I Pirati del PO

Discriminazione per le guardie ravennati.

Di Pavel Perescu, Marco Falciano pubblicato il 04/07/16

Ennesima delusione per chi aveva aderito al corso di formazione per nuove guardie ittiche in Provincia di Ravenna, dopo che il gruppo di oltre 30 persone è stato falcidiato da un regolamento privo di senso che restringeva ai soli residenti in Provincia la partecipazione alle lezioni, oggi è arrivata la stangata: l'esame delle 17 guardie volontarie è stato sostenuto senza la possibilità di consultare i testi normativi di riferimento, e solo 9 candidati hanno superato il test.

Contrariamente a come si sono fin'ora sempre svolti gli esami da Guardie Volontarie, e contrariamente a quanto era stato comunicato durante il corso relativamente alle modalità di svolgimento della prova finale.

Se il primo provvedimento poteva essere frutto di disinteresse e distacco dal problema, il secondo appare quasi un accanimento, una forzatura voluta da qualcuno.

Il gruppo di cittadini attivi che era intenzionato a combattere il gravissimo fenomeno del bracconaggio ittico che sta letteralmente distruggendo i nostri habitat acquatici, non solo non è stato messo in condizioni di operare correttamente, ma pare davvero che le personalità competenti all'interno della Provincia di Ravenna abbiano fatto di tutto per ostacolare il loro percorso di formazione.

Prima riducendo il numero dei candidati, poi discriminando chi comunque è riuscito a sostenere la prova d'esame impedendogli di consultare le necessarie norme di riferimento. Cosa mai accaduta prima e che considerati i fatti appare quasi una ritorsione nei confronti di chi non voleva far altro che presidiare, controllare e intervenire in una materia e in un territorio che fino ad ora sono stati completamente ignorati dagli amministratori ravennati.

La possibilità di mettere in campo un numero consistente di volontari per contrastare efficacemente il bracconaggio ittico è sfumata, la logica e la razionalità hanno nuovamente ceduto il passo a una politica che si disinteressa dei cittadini e del proprio territorio, favorendo bande di criminali legalizzati e sfavorendo i cittadini onesti che chiedono da anni maggiori tutele.

Sono molti gli esponenti del mondo della pesca sportiva che, informati dell'accaduto, si sono sentiti fortemente contrariati da queste scelte assurde, di cui l'ultima davvero ai limiti della discriminazione.

Molti coloro che nei prossimi giorni protesteranno e prenderanno le distanze da chi attualmente amministra un settore, quello della pesca a Ravenna, senza evidentemente averne le capacità né l'interesse. La domanda a questo punto sorge spontanea : a Ravenna si fanno gli interessi dei cittadini o dei bracconieri? Purtroppo non si è ancora capito.

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