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Elettrostorditori? Ora basta!!

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 31/08/18

Premetto che spesso gli articoli sui quotidiani possono essere utili a certe cause e il mestiere di giornalista, che io stesso svolgo da oltre 30 anni pur senza essere iscritto a nessun albo, presenta delle insidie.

Il giornalista attinge a fonti e se queste, come purtroppo spesso accade, sono di parte, ne scaturiscono articoli fuorvianti e grossolani.

Ci sono cascato anche io diverse volte anche quando la fonte era attendibile.

Il caso che propongo è esattamente questo; siluro distruttore da eradicare a colpi di corrente elettrica. Sinceramente; non se ne può più perché questa impostazione nasce da una ignoranza profonda sulla direzione che la pesca sportiva italiana vorrebbe prendere. Sarebbe quindi opportuno che gli enti locali cominciassero a coordinarsi e informarsi perché di sentire di operazioni di eradicazione per eliminare siluro e alloctoni, se ne hanno le esche piene.

Tutta la mitologia di questo mostro è artatamente gonfiata e lo dimostra la descrizione di un combattimento che pare uscito dalla penna di Ernest Hemingway, con questo glanis che porta via tutto il filo e che sembra un carro armato.

Ma in che film??

Un siluro di due metri si difende quasi sul posto e con le nostre attuali attrezzature, non ha alcuna possibilità di vincere se non si commettono errori grossolani.

Ma non è questo il punto se non fosse che è tutta la descrizione del “River Monster” che suona farlocca quasi come un filmato di Jeremy Wade.

Il siluro domina laddove il degrado ambientale ha fatto sparire le altre specie che potevano fungere da bilancia. Perché in Austria sulla Drava, il glanis vive tranquillo insieme ad altri predatori (trote, lucci, perca, persici, cavedani, spio, hucohuco…) ne da noi è solo, soletto?

Forse perché l’acqua in cui si muove è talmente diversa da quella di 15-20 anni fa da aver fatto estinguere il resto, che i letti di frega delle savette e delle lasche sono stati distrutti, che i ghiareti di un tempo hanno più deposito di melma che pietre?

Che i fiumi non producono più schiuse e i pescetti messi per le gare si sono passati le covate degli autoctoni?

Ed allora, pensiamo che eliminando gli unici pesci rimasti faremo  tornare i fiumi come 50 anni fa?

Per cortesia, basta eresie, la pesca sportiva (Fipsas, Fiops, Associazioni) ha dato indicazioni chiare sulla gestione dei fiumi e tra queste l’uso dell’elettro-storditore non è contemplato.

E' distruttivo, direi di più è devastante per tutta la micro fauna esistente per cui acchiappi un siliuro e hai sterilizzato un tratto di fiume.

Basta per cortesia.

Quando nelle mie conferenze spiego l’indotto delle pesca sportiva e ciò che può portare una corretta gestione della acque chi ascolta fa un salto sulla sedia. 

Questo significa che il siluro non  è roba da distruggere ma semmai, da contenere laddove possa andare a contaminare acque che ne siano libere. Dove invece endemico, ci si metta quasi il cuore in pace. 

C’è da salvare tutta la pesca sportiva e i relativi posti di lavoro non chi fabbrica elettro storditorioppure qualche vecchio nostalgico legato ad un sistema ittico/ idrico che è morto e sepolto da 30 anni.


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Commenti

Dome il 02/09/18
Concordiamo totalmente con questo bellissimo articolo di Roberto, nulla de eccepire. Noi di Catfishing Italia abbiamo inviato un breve commento e chiesto una replica al quotidiano “Il Cittadino di Lodi” ma, al momento, non siamo stati ascoltati. Di seguito la nostra replica all’articolo. Catfishing italia non ci sta ! A seguito dell’ennesimo articolo giornalistico (Il Cittadino di Lodi 29.08.18 Il fiume Po è invaso dai siluri: l’elettropesca non basta) in cui si accusa il siluro di essere la causa della sparizione delle specie autoctone, vogliamo esprimere la nostra opinione in merito. Il siluro, è vero, si ciba di pesci, è un predatore “opportunista” onnivoro e si nutre anche di vermi, molluschi, crostacei, carcasse di animali… La sua presenza conclamata risale a circa quarant’anni fa : sposando la teoria del vorace e spietato predatore divoratutto, nel fiume Po, oggi, non dovrebbero esistere altre specie di pesce, annientate appunto dal temibile siluro. Non è così, perché nel Po è possibile pescare ancora in quantità notevoli barbi europei, aspi, breme, lucioperca …, tutti pesci alloctoni. E di questi alloctoni lucioperca, aspi ed ultimamente pesci gatto americano (Channel) sono predatori che non avrebbero potuto ambientarsi in un ecosistema povero di prede di cui nutrirsi, ma che invece sono aumentati in maniera continua ed esponenziale. In più, anche in corsi d’acqua dove i siluri non sono presenti, molte specie autoctone sono scomparse. A nostro avviso, le cause potrebbero essere molteplici: inquinamento, bracconaggio, sbarramenti, mancanza di deflusso minimo vitale, uccelli ittiofagi, asciutte totali di piccoli corsi d’acqua … Su questo dovremmo focalizzare l’attenzione e smettere di incolpare in modo sufficiente e frettoloso un pesce, utilizzandolo come capro espiatorio dei problemi sopraelencati. Beninteso, noi non siamo ittiologi oppure biologi, ma ci teniamo informati e soprattutto ci confrontiamo abitualmente con l’ultratrentennale esperienza “sul campo” di centinaia di pescatori. Razionalmente, abbiamo capito che l’ecosistema acquatico di cinquant’anni fa è compromesso. La nostra, non è una difesa egoistica del siluro, pesce che abbiamo imparato a pescare, adattandoci alla situazione. E se dalle nostre acque dovessimo togliere i pesci alloctoni (non solo il siluro !) ci rimarrebbe ben poco da pescare. Il Direttivo di Catfishing Italia


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