Itinerari

Emozione Viverone

Di Marcello Dodi pubblicato il 28/10/11

 

E' possibile passare una fantastica vacanza con la propria famiglia e contestualmente fare una pescata memorabile? Fino a poco tempo fa non credevo fosse realizzabile un sogno così fantasioso. Anche in funzione dei confort sempre maggiori che la nostra pesca ci offre, vedo aumentare in modo esponenziale le appassionate alla nostra tecnica; purtroppo questo non è il mio caso e oltre a una ragazza non propriamente propensa alla pesca ho anche una figlia piccola e le cose si complicano ulteriormente. In questo caso, per organizzare una sessione di pesca, bisogna pensare a tutto nei minimi dettagli per evitare di creare attriti e litigi sicuramente contrari al relax che inseguiamo.

Per realizzare questo progetto, mi sono dovuto scordare immediatamente il Po anche se lo adoro, canali e cave libere non attrezzate. Per fortuna quasi tutti i grandi laghi hanno campeggi che si affacciano direttamente sull'acqua con tutti i servizi possibili, taluni con bungalow a dieci metri dalla sponda.

Per cercare di traumatizzare il meno possibile le mie donne ho optato proprio per quest'ultima soluzione, una comodità surreale, quasi non mi sembrava di essere in pesca; sicuramente da solo o con amici carpisti non lo avrei mai preso in considerazione, solo ed esclusivamente per riuscire ad assaporare e godermi in maniera il più naturale possibile la fantastica natura, ma sono contento di averlo provato almeno una volta.   Dopo i permessi fatti da un tabaccaio vicino al campeggio prescelto mi sono fiondato sulla riva del lago, degnando di uno sguardo velocissimo quello che sarebbe stato  il nostro alloggio nei prossimi cinque giorni, avevo ben altro da fare.

Come al solito le notti precedenti a una partenza importante le passo quasi insonne immaginando, studiando e il più delle volte fantasticando. Anche in questa occasione non mi sono smentito e dopo quattro ore di macchina avevo gli occhi rossi dalla stanchezza ma l'adrenalina in corpo mi faceva lavorare a più non posso. Se dobbiamo affrontare una lunga sessione in un luogo che non conosciamo, più di tre giorni,  il tempo che utilizziamo per scandagliare il fondale non è mai perso, anzi... In questa sessione ad esempio ci ho impiegato quasi quattro ore per trovare i miei hot spot e ne è valsa la pena. Chi mi conosce sa che preferisco diversificare il più possibile soprattutto nei primi momenti della pesca così da studiare i movimenti delle carpe per poi, se necessario, concentrarmi nelle postazioni più redditizie; in questo caso il mio range di azione era fra il metro e i quattordici di profondità.

Questa tattica è attuabile solo se ci ricordiamo di non pasturare in maniera spropositata le zone prescelte, logicamente fino a quando non inizieranno a dare i primi frutti. Per non tediarvi a lungo vi do come informazione che i primi quattro giorni sono passati nel meglio dei modi, le carpe mangiavano fra i due e i cinque metri, permettendomi di concentrare la pasturazione e di portare a guadino quattordici carpe e la maggior parte fra i dieci e tredici chili. Per tutta la famiglia è stata una splendida vacanza, fra giochi per bambini, bagni nel lago e la conoscenza di tana gente simpatica. Con una famiglia in particolare abbiamo legato particolarmente tanto da organizzare "l'ultima  cena" tutti assieme.

Così facendo arriviamo al clou della pescata, l'ultima notte. Un po annebbiato dai fumi dell'alcool dopo aver controllato che fosse tutto a posto nei pressi delle canne mi vado a coricare contento della bella esperienza che mi sarei portato a casa. E' doveroso fare un piccolo preambolo, avendo fatto fare la licenza alla mia fidanzata pescavo con quattro canne, due da una parte e due dall'altra con al centro un pontile, la scarsa attività delle canne posizionate a destra mi ha indotto a un'altra canna e il gommone sulla parte sinistra, non in punta al pontile come quando ho iniziato la sessione, per cercare di perdere meno tempo possibile con il pesce illamato e iniziare il combattimento dalla barca.

Sembrerà strano ma proprio la canna sola soletta era quella che mi ispirava più fiducia dall'inizio della sessione lasciandomi fino ad ora amaramente a bocca asciutta. Verso le tre e mezza una partenza fulminea mi strappa dalle braccia di Morfeo e con grande sorpresa mi accorgo che è proprio il segnalatore di destre a strillare a più non posso. Ferro subito e sconsolato guardo la barca a una ventina di metri da me.

Dovevo prendere una  rapida decisione e anche se mi accorgo dell'importanza dell'avversario, forte della conoscenza del fondale privo di ostacoli impegnativi, decido di affrontarlo da riva. Il combattimento è prolungato a causa degli imponenti erbai che mi circondano ma il trecciato per fortuna gioca a mio favore. E' FATTA!!! Una splendida regina di sedici chilogrammi arriva finalmente nel capiente guadino. Dopo averla adagiata con cura nella sacca di contenimento mi si insinua un forte dilemma, adesso che faccio?

Avevo catturato parecchi pesci fra cui uno in particolare considerato come la big della sessione, mi sentivo appagato e la scarsa visibilità mi stava spingendo a tornare a letto. Seduto sulla veranda mentre mi fumavo una sigaretta per cercare di alleviare l'agitazione rinsanisco, devo quantomeno rilanciare. E' quattro giorni che pasturo questa zona a circa quaranta metri da riva e anche se non sarò millimetrico come con la barca  il lancio non sarà di certo un flop. Dopo aver innescato due tiger-nuts bilanciate da un cilindro di sughero lancio cercando di essere il più preciso possibile e mi corico ancora carico di adrenalina.

Continuavo a rigirarmi nel letto pensando al bel pesce che c'era nella sacca, e sperando che l’alba arrivasse quanto prima per ammirarla meglio. Ero stanchissimo e in dormiveglia quando mi sembra di sentire un rumore costante in lontananza: "che bello sembra il mio avvisatore....... Cavoli è lui!!!!!!". Appena afferro la canna mi rendo subito conto che sitrattava di un bel pesce, si muoveva in maniera costante e con potenza come se non fosse neanche attaccato a una lenza con un pescatore agguerrito dalla parte opposta. Urge un'idea.

Anche se molto estrema la migliore mi sembrava quella di riposizionare la canna sul pod e di prendere la barca per poi aggirare il pontile e riprendere la canna pronti a combattere, azione! Mi accingo a mettere in pratica quanto pensato ma logicamente non è semplice con il cuore in gola, le mani erano insicure e immaginavo cosa ci fosse attaccato al mio rig.

Quando finalmente arrivo sulla canna mi rendo conto con piacere che il pesce c'è ancora e ringraziando il mio angelo custode, mi convinco che non avrei più potuto perderlo dopo un'avventura del genere. I metri concessi le hanno permesso di aggirare una boa e nascondersi nella fitta vegetazione, solo quando sono sicuro di avere il diretto contatto con il pesce inizio a tirare; che potenza mi ha fatto letteralmente girare per venti minuti sul fantastico invaso di Viverone.

Iniziano ad avvertirsi i primi bagliori mattutini e finalmente eccola, le gambe tremano ma con un ultimo guizzo riesco a far entrare il pesce nel guadino:"evvaiiiiiiii....." ho fatto un urlo che secondo me hanno avvertito anche nelle sponde opposte. Quando sono arrivato a riva non ho resistito e la prima cosa che ho fatto è stata pesarla, la bilancia si è fermata a ventuno chili.

VIVERONE CHE EMOZIONE...


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Commenti

luca merighi il 12/12/11
il Marcello non menziona il fatto che ha alloggiato in uno chalet nel campeggio del palin soleil di proprietà di Merighi Luca eventualmente in affitto per le sessioni di pesca per info e vedere un breve filmato youtube chalet viverone info e prenotazione info@carpfishingonline.net


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