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Ex militari dell’Est razziano il Po

Di Redazione pubblicato il 29/08/11

 Entriamo in possesso di questa notizia che non ci stupisce più di tanto ma che ci fa riflettere; la DIGOS sta indagando. Forse le mille proteste, relazioni e pagine scritte stanno servendo a qualche cosa?

Le accuse sono gravi ma, potrebbero aggravarsi nel momenot in cui si riuscirà a dimostrare che vendere quel pesce per uso alimentare è un crimine e dun attentato grave alla salute pubblica. Ma portiamo pazienza!

(Tratto dalla Gazzetta di Mantova)

www. gazzettadimantova.gelocal.it

 

Bande i predoni agiscono lungo per Po per depredarlo. La Digos mantovana sta indagando su ex militari dell’Est

 

La Digos sul Po. Ora è ufficiale: i poliziotti che si occupano di investigazioni e operazioni speciali hanno preso in mano le indagini sulla pesca di frodo dei siluri. L’ipotesi di reato è quella di associazione per delinquere finalizzata al furto di beni dello Stato, i pesci. Ma c’è di più: dietro le bande di predoni, quasi tutti  stranieri, che stanno battendo ci sarebbe, un’organizzazione formata da ex militari. Un vero e proprio esercito di pescatori in parte provenienti dall'Europa dell'Est, con basisti informati e ben attrezzati.

 

Sarebbero questi a fornire le basi logistiche e le coperture per i comandi di pescatori di frodo. Il bottino, formato soprattutto da siluri, ma anche da barbi, lucci e cavedani, viene di solito lavato con l'acqua, inquinata, del fiume, congelato, portato all'Est e qui confezionato ed etichettato. Si sospetta addirittura che i pesci vengano poi riportati in Italia per essere venduti a ristoranti e pescherie, per un giro che ammonterebbe a centinaia di migliaia di euro.

 

I pescatori si servirebbero di permessi turistici per raggiungere il Po, spacciandosi per appassionati di pesca sportiva. A mettere gli investigatori su una pista ritenuta “interessante” sarebbero stati alcuni avvistamenti di barche con a bordo gente vestita con le stesse cerate. Una sorta di divisa, che è stata ritrovata in diversi blitz delle forze dell’ordine negli anni scorsi.

 

Erano state le Fiamme gialle mantovane a denunciare otto ungheresi che avevano messo le tende nel Rodigino per compiere le razzie lungo il Po. Scendevano in fiume di notte, quando gli argini sono deserti. Catturavano i siluri con le reti a strascico, che intrappolavano pure altri pesci. Dopo averli uccisi e filettati in maniera poco ortodossa, in spregio a qualsiasi norma igienica e sanitaria, caricavano i tranci sui furgoni per portarli nella loro base. Se la pesca era stata più proficua del previsto, qualche siluro veniva legato ad un palo e lasciato a mollo in acqua, per essere finito nella spedizione successiva. I furgoni freezer carichi di tranci, erano destinati ai banchi del pesce dei mercati ungheresi. E non solo.

 

Secondo gli inquirenti, una parte veniva ceduta a commercianti italiani che lavorano all'ingrosso sul mercato, senza rispettare le principali norme in materia igienico-sanitaria.

 

Ora, con in mano gli esiti delle indagini scaturite dalle precedenti operazioni, la Digos si è messa sulle tracce dell’organizzazione, seguendo i fili dei gruppi di ex militari che si tengono in contatto attraverso i blog su Internet. Al setaccio in questi giorni c’è proprio la ramificazione dei reduci dei paesi dell’est in collegamento con alcuni italiani.


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Commenti

Filippo bulla il 30/08/11
Sono piu di dieci anni che il Po viene depredato! Ma ora qualcosa è cambiato! Le autorità sembrano davvero correre all'aiuto del grido di dolore del nostro Fiume. Ora dobbiamo darci da fare pescatori! Chiunque possa essere d'aiuto non esiti a contattare le autorità di competenza! Le autorità non sono nulla senza di noi! Siamo noi che viviamo il Fiume! Forza! Ci siamo quasi!


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