Itinerari

Dal Keutschacher see al Kukerau, Carinzia!

Di Giacomo Schiavon pubblicato il 20/09/18

Fin da quando, all’età di 14 anni, ho iniziato a muovere i miei primi passi nella tecnica del carpfishing è sorto in me il desiderio di riuscire a catturare una carpa over 20. Questo sogno non era mosso né da una crescente moda verso le catture di taglia eccezionale, né tantomeno perché io svalutassi catture di taglia inferiore. Per me, catturare una over, ha sempre significato riuscire ad ingannare una carpa vecchia, furba e perfettamente adattata all’ambiente nel quale si trova. Una specie di riconoscimento dato da Madre Natura in persona! Tale ragionamento, con gli anni, l’ho trasferito a tutte le specie ittiche con le quali mi sono confrontato cercando di volta in volta di catturare esemplari sempre più grossi e furbi di cavedani, lucci, carassi, siluri, ecc. Questo approccio alla pesca è molto diffuso negli Stati Uniti dove il superamento di un proprio pb (personal best) rende orgoglioso qualsiasi pescatore sportivo. Nell’ambito di quello che potrei definire l’approccio dei personal best, quest’anno ho deciso di spendere le mie vacanze estive nel tentativo di battere i miei record di carpa. 

Il lago, lo spot

Conosco da ormai 6 anni la famiglia Gargantini, che in Carinzia, regione dell’Austria, gestisce l’Aktive hotel e una moltitudine di acque nelle quali è possibile praticare tutte le tecniche alieutiche con ottimi risultati. Per tale ragione, dopo una breve consultazione con il mio caro amico Francesco Gargantini, ho optato per una sessione di 4 giorni al Keutschacher see, nella postazione chiamata Carp House. Il Keutschacher see è un lago di 133 ettari con una profondità massima di 17 metri. La profondità non eccessiva, la scarsa antropizzazione e la qualità eccelsa delle sue acque ne fanno un ecosistema di prim’ordine caratterizzato da una notevolissima presenza di alimento naturale composto da mitili, gamberi d’acqua dolce e invertebrati di numerose specie. Tutti questi fattori consentono la vita di una popolazione di carpe molto estesa e che raggiunge punte, in termini di peso, decisamente ragguardevoli. Io stesso, durante una sessione di spinning al luccio svolta dalla barca 4 anni fa, ho potuto osservare due esemplari di carpa che superavano abbondantemente i 25 kg. La loro maestosità e la loro totale mancanza di timore verso la mia presenza mi sono rimaste impresse, ricordandomi che alle volte il semplice osservare può regalare fortissime emozioni.  

La postazione Carp House è stata aperta quest’anno grazie all’impegno di Francesco, il quale da anni si prodiga per offrire ai clienti che praticano il carpfishing un servizio di prim’ordine. Essa mette a disposizione una casetta in legno dotata di 5 posti letto, credenza, stufa per l’inverno, bagno e breve distanza dalla postazione e molte altre comodità ideali per coloro i quali vogliono coniugare una proficua sessione di carpfishing con una vacanza a misura di famiglia. La batimetrica circostante alla postazione Carp House vede una profondità di 1,5-2 metri in prossimità dei canneti, che aumenta rapidamente fino a raggiungere i 4 metri, allontanandosi di soli 5 metri dagli stessi. In seguito il fondale degrada regolarmente fino ai 12 metri (profondità considerevole per questo lago) a soli 80-90 metri dalla riva. In pratica, in questa postazione, è possibile coprire le fasce più produttive del lago senza ricorrere a calate eccessivamente impegnative. 

Ho affrontato questa sessione insieme a mio padre dunque, disponendo di un totale di 4 canne (in Austria sono consentite 2 canne a testa), abbiamo deciso di calare una canna nell’immediata prossimità del canneto a 2 metri di profondità, due canne sulla media profondità (rispettivamente 4 e 8 metri) e una subito dopo lo scalino dei 12.

Le esche, le montature e i risultati

Trattandosi di un lago naturale, dunque ricco di possibili ostacoli sommersi nonché di temibili mitili, ho deciso di adottare un approccio decisamente “robusto” mutuato a piene mani dalla mia esperienza di pesca in fiume. Un lungo shock leader da 20 metri dello 0,50, collegato ad un leadcore di 1 metro per 45 lb con safety clip hanno completato la madre lenza in treccia dello 0.28. Come terminali ho optato per dei blow-out rig da 15 cm in dyneema da 45 lb  armati con ami 1/0 della Nash. Desidero spendere due parole sulla scelta di tali ami. Essendo essi dotati di micro-ardiglione, a mio parere, costituiscono il giusto compromesso tra la tenuta in fase di recupero e la possibilità per il pesce, qualora si rifugiasse in un ostacolo o rompesse la montatura, di liberarsi dall’amo.  

Per quanto riguarda le esche ho optato per due differenti soluzioni. Come boiles da pastura ho adottato ricetta che ho ideato e nominato “Feed Inducing” basata su farine a basso valore proteico, altamente digeribili e impastate senza l’ausilio di alcun additivo ad esclusione di un bel po’ di sano olio di fegato di merluzzo. Di tali bolies ne ho buttate circa 2 kg per canna ogni giorno. Ogni canna e relativo spot, inoltre, ha ricevuto 1 kg giornaliero di boiles da “innesco” caratterizzate da valori proteici e gustativi superiori rispetto alle esche da pastura. Questo approccio, a mio parere, consente di utilizzare una maggior quantità di esche (potendo coprire un’area più ampia) senza tuttavia saziare le nostre amiche carpe. Inoltre, diminuendo il numero di esche contenenti additivi, si fornisce alle carpe un’alimentazione più vicina a quella naturale oltre che permetterci un notevole risparmio dal punto di vista economico. Come boiles da innesco mi sono affidato alle mie “HRC” (boiles speziata bastata su robin red e farina di pollo), “OSW” (boiles cremosa a base di birdfood) e “3BE” (boiles fruttata ma con una buona presenza di farine di origine animale). Tengo a precisare che le ricette di tutte queste boiles sono state sviluppate da me in collaborazione con un amico biologo, il quale mi ha aiutato a sviluppare delle esche attrattive e sane per tutti i ciprinidi. Gli inneschi si sono bastati su presentazioni tipo “snow man” con una singola affondante da 20 mm bilanciata con una pop up da 16 mm. Nei primi due giorni di pesca, inoltre, ho attivato lo spot buttando un complessivo di 20 kg di mais bollito per 2 ore. 

Ho trascorso un totale di 3 notti e 2 giorni alla postazione Carp House ma, nonostante tutti i miei sforzi, nessuna delle 4 canne ha prodotto una partenza. Gli unici pesci catturati sono state delle breme di media taglia e un bellissimo cavedano europeo da circa 1 kg. Al termine della terza notte, su consiglio di Francesco, mi sono spostato nella seconda postazione gestita dai Gargantini sul Keutschacher see, “la Barca”. 

“La Barca” e il fortunale

La postazione “La Barca” si situa frontalmente rispetto alla zona più chiusa del Keutschacher see. Alla sua sinistra si trova un’ampia ansa ricca di ninfee che termina, nella zona limitrofa al lago aperto, con un’interessantissima legnaia. Alla sua destra, invece, si trova un erbaio e una piccola ansa anch’essa con ninfee. Questi ultimi spot, essendo molto vicini ad un campeggio, durante la stagione estiva sono fruibili quasi esclusivamente nelle ore notturne. Il nome della postazione deriva da una imbarcazione comoda e accogliente dotata di letto matrimoniale e allestita dai Gargantini per permettere ai clienti di trascorrere le notti sul lago con tutti i confort (in Austria è vietato l’utilizzo della tenda). 

Verso le 5 del pomeriggio, complice il peggioramento del tempo che non fa presagire nulla di buono ma allontana i bagnanti dal lago, riesco a calare tutte e 4 le canne. Le esche e le montature rimangono invariate, salvo restando per una delle canne di mio padre, sulla quale decidiamo di montare un’unica grossa boiles da 30 mm al gusto pesce. Questa canna viene calata a meno di 30 metri dalla postazione, in un posto dove è stata più volte avvistata una splendida carpa koi. Sono le ore 6.30 quando assistiamo ad un drammatico precipitare degli eventi. Sul lago si abbatte un temporale veramente forte con raffiche di vento tali da piegare a metà gli alberi e un vero e proprio “muro d’acqua”. Il temporale si è scatenato da meno di 10 minuti quando si avvera uno dei miei peggiori timori: la mia canna sull’erbaio registra una partenza molto violenta che per poco non trascina via la canna dal rod pod! Ferro prontamente ma, dopo solo due testate, la carpa trova rifugio tra le ninfee vicino alle quali ho calato la mia esca. Uscire in barca per recuperare il pesce è assolutamente fuori discussione (troppo pericoloso viste le condizioni atmosferiche) perciò mi rassegno a perdere quel pesce tanto atteso lasciando aperta la frizione e contando sull’effetto del micro-ardiglione. Dopo pochi minuti la carpa fa una breve ripartenza, poi si ferma definitivamente segno inequivocabile che si sia slamata. Solamente 45 minuti dopo la partenza il temporale si placa e si allontana quel tanto da permettermi di uscire in barca a liberare la montatura. Arrivato sullo spot vedo che lo shock leader è saldamente intrappolato tra le ninfee, così decido di posare la canna sul fondo del gommone e di procedere tirando con delicatezza e direttamente a mano lo schock leader. Dopo 3 minuti arrivo finalmente al leadcore, lo prendo in mano e… sento chiaramente due testate che provengono dal fondo dello stesso! Miracolosamente la carpa è ancora attaccata ma, non appena cerco di infilare il guadino tra le ninfee, il ciprinide riparte deciso verso il fondo. Non voglio mollare, quella cattura è avvenuta in condizioni troppo emozionanti per perderla così, perciò opto per un combattimento fatto con il filo a mano data l’impossibilità di utilizzare la canna in quel groviglio di ninfee. Dopo appena 2 minuti la carpa entra nel guadino e, non appena allento il filo, si slama dimostrando la bontà dell’utilizzo del micro ardiglione. Alla pesata il pesce porta la bilancia a 14.2 kg., rendendomi super contento per aver appena realizzato il mio nuovo record di carpa regina! Prima di liberare il pesce disinfetto alcune ferite che, insieme al ventre completamente sgonfio, testimoniano come questo pesce abbia finito la frega piuttosto di recente. È mia convinzione che l’insuccesso ottenuto alla postazione “Carp House” sia da imputare al fatto che quest’anno, causa una primavera molto fredda e un’estate in ritardo, le carpe abbiano finito molto tardi la frega e al momento in cui ho svolto la mia sessione si trovassero ancora nei letti di frega lontani dal lago aperto. Le belle catture ottenute dai clienti che hanno pescato alla postazione “Carp House” la settimana successiva, sembrano confermare la mia ipotesi. 

Alle 11.30 e io e mio padre, dopo un’ottima cena di pesce cucinata sul grill in dotazione alla postazione, ci stiamo per recare a dormire quando la sua canna con la boiles del 30 parte furiosamente. Corriamo verso il rod pod e quando arriviamo assistiamo all’impensabile: la frizione della bobina del mulinello si svita lanciando piccoli pezzi metallici in tutte le direzioni e lasciando il mulinello con la frizione perennemente spalancata! Mio padre immediatamente mi dice: “Ferra tu, io la perdo di sicuro!” e io eseguo ritenendola la scelta più sensata. Mio padre ha molta meno esperienza di me nella pesca, specie nella gestione di pesci di grossa taglia, e preferisce vedermi prendere un pesce da record su una sua canna che perderlo lui. Esco prontamente con il gommone ma la situazione si rivela da subito molto complessa. Il mulinello recupera filo solo se sono io a “correre” verso la carpa e una volta giunto sullo spot il pesce è completamente sprofondato tra le ninfee. Questa volta combattere tirando per il filo si rivela una scelta obbligata (comincio a sentirmi come i pescatori Capoverdiani che pescano grossi pelagici con la lenza a mano…) ma dopo appena un minuto si raggiunge una situazione di stallo con il pesce a circa 3 metri di profondità bloccato in un groviglio inestricabile di ninfee. Provo a forzare la situazione, avverto che qualcosa cede con decisione e il leadcore spunta a galla. Il pesce deve certamente essersi slamato così immergo la mano per liberare l’amo dalle ninfee quando… sento chiaramente la pelle mucosa di una carpa collegata alla mia montatura! Rimango basito e una volta liberato il pesce dalle ninfee iniziano a tremarmi le gambe: è enorme. La mia esperienza mi dice che l’amo non reggerà ancora a lungo così infilo il guadino in acqua in un disperato tentativo di guadinare la carpa che tuttavia riparte facendomi temere nuovamente per il peggio. Rimango concentrato e tiro la lenza a mano aggallando ancora una volta la carpa la quale con uno scossone riesce a slamarsi e… finire diritta nel guadino opportunamente collocato sulla sua verticale! Non posso descrivere l’emozione di questa cattura, so solo che non la dimenticherò mai. Al momento della pesata trattengo il fiato salvo poi esplodere in un grido di gioia quando segno il mio nuovo record di carpa a specchi a 20.5 kg! Il tempo di alcune rapide foto (nonostante sia notte preferisco delle belle foto in notturna che rischiare di stressare un pesce così anziano ponendolo in una carp sack fino al mattino) e la grossa specchi torna libera nel suo lago. Mi è sempre piaciuto pensare che alle over, il primo che le cattura, possa dare un nome così la battezzo Valentina pensando ad una persona a me molto cara. L’avventura al Keutschacher see termina così ma… la vacanza ha in serbo per me ancora grandi sorprese!

Dal Keutschacher see al Kuker au, dal carpfishing al flyfishing

Terminata l’uscita a carpfishing al Keutschacher see, decido di mettermi alla prova con un’altra tecnica a me molto cara: la pesca a mosca. Questa volta, tuttavia, l’obiettivo della mia pescata non saranno gli splendidi salmonidi che abbondano nelle riserve dell’Aktive Hotel, ma carpe e amur del lago Kucher Au! So che molti carpisti e moschisti storceranno il naso sentendo parlare di pesca a mosca rivolta alle carpe ma sono sempre stato un amante delle contaminazioni tra tecniche diverse e ritengo che qualora un sistema di pesca sportiva permetta di salvaguardare l’incolumità dei pesci catturati non ci sia assolutamente nulla di male nel praticarlo. 

La tecnica è molto semplice è si basa sull’uso di un belly boat (noleggiabile direttamente presso l’hotel), una canna da mosca coda 8 corredata di appropriato avvolgitore e coda galleggiante, un tip da 1,50 m. in fluorocarbonio con diametro compreso tra uno 0.33-0.40 e alcune bread-flies. Queste mosche imitano alla perfezione un pezzo di pane, pane che costituirà la base della pasturazione. 

I risultati non tardano ad arrivare e mi riempio di gioia quando catturo in successione il mio nuovo record di carpa regina e di carpa specchi prese a flyfishing. Inoltre l’uso del belly boat rende ogni combattimento estremamente emozionante ricordandomi come, con un po’ di fantasia, sia possibile divertirsi enormemente anche con pesci di taglia modesta.

Feederfishing, l’ultima sfida

Il giorno successivo decido di terminare in bellezza la mia vacanza con un’uscita dedicata ad un’altra tecnica che pratico molto volentieri: il feeder fishing. La sera prima Francesco e Alberto Gargantini ci hanno informato che la Drava, il fiume che avevamo prescelto come possibile spot di pesca, ha ancora l’acqua torbida a causa dei temporali dei giorni precedenti. Per tale ragione optiamo per una seconda uscita sul lago Kuker Au, in particolare posizionandosi nella postazione più a sinistra di tutte. 

Il Kuker au è un piccolo lago con una profondità massima di 4 metri. È caratterizzato da un’acqua estremamente limpida e una cospicua vegetazione acquatica. Nelle sue acque nuotano molte differenti specie ittiche tra le quali: carpe e amur (con punte anche oltre i 20 kg), carpe argentate, tinche, cavedani europei, breme, lucci, ecc. Inoltre, cosa assolutamente incredibile trattandosi di un ecosistema lacustre, le acque del Kuker au ospitano da alcuni anni una cospicua popolazione di barbi europei, frutto di un’intelligente politica di gestione delle acque da parte dei Gargantini. Tali pesci, infatti, non solo non sono entrati in conflitto con le specie pre-esistenti all’interno del lago ma hanno pure integrato l’offerta alieutica del bacino. 

Decido di impostare la pesca utilizzando due canne da feeder fishing da 13’ con tip da 3 once. Ad esse abbino un mulinello big pit taglia 5000 caricato con un buon monofilo dello 0.30, al quale collego un corto leadcore con un piccolo method feeder da 35 gr e un corto hai rig costruito con amo del 4 e dyneema da 25 lb. La mia impostazione di pesca ricorderà a molti un carpfishing leggero ed è proprio a questa tecnica che mi ispiro quando affronto a feeder fishing acque con prevalenza di pesci di taglia elevata e i quali tendono ad alimentarsi “grufolando” sul fondo. Questo approccio si rivela estremamente efficace in presenza di carpe, tinche e carassi adattandosi benissimo anche alla cattura di esemplari record di barbi, breme e cavedani. Come esche mi affido su una canna ad un piccolo cunck al miele e sull’altra a due chicchi di mais Pescaviva al gusto Tutti i frutti. Entrambi gli inneschi vengono poi inseriti direttamente nella palla di pastura creata sul method feeder. Come sfarinato mi affido alla Kucher au reperibile presso l’Aktive Hotel e specificatamente studiata, come indicato dal nome, per questo lago. Per quanto riguarda gli hot spot, posiziono una canna sul canneto di sinistra a 3 metri di profondità e una frontale al rod pod, a 4 metri di profondità e a soli 15 metri dalla postazione. Il punto più fondo del lago, infatti, si trova a tiro di canna fissa da questa postazione! Il mattino mi porta la cattura di una breme e 4 barbi. Tutti questi pesci riportano ferite dovute alla recente frega e mi premuro di disinfettarli prima di effettuare il rilascio. Personalmente ritengo che non ci sia tempo speso meglio durante un’uscita di pesca di quello impiegato per salvaguardare la salute delle nostre catture, indipendentemente dalla specie di appartenenza. 

Durante il pomeriggio le mie canne smettono di produrre catture così, notando che mio padre ha invece iniziato a prendere pescando più distante in una zona di acqua più bassa, decido di spostare la canna posizionata nella buca in una erbaio con profondità massima di 1 metro. Si tratta di un lancio piuttosto lungo, di circa 80 metri, ma i frutti non tardano ad arrivare. Prima catturo un paio di breme e poi slamo una discreta carpa che trova rifugio nell’erbaio. Dopo la perdita della carpa rilancio con rinnovata fiducia (per mia esperienza al Kuker au le carpe girano sempre in branchi molto numerosi) ma nulla mi prepara a ciò che sta per accadere. La canna da feeder si piega nuovamente e il mulinello inizia rapidamente a cedere filo nonostante la frizione piuttosto serrata. Ferro due volte per contrastare l’elasticità del filo e decido di non concedere altra lenza alla carpa sia per allamarla ancora meglio, sia per evitare che trovi rifugio nell’erbaio. La carpa, tuttavia, si rivela di una potenza incredibile e sono costretto a cederle filo fino a vederla correre in 50 cm di acqua con la schiena completamente fuori dall’acqua. Il combattimento dura 25 minuti durante i quali la carpa si rifugia due volte nell’erbaio e una volta in una ramaia. Temo di perderla un numero infinito di volte ma è quando emerge per la prima volta a 30 metri da me che rimango ammutolito. Il pesce è grosso, anzi enorme! Con un ultimo tentativo disperato il vecchio ciprinide si gira su sé stesso, incastrandosi il leadcore tra le pinne ventrali in un chiaro tentativo di allentare la tensione e liberarsi dell’amo. Ripete questo comportamento per due volte, segno inequivocabile che si tratta di una strategia appresa nel corso degli anni da una carpa molto intelligente. Alla fine il pesce entra nel guadino e io capisco subito di aver battuto nuovamente il mio record di carpa regina. Il momento della pesatura mi emoziona e quando scopro di aver preso una 20,80 kg a feeder fishing mi sento davvero felice e grato alle splendide acque dell’Austria. Una menzione di merito va anche all’attrezzatura Browning utilizzata che si è comportata in modo eccelso durante tutto il combattimento. Con il rilascio di Lack (questo il nome che do alla bellissima regina del Kucher au), termina la una vacanza di pesca realmente da sogno.

Ringraziamenti e contatti

Tengo a ringraziare di cuore il mio caro amico Francesco per avermi consigliato di volta in volta gli spot da affrontare e per aver reso possibile la realizzazione del sogno che portavo con me da quando ho iniziato a pescare a carpfishing. Ringrazio inoltre l’intera famiglia Gargantini, per la squisita ospitalità e per farmi sentire ogni volta che soggiorno all’Aktive Hotel come a casa mia.

Per info e contatti sulla pesca in Carinzia   

0043-664-9389096 Francesco 

fragargantini@gmail.com

 

Articolo e foto di Giacomo Schiavon 


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