Tecnica

Evoluzione dell'hair rig

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 16/04/15



Ho visto il primo hair rig oramai oltre 25 anni fa per cui comincio a credere di essere diventato, mio malgrado, un vecchio di questa tecnica. L’anagrafe di una angler spesso non collima con quella reale per cui, se è vero che sto arrivando ai 55 (a giorni) è altrettanto vero che speso mi chiedo quando imparerò a praticare il carpfishing senza commettere tutti quegli errori che riempiono le mie giornate di pesca. MI sono dato spesso la risposta e questa è ovviamente , negativa perché pur facendo tesoro di ogni singolo momento di questa mia lunga galoppata, la costruzione mentale e tecnica di un angler perfetto è troppo lunga che non basta una vita. Lo dico perché credo di aver incontrato nella mia carriera, alcuni pescatori che avevano quasi raggiunto la perfezione ed avendoci pescato insieme, avevo notato come ogni singolo gesto convergesse verso un unico concetto ; semplicità ad ogni costo. Vedere in azione un campione o un angler che ha raggiunto il top significa assistere ad uno spettacolo senza colpi di scena, senza clamore e senza eccessi perché tutto fila via liscio al punto, da sembrare elementare. Prendiamo ad esempio, il primo carpista che vidi in azione; Paul Kerry che non è propriamente  un carp angler purista (parola orribile!!) . Eravamo in un lago del Norfolk ospiti del leggendario John Wilson e d era la prima volta che il sottoscritto vedeva un rod pod, una canna da carpfishing, le boilies e un hair rig (dal vivo). Io avevo una canna con un galleggiante e del mais perché “quello” era il modo con cui pescavo le carpe bei laghi. Quello che mi stupì di PK era la totale assoluta facilità con cui riusciva a lanciare perfettamente sotto un cespuglio, dopo aver innescato un banale hair rig montato su un amo Drennan misura ….8. Le boilies erano fatte a mano ed erano piuttosto ovaleggianti, sapevano di tutto e di nulla ma, botta su botta, le carpe arrivavano a guadino perfettamente allamate.
Qualche anno dopo.
Qualche anno dopo mi ritrovai con Paul a pescare a Lugano nei pressi di Agno. Io nel frattempo avevo creato CFI e la rivista e comiciavo a capirne qualche cosa di questo strano mondo affascinante. Avevo una attrezzatura importante e poiché Paul veniva direttamente a Verona con un aereo, ne avevo predisposta una seconda altrettanto di livello per l’amico inglese anche perché pescavamo con due sole canne a testa. La mia scelta era ultra tecnica, relativamente all’epoca ovvero rig anti tangle con i primi esemplari di lead core, line aligner per l’innesco e “omini di neve” come se piovessero. Paul invece non aveva cambiato di una virgola il suo modo di pescare, soltanto gli ami viste le misure delle boilies erano passati dall’8 al 2 mentre tutto il resto era assolutamente identico. Nessun anti tangle, finali corti, pop up perfettamente bilanciate e posa dell’ esca o lancio di precisione massima. Ne scaturì una sessione a dir poco storica nella quale fui costretto ad andare 2 volte a Cernobbio per fare carico di esca visto che non bastarono una media di 15 kg al giorno. Portammo a terra di tutto con una tale massa di 15 e 20 kg da far ricordare quella sessione come la più spettacolare che io abbia mai vissuto. Paul prese molto più di me, non perse un pesce e macinò 7 giorni consecutivi di carpe come un tritasassi. Li capii che di strada ne dovevo ancora percorrere tanta e che forse, mai avrei raggiunto quel livello di assoluta padronanza. Ricordo perfettamente il rig di Paul e anche se no ho più i materiali di quel tempo ve lo offro come testimonianza su cui riflettere perché altro non era se non ciò che Kevin Maddocks aveva indicato come “Bolt Rig” in Carp Fever. Ma oggi, quanti carpisti sanno di cosa stiamo parlando e quanti hanno letto quel mitico libro?

Sapere di tecnica, prima di tutto.
Sfogliando le pagine di Carp Fever , la bibbia della nostra tecnica si arriva a parlare di terminali e di presentazioni e con grande semplicità si spiega esattamente cosa avviene durante una mangiata di una carpa; aspirazione, spostamento, penetrazione dell’amo, esplosione del panico da parte del pesce ( Bolt in panic) e partenza con segnalazione sull’avvisatore. Per ottenere tutto questo, Kevin indicava un semplice sistema di presentazione; il Bolt Rig che altro non è se non il papà del safety Rig e del Run Rig di oggi. Si noti come non esistono tubetti in pvc o lead core per la semplice ragione che se il diametro della lenza madre è maggiore del diametro del finale (cortissimo) e si protegge quest’ultimo con un pezzettino di silicone, i grovigli nel lancio sono rarissimi. Si badi bene che i grovigli avvengono anche con il lead core migliore e più lungo e questi, sono sempre da imputarsi ad un solo fattore; una scarsa tecnica di lancio.
Avete capito che circolo vizioso? Si parte da un rig e si arriva alla tecnica pura che non c’entra assolutamente nulla con i materiali per finali che stiamo usando semplicemente perché è la traiettoria di lancio a causare o meno la qualità della presentazione. Ecco perché un angler deve essere completo o meglio; deve attuare tutte le strategie per cercare di completarsi e conoscere la pesca in tutti gli aspetti possibili senza fossilizzarsi. Magari, un carpista non sa che nella tecnica gemella in mare, il surfcasting, si lanciano finali lunghi tre metri e se fatti bene, non si aggroviglia mai (Long Arm) e a nessuno è mai passato per la testa di usare lead core e tubetti in pvc. Ma il long arm del surfcasting si aggroviglia al 100% se lanciamo con una traiettoria tesa. Ecco che la tecnica di lancio ancora una volta impatta direttamente sulla qualità della presentazione dell’esca. Ovvero, solo se siamo pescatori completi il più possibile riusciamo a comprendere appieno ciò che stiao facendo e perché si devono scegliere certe soluzioni
Da qui, arriviamo al terminale base del carpfishing, quello suggerito da Kevin Maddocks;

Una domanda potrebbe nascere spontanea; Ma è compatibile una soluzione del genere con l’uso di intrecciati anche sul mulinello? La risposta è positiva a patto che la lenza madre (nel mulinello) sia di diametro maggiore di quella usata per il finale.

Il primo grande passo in avanti.
A mio personale giudizio il primo grande passo in avanti si verifica dopo l’uscita di una serie di piccoli manuali (il migliore  di Zenon Bojko, quindi Nash, Fox) e il libro “Carp Sense di Jim Gibbinson che aprirono le porte al Line aligner. Sembra una cosa assolutamente risibile ai nostri occhi ma gli anni immediatamente successivi alla pubblicazione di Carp Fever portarono  ad un tal approfondimento attorno all’hair rig da spalancare strade impensabili. Si comprese ad esempio che la forma dell’amo è essenziale e che la posizione dell’occhiello è funzionale all’efficacia del rig . L’amo deve avere forme rotonde perché queste innescano la rotazione non appena subiscono una perturbazione di qualsiasi tipo e questa rotazione istantanea, deve essere controllabile facilmente. Nonostante la grande lezione offertaci da Jim e da tanti altri angler, in Italia la divulgazione del carpfishing risentiva della scarsissima preparazione tecnica di alcuni autori anche di grido per cui mi capitò di verificare in prima persona che alcune “grandi” (tutto è relativo) firme nazional - popolari pescavano con soluzioni tecniche a dir poco esilaranti sotto il profilo della funzionalità    come ad esempio l’hair rig avvolto lungo il gambo senza tenere conto della posizione dell’amo oppure, direttamente con il filo annodato sull’occhiello dell’amo. La lezione dei Maestri non veniva presa in considerazione, non per mancanza di rispetto ma, questo lo penso da sempre, perché è sempre mancata la modestia di mettersi a studiare la storia di questa disciplina.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              

La costruzione del Line aligner è stata più volte rappresentata in queste pagine ma credo che un ritorno su questo argomento sia utile a chi ha meno esperienza. Il Line aligner esalta la sua funzionalità su ami con occhiello rivolto all’interno oppure neutrale mentre non ha alcun senso con ami con occhiello piegato verso l’esterno.
Una variante interessante di cui parlò alcuni anni fa Andrea Coroi è l’Anchor rig di cui vi offro una veloce sequenza costruttiva.
Il concetto di “ancora” è piuttosto fantasioso a mio giudizio ma, la funzione dei due affetti laterali fatti in nailon è certamente quella di tenere l’amo in posizione corretta facilitando la penetrazione. Tutti questi aspetti si evidenziano osservando un test delle dita e verificando che l’amo ruota e si mette nel modo giusto per ferrare.


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)