Tecnica

Doppio lavoro...doppio errore!

Di Quirino Riccitelli pubblicato il 25/04/12

Quel maledetto bip che stenta ad arrivare e quel guadino rimasto asciutto per ben tre giorni quasi mi davano nausea alla sola vista, data la noiosissima immobilità della situazione.

Mi mancava quello sporcarmi con una carpa e tutto immaginavo, ma mai cappottare dopo tanto tempo e soldi spesi nella preparazione di quello spot. La fantasia galoppava soprattutto di notte e le stelle sulla mia testa le avevo contate una ad una, immaginando quel cielo come fosse il fondale del lago e ciascuna stella una pallina su esso appoggiata, considerando quelle più luminose come boilies da innesco. Impossibile mi ripetevo, il periodo deve essere produttivo, magari ho beccato proprio quei giorni negativi, quelli che qualsiasi cosa fai è inutile e per quanto ti sforzi non servirà comunque. Fare e rifare quei terminali al punto che avrei potuto ormai costruirli a memoria o quasi, tutto per ammazzare quel tempo, spesso tiranno, ma stavolta immobile come tutto il resto.

Puntuali iniziano quei quesiti, spesso bizzarri, ma che comunque incessantemente occupano quelle porzioni di mente che mi spingono a capire dove diamine ho potuto sbagliare. La metodologia usata è oramai rodata mi ripetevo, nonostante questo doveva esserci in effetti qualcosa che davvero non andava, si ma cosa? La risposta che cercavo con tanto accanimento quasi mi sbatte in faccia, perché è li sotto i miei piedi, è la noia mista ad orgoglio ferito a rendermi cieco: “quelli sono sacchetti vuoti”?

La maleducazione della gente stavolta è tornata utile, lasciare le buste di boilies vuote e non scolorite per niente, nonostante gli scorsi giorni di pioggia insistente, mi suggeriva una sola cosa: durante i giorni passati non sono stato il solo a preparare lo spot. Proprio questa situazione mi ha spinto alla riflessione e alla stesura di questo articolo, basato sull’approccio corretto da seguire quando si decide di preparare uno spot, senza stare qui ad indicare cifre, semplicemente cercando di chiarirvi le linee base. Purtroppo spesso dimentichiamo che i pesci possono anche lasciarci le pinne se facciamo le cose senza cognizione di causa e con superficialità. Gli errori che generalmente si commettono riguardano le quantità (cosa successa proprio nella mia ultima sessione) e la qualità delle esche messe in acqua, ovviamente con una serie di riflessioni da non sottovalutare.

Quantità errate: ciascun organismo vivente, carpe comprese, per vivere ha bisogno di quantità ben precise di alimento. Esistono diverse quote da valutare quando si comincia a preparare uno spot, la prima è la quota di mantenimento. Tale parametro indica la quantità minima necessaria agli animali per mantenersi in vita, una sorta di minimo sindacale da rispettare per adempire ai normali processi metabolici, alla perdita di calore, motilità e complessivamente al consumo di ATP; se volessi dare a questa un numero peccherei di presunzione, la cosa importante è comunque distinguerla dalle altre. Una quota altresì importante è quella di emergenza, ossia la quantità di cibo mediamente più alta rispetto alla precedente, che le carpe ricercano specie in quei periodi di fabbisogno alimentare maggiore, basti pensare al pre e post frega e/o al periodo autunnale, prima del rallentamento del metabolismo. Una sorta di rastrellamento del fondale che in periodi dell’anno ben precisi le carpe vanno ad adottare per riuscire ad immagazzinare preziose risorse in previsione di periodi più o meno difficili, guidate dall’istinto che è sempre il fattore predominante nelle decisioni e nei movimenti. C’è poi la quota ordinaria, ossia la quantità fissa giornaliera che una carpa immagazzina, anche questa superiore, pur di poco, alla quota di mantenimento. C’è infine una quota che io chiamo di eccezione, ovvero quella relativa a determinati periodi, o meglio giorni o talvolta addirittura ore, di vera e propria frenesia alimentare, durante la quale si assiste a una attività alimentare praticamente sfrenata e ad un appetito senza limite. Riuscire ad entrare nel corretto meccanismo che stalla nella mente delle carpe è ovviamente impossibile, ma riuscire a conoscere il periodo in cui ci troviamo e attribuire in base a questo la quota relativa, che al momento in acqua le carpe vanno ad utilizzare (la quantità di cui hanno bisogno) è un qualcosa di fattibile. In altre parole dovremmo imparare a riconoscere, in base alla stagione, le necessità alimentari e in virtù di questo decidere le giuste quantità di pastura da scegliere, per non esagerare o, di contro, andarci leggerini. Per indicarvi una sorta di linea guida, in inverno riduco ai minimi termini le quantità, in primavera ed autunno le aumento considerevolmente, mentre in piena estate mi mantengo su quantità medie. Volendovi proporre una indicazione sommaria, diciamo che le quantità da impiegare su cui mi baso in inverno, primavera-autunno ed estate sono rispettivamente alte, medie e basse. Ovviamente un discorso di questo tipo non trova significato concreto se non andiamo a valutare e a rapportare tale ragionamento alla quantità di pesce presente in un determinato bacino (lago o fiume che sia), al cibo naturale che lo stesso offre e alle nostre esperienze passate,  quindi alla effettiva conoscenza del settore di pesca.

Qualità errata: Quante volte abbiamo sentito la frase “bruciare uno spot”, beh io diverse ed è per questo che voglio spiegarvi ciò che succede quando non si rispetta la qualità dei materiali impiegati per la sessione in programma. Utilizzare prodotti scadenti può causare effetti diversi, che vanno dall’allontanamento delle carpe dal settore, passano per eventuali malattie e finiscono, in certi casi, nella morte delle stesse. Ovviamente c’è da valutare il tempo di pasturazione e l’impatto relativo. Mi spiego meglio: pasturare con prodotti qualitativamente bassi nel breve periodo non vuol dire necessariamente che ci sarà un effetto sulle catture o sulla qualità di vita futura delle baffute; Impiegare però per pasturazioni lunghe prodotti scadenti, di sicuro si tradurrà in uno degli effetti prima elencati. Nei primissimi giorni potrà tranquillamente capitare che anche le esche più stupide siano catturanti al pari delle altre, ma la differenza la farà il fattore tempo. Esche di pochissimi euro al kg le sconsiglio, ma non per una questione di partito preso o interessi personali, quanto perché le ho usate, e vi assicuro che mi hanno creato problemi di vario genere nella continuazione della campagna.  Saper scegliere in base al periodo esche con i giusti valori nutrizionali è indispensabile, quindi meglio scegliere prodotti di qualità piuttosto che prodotti a basso costo. Buona parte del costo finale delle esche non è solo relativo alla pubblicità, questo ve lo assicuro, perciò spendere qualche euro in più nella qualità sta alla base del ragionamento fin qui sviluppato. So che di ragionamenti di questo tipo ne avrete le tasche piene, ma è davvero così, quindi mi preme riportarlo, anche a rischio di risultare noioso e ripetitivo.

 Considerazioni: Immaginando un lago di piccole dimensioni e uno spot ristretto, in condizioni di doppia pasturazione e quindi in un doppio lavoro, non tutte le esche verranno mangiate dalle carpe e andranno in decomposizione, ne consegue che l’acqua, con meno ossigeno, offrirà un ambiente inospitale. L’idea di un prebaiting responsabile è dunque l’unica soluzione da adottare, adeguandolo al periodo e a tutto ciò detto fin qui; ovviamente i soliti noti, o idioti se preferite, muniti di geni speciali vi verranno a dire che alle carpe più roba si da e più se ne pescano, perché in fondo sono i porci d’acqua dolce. Io vi dico che le carpe saranno anche ghiotte, ma se facciamo le cose da sconsiderati rischiamo di mettere a repentaglio la loro salute e la nostra passione in futuro, quando torneremo li dove magari inconsapevolmente abbiamo fatto danni perché tanto sottacqua, nonostante la proiezione sull’eco, mai potremo viverci fisicamente e mai entreremo nei meccanismi reali. Alla fine, dopo 4 giorni e 3 notti di mutismo cronico dei miei avvisatori ho deciso di tornare a casa, monitorando lo spot per capire quando il mio “antagonista” sarebbe andato, l’ho beccato, poi alla sua partenza ho lasciato il posto un pochino respirare (circa una settimana) e infine ci sono tornato. Sono riuscito così a immortalare una discreta regina (in foto), oltre a una serie di altre carpe di peso basso, ma molto combattive. Adesso vado, mi aspetta una tre giorni piena zeppa di partenze. Vabbè, l’ho detta grossa! Me lo dico da solo: in culo alla balena Quirino, speriamo bene…


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