato dagli angler ma non dalle aziende che producono esche, e di conseguenza aromi, che siamo amanti del self o no, il merito delle nostre catture va anche alle aziende che producono questi prodotti, i quali sono studiati in base al ph delle nostre acque.

Quando parliamo di PH dobbiamo comprendere che è un elemento che ci permette di misurare il grado di acidità o basicità dell’acqua, la scala del ph va dal valore 1 al valore 14, dove 7 è il denominato valore neutro, i valori inferiori al 7 verranno denominate acque acide i valori superiori al 7 saranno denominate basiche. Il valore entro il quale una carpa riesce a sopravvivere è dal 5 al 9, tutte le nostre acque, o meglio tutti i bacini che noi angler affronteremo avranno un ph che varia tra il 6.5 ed il 8.5.

In ogni acqua che frequento porto sempre con me un kit di misurazione del ph, quelli che vengono utilizzati per gli acquari, essi mi permettono di fare una verifica sul ph dell’acqua abbastanza precisa, e posso dichiarare che tutte le acque come ad esempio il lago di castel gandolfo, il lago di scandarello, il lago di bolsena, sono considerati basici, e la loro misurazione si aggira intorno al 7.8, c’è da dire che la misurazione che viene effettuata da noi  è relativa al campione di acqua preso dalla riva che varia rispetto a quello del fondale, quindi abbiamo una precisione relativa a quel punto dove è stato prelevato il campione che può variare anche di molto in relazione alla profondità, in quanto la stratificazione dell’acqua crea degli strati con temperature diverse, questi strati che non sono altro che delle masse d’acqua sono i diretti responsabili della variazione del ph tra la superficie ed il fondale, ma la variazione del ph può essere dovuta anche ad altri spetti come sedimenti, erbai che andando in decomposizione creano una zona priva di ossigeno e pertanto diventa talmente acida che vi sarà una elevata differenza rispetto ad altre zone, un modo per rendersi conto di questi posti è ad esempio quando la nostra boiles puzza di melma anche dopo poche ore, bene in questo caso cambiamo spot subito perchè quel punto è talmente tanto acido da non permettere alle carpe di alimentarsi.

Dopo aver parlato di fondale parliamo dell’esche e di come il ph va ad interessare  le nostre boiles, partiamo col dire che qualsiasi liquido inserito all’interno della nostra esca e quindi nell’impasto, il proprio ph rimane assolutamente inalterato, gli aromi e tutti gli altri additivi di forma liquida sono studiati per diffondere le loro caratteristiche in modo attrattivo una volta giunte in acqua, la carpa è in grado di percepire la presenza di sostanze organiche in una misura di una parte su un milione, quindi possiamo comprendere come la sensibilità olfattiva delle carpe sia cosi delicata e sviluppata, la direzione che dovremo prendere è proprio questa, studiare lo scambio della parte liquida che l’esca emana in acqua.

Ma quanto è importante il ph nel carpfishing? Qualche riga più sopra ho parlato di parte su un milione, cosa significa?  La concentrazione di attrattori liquidi si può dividere  in attrattiva (da 2 a 6 parti per milione) e repellente, (da 15 parti per milione), questa osservazione deve farci capire tutti circa i dosaggi minimo e massimo che troviamo sulle confezioni di aromi in commercio, in sostanza i dosaggi  minimo e massimo sono i paletti che le case costruttrici inseriscono per poter far si che un esca sia attrattive e non diventi repellente. Molte persone tra cui qualche intimo amico, tende a trascurare questi concetti, triplicando in alcune circostanze i dosaggi imposti, senza capire realmente la loro importanza, finendo per sovradosare l’esca di aroma, pensando di creare un’esca più attrattive ma rendendola di fatto repellente alla carpa perché sovradosata.

In sostanza in quelle acque tendenti all’acido possiamo utilizzare anche i dosaggi massimi in quanto quella zona, quindi zone con erbai, foglie ecc.. non risentiranno di saturazione dell’aroma,  mentre in un acqua tendenzialmente basica tutti i segnali acidi verranno amplificati quindi non ci sarà bisogno di inserire dosaggi massimi, ma possiamo attenerci ai minimi.

Il trucco sta nel differenziare quanto più possibile il ph della pallina da quello dell’acqua, creando un contrasto tra i due in modo da essere più rintracciabile dalle carpe, ma nello stesso tempo bisogna capire come ogni aroma funziona in base all’acqua dove viene immessa ed al dosaggio con cui viene utilizzata.

Gli aromi ci offrono una grande possibilità di cattura, il limite più grande consiste nell’incapacità di utilizzo da parte degli angler, eccedere nel dosaggio è un errore che fanno in tanti anche i più esperti, e la maggior parte delle volte ricade sempre in un errore nella nostra testa, giustificato dal fatto di sentire un forte odore che emana la nostra esca.

I segnali che deve emanare la nostra esca devono essere costanti durante la nostra sessione, in media si è stimato per un periodo di 48 ore, all’inizio delle quali si corre il rischio di saturazione, sempre in relazione al ph dell’acqua dove stiamo pescando, pertanto molti angler immergono le loro esche in acqua per poi utilizzarle quando sono leggermente più scariche, in maniera di rendere la nostra esca più soft, e non farla divenire repellente, in quanto nelle prime ore di pesca la boiles espelle una gran quantità di attrattori, e questo è il momento in cui si possa saturare lo spot.

Un binomio vincente da sempre è caratterizzato dalla presenza del mais e della canapa,  2 ingredienti che sotto il profilo ph sono completamente diversi, la canapa infatti è una granaglia dotata di ph basico, pero facciamo attenzione perché dopo la cottura inizia il processo di fermentazione che porta a farla inacidire per questo abbiamo utilizzarla subito, diversamente invece il mais, la sua cottura aumenta le doti attrattive e scatena un processo di fermentazione nel mais è super attrattivo, ma non facciamo fermentare troppo altrimenti si innesca il meccanismo di repulsione….

 

Anche i dolcificanti  sono elementi importanti nel contorno PH, infatti essi non solo sono efficaci per il loro gusto ma anche per il ph, la maggior parte di essi sono disciolti in basi alcoliche, queste basi hanno un ph tendenzialmente acido, quindi in considerazione di ciò possiamo creare un’azione di interscambio interessante in quelle acque con valori di ph tendenzialmente basiche, creando un azione di scambio sotto il profilo chimico, ma cosa molto interessante,  azzerando le possibilità di

saturazione sotto il profilo attrattivo, quindi repulsione azzerata.

 

 

 

 






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