News

E' davvero un disastro annunciato?

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 04/10/15

Poche ore prima del meeting di Bondeno altri 28 quintali di pesce sono statai trafugati dalle nostre acque e caricati su camion e pulman presi in leasing. Esiste una strategia raffinata dietro a tutto ciò e questo non nasce da un branco di pecoroni ignoranti ma da gente che sta spalleggiando la manodopera.

Ma in quanti siamo davvero consapevoli del disastro che si stra materializzando nelle nostre acque?

Troppi sordi e forse ciechi nel nostro Paese negli anni in cui in parecchi denunciavamo che la situazione delle nostre acque era sottoposta ad un grave rischio.

Quando si parlava di Lipoveni erano in molti a ridere pensando che fosse una trovata di qualche fanatico protettore di carpe, siluri ed aspi e di qualche associazione, leggi Gruppo Siluro Italia, troppo preso a difendere l'indifendibile per essere credibile. 

A distanza di qualche anno ci rendiamo tutti drammaticamente conto che avevano assolutamente ragione loro e che le fosche tinte con cui dipingevano il futuro della pesca sportiva, erano quelle giuste. E dovremo essere in moti a chiedere scusa a questo gruppo che è stato emarginato.

Ma questo accade? Assolutamente no.

Non mi pare perché in troppe aree si continua a sottovalutare il fenomeno considerandolo solo regionale e non , come é  per davvero, una minaccia su scala nazionale. 

Nessuna acqua ne é esente visto che di bracconaggio se ne parla diffusamente in Campania,in Sicilia e nei laghi molisani e pugliesi. 

L'AltoTevere é oggetto di bracconaggio così come lm Arno e il Serchio. Non rimane molto quindi….

La matrice  é quasi sempre identica: gente dell'est (Romania in primis)  e non mi si vengano a fare parternali o mi si accusi di razzismo perché  l'evidenza dei fatti é schiacciante e non ammette repliche. 

SE ne dovrebbe interessare il Consolato Rumeno che invece ha fatto accordi con la pessima politica affinché i nostri fiumi venissero depredati.

C’era chi plaudiva e scandiva gli eventi con una invidiabile precisione dimostrando di essere dietro o a fianco di questa operazione criminosa. Ora quella persona che nella pesca italiana è diventata innominabile anche per la sua propensione a piangere poi quando gli si presenta il conto della sue malefatte, dovrebbe rispondere davanti a un magistrato.

Egli ha responsabilità innegabili e non deve passarla liscia.

Quello che lascia esterrefatti é il"come" si sia arrivati ad una situazione così catastrofica. Eppure esistevano indizi che portavano in questa direzione semplicemente leggendo alcuni deliri sul web. Ripeto che qualcuno era perfettamente informato dei fatti e non lo negava sapendo forse di poter godere di una sorta di immunità offertagli dalla sospetta vicinanza ad una comunità scientifica che condivideva, de facto, le tesi deliranti. 

Perché mi permetto di definirle in questo modo? 

Perché si inneggiava  alla totale pulizia di questa presunta immondizia ittica che  toglieva spazio (??) alle specie autoctone senza però tener conto dell'impatto globale di certe scelte. 

A questo si aggiungeva la totale disinformazione sventolando lo spauracchio di pesanti sanzioni UE e la promessa di restituire ai nostri fiumi e laghi quell'identità perduta da decenni. 

Pura utopia che non ha mai tenuto conto del reale stato di abbandono dei nostri fiumi, autentiche discariche sbarrate da dighe senza alcuna scala di monta e con gli habitat disintegrati. Dove sono finiti i ghiareti degli anni 60-70 di cui narrava Albertarelli, delle ninfee a perdita d'occhio o i canneti talmente fitti da non far vedere l'acqua? Ma questa gente c'era in quegli anni oppure é colpa di siluri, aspi e breme. 

Certo, immettere questi pesci é stato atto scellerato ma se la cura significa svuotare senza speranza di ripresa allora é tutto sbagliato a meno che non interessi a nessuno che da migliaia di anni c'é gente che trova dilettevole gettare un amo in acqua ed allora si chiude il discorso. Peccato che dietro a questo diletto vi siano posti di lavoro, aspettative, sogni, aspirazioni che valgono assai più di qualche studio scientifico fatto in un polveroso ufficio magari con la compiacenza di chi é interessato a fare soldi anche  su questo.

Tutta l'operazione a cui stiamo assistendo, a partire dall'accordo Sogemi desta diversi interrogativi su cui qualcuno dovrebbe indagare.

Come faceva qualcuno a sapere in anticipo (carta canta) che si sarebbe creato un mercato mezzo illegale e i cosiddetti professionisti, anziché sparire avrebbero trovato un ruolo centrale?

Come era possibile annunciare con toni trionfalistici che la soluzione finale era vicina? Che connessione esiste tra questi annunci e l'arrivo in Italia dei lipoveni e delle bande di bracconieri che hanno trovato consulenze, licenze, abitazioni e strumenti?

Come si spiegano alcune strane coincidenze geografiche....e molto altro ancora.

Esiste una connessione tra questa gente e l'incremento dei furti e della piccola criminalità in determinate aree? Perché se così fosse la responsabilità si aggraverebbe visto che anche la pubblica sicurezza é stata messa a repentaglio.

Personalmente non credo alla casualità ma all'esistenza di un progetto ben definito che ha tornaconti economici e complicità su cui la magistratura deve indagare perché deve essere superato la fase legata alla riduzione dell'alloctonia perché il danno cagionato  all'indotto della pesca ricreativa è assi prevalente. I negozi chiudono e le aziende del settore sono strangolate ...ha un valore tutto ciò o deve prevalere altro? Le scelte della comunità scientifica e le relative conclusioni non possono essere unilaterali ma dovrebbero tenere conto delle ripercussioni economiche che possono avere. I deliri di qualche pazzo invece dovrebbero finire davanti ad un giudice perché tutti noi che operiamo nel mondo della pesca sportiva stiamo ricevendo un danno enorme da queste vicende che hanno matrice straniera ma responsabilità almeno morali, tutte italiane. Dico tutti: aziende, negozi, media..tutti senza distinzione dovremmo farci parte civile e condannare chi sapeva e chi ha cospirato contro il nostro quotidiano mettendolo in dubbio. 

Ma di questo ne riparleremo molto presto sperando che nel frattempo qualche cosa cambi, cosa che peraltro non credo visto che determinati soggetti usciti da una parte fiancheggiano scelte regionali ( vedi Veneto) che ancora una volta danneggiano la comunità della pesca sportiva. 

Il dramma é che non può essere il sottoscritto e pochissimi altri altri a denunciare questo stato di cose perché, come mi ë stato ribadito, io non ho alcun titolo né investitura popolare... 

E come dare torto a chi vede anche questi piccoli sfoghi che non legge nessuno, una minaccia di lesa maestá? 

In Italia manca il minimo progetto legato alla pesca sportiva, non si capisce cosa volere, molti dei protagonisti dimostrano di non avere la statura e la voglia di guardarsi intorno e ci si accontenta di un orticello entro cui far entrare solo coloro che si allineano e non rappresentano una minaccia. Chi scrive é almeno dieci anni che parla di questo, forte di ciò che vedo nel mondo ma, evidentemente,  sono solo utopie di un viaggiatore sotto jet lag...

Adesso salta fuori l'abolizione delle Polizie Provinciali e di fatto, non si capisce se e quando qualcuno avrà l'incarico di controllo del territorio inteso come ambiente, pesca e caccia. Un vuoto gravissimo in cui il bracconaggio può prosperare e ancora una volta, una criminale complicità questa volta spero involontaria a danno delle acque, dei suoi ex abitanti, dell'ambiente, degli appassionati di pesca, della salute pubblica e del fisco, perché anche qui, come in gran parte della vicenda vi é anche evasione fiscale oltre ad una miriade di piccoli reati minori.

Facciamoci qualche domanda e cerchiamo di capire cosa sta accadendo,ammesso che interessi a qualcuno.


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Commenti

Paolo il 18/10/15
Mi piange il cuore a vedere lo stato di abbandono delle nostre amate acque. Sono cresciuto sulle sponde dell'Arno e della Sieve e ricordo bene come era un tempo,purtroppo.


Roberto Ripamonti il 14/10/15
L'impressione è che NON interessi a nessuno oppure, interessi solo ad un piccolissimo drappello di persone che vivono e subiscono i drammi di quella zona. A tutto il resto dei pescartori italiani del bracconaggio industriale nel PO non interessa una mazza perché pensano non li possa toccare. E sarà una amara sorpresa visto che hanno già iniziato.


Simone il 13/10/15
se questo "basta e avanza" direi che c'è proprio tanta strada da fare... Per curiosità, ma su FB ci sono commenti oppure è tabula rasa come qui???


Roberto Ripamonti il 13/10/15
Che non interessi a nessuno é da dimostrare viste le letture che riceve tra qui e FB...svariate migliaia...a me basta e avanza. Io intanto scrivo le mie opinioni e li rimangono se poi nessuno vuole commentare é cosa che semmai dimostra quanta strada debba essere fatta per essere credibili


Simone il 13/10/15
"ammesso che interessi a qualcuno" infatti non interessa , quanti leggono e commentano questi articoli?


fabrizio fusi il 06/10/15
Una giornata trascorsa su un grande lago del nord Italia. Dieci ore di pesca per prendere una mangiata di un pesce. Peraltro slamato. In compenso km di reti posate a destra e manca. Altro che tutelare ed incentivare la pesca sportiva e attività come la mia. Ritorno amaro ed incazzato a casa. Si Roberto è un disastro annunciato e purtroppo sostenuto per ignoranza ed interesse.


Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)