Farine di pesce: quali le più adatte?

di Mattia Travasoni pubblicato il 25/04/16

Il mercato, le correnti di pensiero, le opere pubblicitarie e i progetti di marketing delle varie aziende ci portano inevitabilmente a fare delle scelte, spesso dipese da queste ultime variabili.

Chi di voi non ha mai utilizzato in un mix le farine di pesce? Chi non si è mai posto il dubbio su quale di queste fosse meglio per il proprio mix? Quella che puzza di più? Oppure l’idrolizzata? Oppure ancora quella più rossa o gialla? Perché no quella ottenuta a bassa temperatura? Ma cosa d’intende per idrolizzato? Non è che sia meglio il predigerito? Insomma una miriade di domande alle quali le risposte arrivano in modo spesso troppo facile, forse da barcollanti correnti di pensiero oppure ancora più semplicemente da luoghi comuni tra le mura dei negozi di pesca. Con questo pezzo non voglio certo dirvi come dovete comporre i mix per catturare il doppio, del resto sappiamo bene che anche una semplice boilie di farina e aroma potrebbe generare partenze, desidero più che altro definire alcuni aspetti essenziali per “capire” di cosa stiamo parlando quando intendiamo un tipo di farina e quindi cosa abbiamo introdotto nel mix. Sarà deduzione logica che la scelta della farina migliore per il vostro mix verrà di conseguenza, seguendo le necessità di ambiente, stagione, situazione e rapidità dell’esca che si necessita.

Ho scelto di esaminare alcune tipologie di farine di pesce tra le più utilizzate considerandone le applicazioni in pesca e il sistema giusto di utilizzo.

Standard fish meal

La farina di pesce standard, o farina di pesce comune diventa un ingrediente classico per molti anglers. Trovo che possa rappresentare un elemento molto molto ricercato principalmente nelle composizioni di esche comuni dove per “comuni” intendo boilies poco elaborate. Spesso viene impiegata per la creazione di grandi volumi di mix per via del suo costo contenuto abbinato a proprietà organolettiche rilevanti che donano all’esca il tipico aroma di pesce. Seppur il suo odore possa essere piuttosto carismatico, la farina di pesce standard non è altro che il capostipite di tutte le farine di pesce diventando certamente un evergreen ma senza assumere doti particolarmente imponenti.


Come la maggior parte delle farine di pesce possiede una grande quantità di proteine ma non è di questo che voglio parlare, desidero principalmente sottolineare che, se si tratta questo argomento, allora è possibile dire che troviamo derivati proteici più efficaci in altre tipologie di farine di pesce.

Solitamente lo standard fish meal è utilizzato per creare miscele dall’impronta variabile nella quale può essere aggiunta una percentuale che varia dal 5 al 30%. È importante capire che la farina di pesce non è assolutamente legante, pertanto una grande quantità della stessa deve assolutamente essere compensata da un maggior volume di

 leganti.

La produzione della farina di pesce standard è semplice, infatti deriva da varie tipologie di scarti provenienti dal pesce, comprendendo pesci interi di piccola taglia. Solitamente è sottoposta a pressatura per eliminare la parte oleosa, utilizzata successivamente per altri scopi, infine seccata a ridotta in farina.

Non nasce esclusivamente per la pesca ma la produzione di tutte le farine di pesce si rivolge principalmente all’industria zootecnica e mangimistica.

Sardine & Anchovy meal

La farina di pesce derivante dalle sardine e acciughe va a comporre un ingrediente per boilies davvero interessante. Spesso ci si trova nelle condizioni di dover produrre un’esca leggermente differente dallo standard ma senza perdere la strada di partenza e restando entro i canonici modelli di risparmio.

Questo ingrediente potrebbe diventare quello che crea questa variante rispetto alle farine d

i pesce standard, infatti possiede valori nutrizionali simili ma leggermente superiori per quel che riguarda proteine e grassi (Proteine 68%, Grassi 9% circa) appunto perché deriva da gran parte da questi due tipi di pesci. Il pescato proviene solitamente dal Sud America e successivamente viene prodotta utilizzando sistemi tradizionali, cambia però il prodotto finito che risulta molto performante sul piano organolettico.

Penso che chi utilizzi uno standard fish meal possa comodamente passare a questo tipo di farina mantenendo ottimi target di risparmio ma incrementando in modo eccezionale il profilo gustativo dell’esca.

Solitamente segue gli stessi canoni della farina di pesce classica e le dosi da seguire partono da 5 e arrivano a 30%.

Herring Meal

La farina di aringhe prende appunto il nome dalla grande quantità di aringhe all’interno. In realtà non si tratta  solo di questo tipo di pesce e nemmeno questo stesso pesce ne prende parte completamente, bensì frattaglie  e piccole percentuali di altri piccoli pesci ne compongono la miscela. Possiede alte quantità di proteine per essere una farina ottenuta tramite procedimenti classici (proteine 70%) seguite da una buona quantità di grassi (grassi 8%), ma ciò che la distingue però è la parte aromatica, infatti, sfoggia una puzza terrificante, sicuramente responsabile delle più forti liti per chi produce boilies tra le mura domestiche. Personalmente, con la farina di Sardine e acciughe dive

nta la mia personale scelta per produrre fish meal mix oppure bird fish e con l’aggiunta di spezie si creano i presupposti per ottenere boilies davvero molto performanti ma dal prezzo contenuto.

Il suo odore pungente e aromatico conferisce all’esca una tonalità odorosa talmente marcata da sopraffare molti dei più classici aromi, per questo motivo è possibile limitare l’impiego di aromatizzanti oppure utilizzare aromi fortemente in contrasto come fruttati. Una combinazione piuttosto conosciuta ma che rappresenta la chiave di volta per ottenere esche eccezionali è l’impiego di essenze come fragola o tutti frutti in mix contenenti circa il 20% fi farina di aringa e 5% di farina di sardine e acciughe. Questo connubio assicura l’ottenimento di palline davvero

attrattive, dall’odore particolare e assolutamente accettate dalle carpe in quasi tutte le stagioni dell’anno.

Le farine viste fin’ora trovano l’impiego ottimale nel periodo di maggiore attività alimentare dei pesci, appunto quando il loro metabolismo è attivo, questo per il semplice motivo che l’alta percentuale di proteine deve essere digerita dal pesce senza che possa restare indigesta per troppo tempo creando i presupposti per essere successivamente evitata.

LT 94

La farina di pesce LT94 ormai è tra le più conosciute e utilizzata dai carpisti. Tutti sanno che LT sta per “low temperature” ossia questa particolare farina è ottenuta tramite un processo produttivo basato sul mantenimen

to di temperature inferiori alle temperature raggiunte durante la produzione di altri tipi di fish meal come lo standard, aringa o sardine e acciughe. Tale processo molto controllato assicura il mantenimento inalterato di preziosi aminoacidi nonché di precisi elementi nutritivi che altrimenti sarebbero distrutti o degradati, appunto, dalle tempe

rature. Tutto ciò converge nell’ottenimento di un ingrediente dalle altissime qualità nutritive, infatti, possiede circa il 71% di proteine, e fin qui nulla di tanto strano, ma di questo 71% ben il 94% è completamente digeribile e assimilabile dalla carpa. È facile capire che non tutti i tipi di proteine possono essere facilmente digeriti e assimilati dal pesce, in tal caso invece possiamo investire su una farina dall’altissimo profilo nutrizionale; le sue caratteristiche principali non si fondano nell’odore che per altro non è nemmeno così agghiacciante quanto quello della farina di aringhe, sarà bensì ciò che sentono le carpe a fare la differenza.

Esprimendo il mio punto di vista, trovo che si tratta di una delle migliori scelte per chi compone esche per lunghe pasturazioni evitando però i periodi freddi dell’anno, momento in cui andrei a tagliare questa farina con il Predigested. Le dosi seguono quelle già viste per le altre farine senza mai scendere sotto il 5% e personalmente mi atterrei a quantità pari a 20-25%. Il costo di questo ingrediente vi permette di azzardare anche a lunghe pasturazioni senza incidere troppo sul portafoglio ma avendo la reale consapevolezza di impiegare una tra le migliori scelte che il mercato può offrire.

Predigested fish meal

Finalmente arrivo a parlare della mia farina di pesce preferita. Per andare avanti però è importante sapere cosa sia un idrolizzato e cosa sia un predigerito, dopo di che sarete voi a trovare il giusto impiego in pesca.

Sarò sintetico e proverò a evitare il sermone tecnico con l’obiettivo di offrire trasversalmente a chiunque le giuste nozioni tecniche che permettono la gestione di un tema così approfondito come l’idrolizzato. Parto del pres

upposto che chi pensa all’idrolizzato facendo delle associazioni all’idrolisi chimica spiegata sui testi delle scuole dell’obbligo, è completamente fuori strada sul piano pratico. In realtà l’idrolizzato non è altro che un elemento ottenuto grazie all’impiego di sostanze che possono essere enzimi o acidi, utilizzati sotto uno stretto controllo laboratoristico atti a scindere le molecole complesse di quel determinato “alimento”, ottenendo così un prodotto formato da molecole semplificate a catena più corta ma sempre di alto valore biologico. Nell’industria alimentare e farmaceutica l’idrolizzato viene già utilizzato da anni come nella mangimistica col fine ultimo di offrire all’organismo una sostanza che possiede tutte le qualità dal prodotto di partenza ma sostanzialmente “già digerito” grazie a questo processo di semplificazione delle sue molecole complesse. Noi, carpisti, conosciamo i prodotti “idrolizzati” con preciso riferimento alle proteine, dove queste ultime sono scisse fino all’ottenimento di aminoacidi o peptidi in funzione del processo di idrolisi utilizzato.

Non solo per le proteine è utilizzato il processo di idrolisi ma anche per le lunghe catene di carboidrati dove, tramite processi ben controllati, è possibile ottenere (per esempio) le famose maltodestrine utilizzate da chi attua sforzi di lunga durata come ciclisti o runnerman, glucidi che dovranno essere assimilati lentamente ma senza sottoporre 

l’organismo al processo digestivo: in pratica dovranno essere già pronte per entrare in circolo! La scienza medica ha fatto passi da gigante su questo fronte e molte delle intolleranze alimentari o allergie, si è visto che possono essere sconfitte idrolizzando i componenti di partenza come già sta accadendo per molti alimenti dedicati al periodo neonatale.

Nella pesca noi conosciamo solo una piccolissima parte di ciò che in realtà sono gli idrolizzati ma la loro efficacia ci spinge fortemente a utilizzarli.

Ma l’impiego di una farina così “tecnica” è realmente necessario? O forse è addirittura troppo? Tutti i predigeriti seguono una produzione simile ma meno controllata, infatti, la semplificazione delle molecole a lunga catena viene condotta ad opera di enzimi con un risultato meno preciso dei prodotti idrolizzati e spesso meno efficace. Resta però il fatto che le molecole proteiche delle farine di pesce vengono degradate grazie all’uso di enzimi ottenendo un prodotto assolutamente più grezzo di un idrolizzato ma lo stesso con molecole ben più semplici rispetto a una farina normal

e.

Essendo appunto “predigerito” sarà facilmente assimilabile dal pesce senza dover essere sottoposto a un processo di digestione, infatti, il predigested diventa un eccellente ingrediente invernale ma lo stesso, grazie alla sua altissima solubilità (circa il 75%) viene veicolato in acqua in modo rapido diventando molto attrattivo. E’ una semp

lice conseguenza che questa farina non sia valida soltanto come ingrediente per le boilies, ma diventa utile per creare method mix, stick mix, ma anche per ricoprire le boilies una volta bagnate con un liquido attrattivo.

Penso sia molto importante intravedere nel Predigested un impiego trasversale senza fossilizzarsi sui sistemi classici e compartimentali che spesso limitano la reale efficacia di un ingrediente.

Il tenore proteico di questa farina è notevolmente alto, infatti, sfiora l’82% di cui il 97% sono proteine predigerite, quindi a più facile assimilazione dei pesci.

Parlando dal punto di vista personale trovo realmente superfluo l’impiego di farine irdolizzate soprattutto di fronte alla possibilità di impiego di una farina di pesce predigerita, questo sia per efficacia che per costo complessivo dell’esca ottenuta.

Il dosaggio ideale è compreso tra il 10 e il 30%.

Krill meal

La farina di krill possiede 60% di proteine e 15% di grassi. Se pensate che questi valori possano essere importanti per la descrizione di questa farina, allora potete anche interrompere la lettura di questo testo.

Se state ancora leggendo allora avrete capito come, per questo ingrediente, i tenori analitici siano davvero fittizi; in realtà sto estremizzando un concetto, infatti, la quantità di grassi presenti nel krill diventa uno dei motivi pe

 r cui è così efficace anche se utilizzato in piccolissime quantità.

Si tratta di una farina ottenuta mediante lavorazioni tradizionali derivata appunto dal krill antartico ed è importante non confonderla con la farina comune di gambero, infatti la provenienza e la specie del krill diventano la motivazione principale che definisce questo sfarinato come un ingrediente assolutamente efficace per catturare gro

sse carpe.

Il suo colore è tendente al rosso/arancio ma in funzione del periodo di cattura del krill potrebbe avere tonalità differenti, questo la dice lunga su chi si aspetta un krill sempre della stessa tonalità nel corso degli anni. Basta che sia stato catturato in un giorno di pioggia per conseguire a un rosso differente, per non parlare della stagione della c

attura e della latitudine geografica come la temperatura dell’acqua dove è stato pescato.

Anche le caratteristiche organolettiche potrebbero cambiare, ma di poco, mentre i valori analitici restano invariati.

L’efficacia del krill è da ricercare nelle caratteristiche organolettiche di fragranza, odore e sapore conferito all’esca, infatti, il suo aroma marcato permette di ottenere una boilie molto attrattiva e ricercata dalle carpe. Anche piccole quantità possono fare la differenza infatti, è consigliabile aggiungere appena il 5% di krill pena la potenziale galleggiabilità dell’esca, lo stesso questa piccola percentuale condurrà un lavoro

davvero eccezionale nei confronti delle carpe.

Non è da intendersi soltanto come ingrediente per boilies, bensì come additivo in method, stick mix m

a anche, come già accennato per il predigested, cospargendo le boilies una volta bagnate con un additivo liquido che in questo caso, oltre alla funzione attirante, diventerà una sorta di collante. Una volta raggiunto il fondale, la boilie inizierà a rilasciare il liquido utilizzato per bagnarle esternamente, contemporaneamente alle piccole scaglie di krill che si disperderanno anche a lunga distanza grazie alla loro leggerezza.

Un’ulteriore funzione del krill, è da considerarsi nell’ottenimento di esche pop ups o bilanciate, di fatto a volte mi trovo nelle condizioni di dover usare boilies ad assetto neutro per via di fondali inconsistenti e un’esca comune potrebbe sprofondare restando

occulta alle carpe, in tal caso, utilizzando circa 12% di farina di krill ho ottenuto esche molto leggere che scendevano sul fondo lentamente. Attenzione però perché il 12% di krill meal era la quantità giusta per il mio mix, un mix differente avrà ovviamente bisogno di un aggiustamento di questa percentuale per non creare esche pop ups oppure identiche alle esche di base.

            Dicerto non posso pensare di aver approfondito la tematica su tutte le farine di pesce in circolazione, magari ho accennato solo una piccola percentuale di ciò che propone il mercato del carpfishing, tuttavia sono certo di aver chiuso una parentesi nella quale noto possa esserci un po’ di confusione a causa della grande varietà di

nozioni provenienti sia da fonti accreditate che non. Di certo manca all’appello una tra le più importanti come la farina di salmone per la quale aprirei un discorso completamente differente a causa dei suoi particolari valori analitici dove spiccano certi acidi grassi antiossidanti molto particolari. Questa diventa certamente un’argomentazione differente magari da intraprendere in un nuovo testo futuro.

 

 






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