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Dobbiamo imparare a camminare di nuovo

Di Guido Rispoli pubblicato il 25/04/17

 

Gli eventi sismici che hanno caratterizzato i prmi mesi del 2017 hanno avuto un violento impatto sugli equilibri dei più noti bacini del centro Italia.

Gli enti preposti alla sicurezza infatti si sono trovati costretti a ridurre notevolmente la quota batimetrica dei bacini per ovvi motivi precauzionali.

Questo aspetto però ha condizionato fortemente le abitutdini alimentari dei pesci.

Oggi spot storicamente sensibili  sono terra al sole, e le sponde scoperte sono aumentate sensibilmente sebbene negli ultimi giorni il livello dell’acqua è in decisa risalita.

Alcuni di questi bacini in quota hanno subìto anche dei forti ghiacciamenti durante il lungo periodo invernale e occorre pertanto una dettagliata analisi prima di riprendere le nostre sessioni di pesca in vista della primavera.

Cosa succede durante un lungo periodo di ghiacciamento di un bacino; dove vanno le carpe; dove si alimentano se gli erbai che contengo il nutrimento sono stati inattivi o addirittura semi morti per mesi? Le rotte e le zone di stazionamento delle carpe sono sempre le stesse? E se durante lo svuotamento del lago avessero trovato zone di alimento e riproduzione diverse da quelle abituali? Tornerebbero a frequentare quelle zone una volta invasate di nuovo?

Queste le domande che dovremmo porci all’inizio di questa nuova stagione così particolare per pianificare le strategie e gli spot in vista di sessioni future.

Dopo un lunghissimo inverno inizia lo sghiacciamento dei laghi e la vita acquatica molto lentamente inizia a riprendere il suo ritmo.

Spendere del tempo per scegliere uno spot ed iniziare una pasturazione preventiva è tutto lavoro che va assolutamente fatto e che ci ritroveremo quando in primavera inoltrata le carpe iniziano ad alimentarsi in vista della riproduzione.  

Analizziamo di nuovo le sponde e con tutti I mezzi a disposizione, o comunque quelli consentiti dai regolamenti vigenti. Iniziamo una mappatura dei fondali che riteniamo idonei misurandone le profondità finchè troviamo quella più vicina alle nostre aspettative comportandoci come se affrontassimo queste acque per la prima volta.

Senza esagerare nei quantitativi, con frequenza regolare, portiamo avanti una pasturazione preventiva che, inizialmente, può essere effettuata considerando una zona abbastanza ampia e che stringeremo nel corso del tempo sempre più concentrata verso gli hot spot dove scenderemo gli inneschi.

All’inizio di stagione e ai primi sghiacciamenti, le prime immissioni di pastura saranno, con molta probabilità, quasi totalmente sprecate e le nostre sessioni totalmente improduttive.

Lo scioglimento del ghiaccio e l’entrata di acqua dai canali di gronda dei bacini, che proviene dal disgelo della neve, riduce infatti tantissimo la temperatura dell’acqua del lago in cui è evidente una forte inattività dei pesci sul fondo.

Questo non significa che stiamo sbagliando spot o pastura, significa, al contrario, che dobbiamo insistere con costanza e determinazione per tenere alimentato il fondale.

Ottimi a tale scopo sono il mais e la canapa, economici e di grande effetto oltre che cibo storicamente gradito alle carpe. Cibo che andremo a diminuire, ma non a sostituire completamente con le esche che poi innescheremo durante le sessioni.  Andando avanti inizieremo ad aggiungere nel set di pastura qualche boilies e qualche tiger aumentando le dosi in maniera crescente fino a quando inizieremo ad avere i primi risultati.

Guido Rispoli

 

 


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