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Darsi da fare

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 12/04/18

Tra poche ore sarò a Passignano sul Trasimeno per un convegno fortemente voluto dalle Associazioni locali e che prevede la presenza della Fiops, della Fipsas e del sottoscritto in qualità di iGFA Representative.

Quel che sto per andare a dire lo sostengo  da almeno 15 anni, inascoltato e spesso scopiazzato da presunti editorialisti e non.

Mi ripeterò ma è l'essenza di ciò che vedo nel mondo durante i mie viaggi di pesca e di lavoro.

Il Trasimeno è un punto di partenza ebbe io ritenga questo lago troppo soggetto alle pressioni delle forze locali per poter vedere spiraglio di luce. Qui comandano e reti e servirebbe un miracolo poter vedere accolte alcune delle istanze di modernità che vogliamo portare avanti.

Modernità, questa la parola chiave che deve passare e per farlo, bisogna spiegare cosa possa rappresentare veramente la pesca sportiva in termini economici.

Eppure sembra che al politico locale interessi tenere in piedi un sistema medicre e superato e non alzare la testa e guardare fuori dal proprio feudo.

I dati sono così evidenti che nessun gestore della cosa pubblica può far finta di nulla. Basti un semplice esempio a far riflettere, nel 2012 quando l’Irlanda decise di usare la pesca sportiva come strumento di economia su larga scala, arrivarono 175 mila  turisti pescatori che riversarono nelle casse dello Stato, 280 milioni di Euro.

Oggi è un sistema turistico consolidato che partecipa attivamente al PIL.

Proviamo quindi a pensare al nostro Paese con un sistema idrico forse unico fatto di fiumi, laghi, cave e quant’altro, non ultime le coste.

Il potenziale economico sarebbe impressionante se non esistessero lobby che bloccano ogni parvenza di normalità e progresso anzi, chiedono soldi e sovvenzioni per progetti sinceramente orribili.

Il pesce d’acqua dolce è una risorsa da vivo e non da morto, lo è un luccio così come un carassio o un black.

Posso apparire estremista in questa opzione che contempla il catch and release totale ma ritengo, che solo una certa chiarezza e fermezza possa portare a iniziare un percorso nuovo. 

Proibire il commercio di specie ciprinicole ad esempio, serve a fermare o rallentare il bracconaggio che è una disastro incontrollabile ed impunito. 

Rendere il pesce patrimonio indisponibile dello Stato è un passo necessario e che va compiuto quanto prima per creare un ulteriore deterrente.

Ma tutto questo non servirà a nulla se non si opera sul controllo delle acque; in assenza di questo i rumeni /lipoveni/bracconieri continueranno a fare il bello e cattivo tempo e a noi rimarrà ben poco.

Serve gente che ne abbia voglia, servono volontari a tutti i livelli, serve sacrificarsi e darsi da fare altrimenti sarà inutile parlare di pesca sportiva e di indotto.

Bisogna costruire, andare avanti anche a costo di qualche sacrificio personale.

Ora prendo la mia macchina e mi faccio questi 250 chilometri, nel mio giorno libero e quando sarei potuto essere tranquillamente a pesca o a curare le mie cose.

Ma è l'unica via che vedo percorribile.


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