Boilies E Mix

Conoscendo l'esca-parte 2

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 29/06/11

 tratto da "Boilies e MIx"-

...continua......

Il cibo presente. –Uno dei laghi più difficili in cui ho pescato, sebbene sia un’acqua non raggiungibile se non con particolari permessi è il famoso Ripa Sottile (Rieti), un lago salito all’onore della cronaca per la cattura di carpe dal peso dichiarato di oltre 30 chilogrammi che hanno fatto la fortuna dell’angler catturatore, salvo poi scoprire anni dopo che erano state abbondantemente gonfiate ripetto ai 23-24 kg di peso reale. Preso dall’eccitazione di poter pescare e “rischiare” di catturare una di queste super carpe e convinto della lealtà del personaggio, (perché dubitarne?) dedicai molto tempo , praticamente una intera stagione, sperando di fare anch’io, un incontro extra. Ero un povero illuso perché di carpe da 30 kg non ve ne era traccia (ma agli inglesi Max Cottis e Ken Townley andò peggio con due viaggi per un totale di 30 giorni di pesca con una sola cattura a segno) ma ebbi modo, durante quelle poco  fruttuose, di studiare un bacino “vergine” e non sottoposto ad alcuna pressione di pesca. Ebbene, in questo lago il numero di carpe è davvero elevato con una popolazione che passa dai 2-3 kg fino a salire a quei 25 kg che abbiamo avuto modo di offrire in un  video di pesca invernale. Il comportamento del pesce in queste acque è davvero condizionato dal cibo presente in acqua. Il lago ha una conformazione tale che il 98% delle sponde sono protette da un fitto canneto non raggiungibile in alcun modo ed un fondale limaccioso che produce quantità incredibili di crostacei, insetti, larve che rappresentano un menù quotidiano per la carpa. Va aggiunto che vi è una fortissima presenza di piccoli pesci anch’essi assolutamente parte della dieta delle carpe presenti a confermare quelle teorie mai esplorate che vogliono il Cyprinius carpio come un predatore al pari del Barbo, in determinati periodi dell’anno. La introduzione criminale di gamberi killer riprodottisi in quantità eccezionali ha fornito un ulteriore alimento per le carpe che, davanti alle boilies hanno un atteggiamento veramente “debole” poiché difficilmente saranno preferite a quel ben di dio presente sul fondo per 8-9 mesi l’anno. Ma all’appropinquarsi della stagione fredda, la rarefazione del cibo naturale porta le boilies ad assumere un’importanza maggiore al punto di vedere  numerose catture (mai la famosa 32….!), fino ad una bella 24kg.Ma questa situazione ha un senso perché la presisone di pesca con le boilies è davvero bassa poiché il lago è chiuso alla pesca sportiva ma, nel vicino Lago Lungo (circa 300 metri di distanza e collegati da un canale), il comportamento delle carpe è totalmente differente. A Cantalice (questo l’altro nome) la pesca è regolamentata ma possibile per cui, molti quintali di boilies finiscono in acqua ogni anno tanto ad rappresentare una fonte di cibo alternativo accanto a quello naturale, presente in enormi quantità  nei tappeti di ninfee e negli erbai. Per raggiungere questo livello di confidenza con le boilies, sono serviti due fattori;

-       presenza costante di pescatori

-       pasturazione costante con le boilies

In questo modo il pesce presente ha accettato le boilies come una forma di alimento “naturale” che offre il lago durante l’anno a differenza di Ripa Sottile in cui, non essendoci praticamente pesca, le boilies sono solo una alternativa dei mesi mesi caldi. Questo significa anche che per preparare un posto di pesca simile, servono quantitativi di esca davvero impensabili per un solo angler o per un piccolo gruppo a meno che non si vogliano dedicare completamente le risorse di tempo disponibili.

Per ovviare alla forte presenza di cibo naturale è quindi necessario operare sui quantitativi di pasturazione che, necessariamente ed in funzione delle dimensioni del lago /fiume, possono arrivare ad essere veramente importanti e per questo, non solo basati su boilies ma su agglomerati di granaglie su cui, operare con le boilies.

 

 

I fattori ambientali. – Con il termine «fattori ambientali» consideriamo famosa pressione piscatoria capace di modificare radicalmente il comportamento del pesce e le sue abitudini. Basti pensare che l’eccessivo uso di boilies e particles in alcuni laghi inglesi ha fatto tornare perfettamente catturanti i cari e vecchi lombrichi innescati che da diversi lustri permettevano la cattura solo di tinche e perfidi carassi! È evidente come una approfondita analisi ci porterebbe senza dubbio a individuare altri possibili punti di discussione, ma tutti ricadrebbero tra quelli appena visti. Resta il fatto che il raggiungimento del punto in cui il pesce perde i freni inibitori è fondamentale per i nostri scopi e per ottenere un tale risultato dovranno essere prese diverse precauzioni e fatte altrettante considerazioni. La pressione di pesca non è fatta solo dalla presenza di esche (boilies) in acqua ma anche da elementi esterni che concorrono a disturbare il pesce come, le lenze in tensione, vibrazioni ed urti sulle sponde ed i movimenti che tendono a modificare i comportamenti dei pesci che, spostano le loro fasi alimentari in momenti più sicuri, come la notte ad esempio. Ma un fattore ambientale è anche dato dalla qualità dell’esca che viene lanciata in acqua se è vero che sono in commercio boilies di talmente scadente fattura e dagli ingredienti mediocri tali da causare malesseri al pesce che li ingurgita. Una pasturazione effettuata con queste esche può portare al totale rifiuto delle boilies per lunghi periodi, paralizzando l’azione di pesca e comunque compromettendo i risultati per gran parte degli angler presenti su quel dato lago. Ecco che, ancora una volta l’uso della nostra testa deve essere primario poiché, anche le boilies conservate, dopo un certo periodo perdono le loro qualità alimentari e come un cibo scaduto, possono diventare una minaccia per la salute delle nostre prede. Non facciamoci allora tentare dalle super offerte da saldo di tanti negozianti oppure,  dai bidoni di esche che spesso escono dalle fiere di pesca. Se vengono vendute a prezzi così stracciati, evidentemente non sono più così commerciabili ai costi precedenti…o mi sbaglio?

 

 

I principi base dell’esca

 

La pasturazione gioca un ruolo fondamentale ed è in questa fase che dovremo concentrare i nostri sforzi in termini di qualità dell’esca che proponiamo. Sull’hair rig invece, avremo bisogno solo di un’esca così perfettamente camuffata, da sembrare la migliore tra tutte quelle presenti sul fondo e quindi quella che la carpa dovrebbe prendere per prima.Se infatti avesse ragione Wilton, esche come le Tiger Nuts o le noccioline (sebbene altamente valide sotto il profilo nutrizionale, ma non complete), non garantirebbero alcuna possibilità di cattura e alcune parti di questo libro non avrebbero senso! Esistono chiaramente tanti altri aspetti da considerare in questo contesto, che possono in modo più o meno pesante, influenzare il comportamento del pesce. I citati «fattori ambientali» ad esempio, sono senza dubbio importanti anche se in Italia non hanno attualmente lo stesso peso che hanno in Inghilterra o in Olanda.

Che cosa è allora importante conoscere per studiare l’esca migliore per le carpe? È necessario parlare per forza di cose di proteine, di mix altamente proteici, etc. etc.? Personalmente credo che tutto ciò non sia necessario, nel senso che la pesca della carpa è fatta di cose semplici (tranne pochissimi casi), è alla portata di tutti e qualche semplice nozione elementare, rappresenta tutto il bagaglio necessario. Il resto, credetemi, è assolutamente superfluo!

 

Le proteine. – Le proteine sono formate da aminoacidi. Con questa frase che a quasi tutti noi non dice assolutamente nulla, arriviamo subito a parlare di uno degli aspetti più dibattuti a torto o a ragione da molti carpisti. Una ventina di aminoacidi sono regolarmente presenti nelle proteine mentre il metabolismo delle carpe abbisogna, in linea di massima, di una decina di aminoacidi essenziali. Quando le proteine vengono ingerite, sono gli aminoacidi che rappresentano la sorgente nutritiva. Il cibo può essere identificato come una sorta di «fonte» (donatore) di aminoacidi, mentre chi lo assimila è il cosiddetto «accettore». Gli aminoacidi ottenuti dal donatore sono riorganizzati attraverso i cicli metabolici dell’accettore (il pesce). Poiché la richiesta di aminoacidi è specifica per ogni diverso organismo (e deve essere soddisfatta sempre), ne deriva che determinate proteine possono avere una importanza minore, mentre altre possono risultare indispensabili per il funzionamento dell’organismo della carpa. Alcuni tipi di proteina, poi, hanno una «valenza» maggiore di altre nel senso che quelle di orio di osegetale, sono in linea di massima più «povere» di quelle di origine animale.

Tuttavia, può essere necessario combinare proteine vegetali e animali al fine di costruire un «profilo aminoacidico» ideale. Da quanto detto precedentemente, appare chiaro che l’uso di esche che abbiano valori proteici elevati non è sempre necessario poiché le carpe potrebbero non essere in grado (o non avere il bisogno) di convertire tutto ciò che assimilano, in energia.

Alcune autorevoli fonti (Gibbinson, Paysley) tendono ad assumere posizioni concordi in tal senso, confermando che esiste un «tetto» proteico, oltre il quale non ha senso andare. Tale limite, accettato da quasi tutti gli esperti europei, è fissato attorno al 65% (nelle pagine successive verrà descritto come effettuare il calcolo). Valori più elevati non comportano alcun vantaggio pratico in termini di catture. Ciò vale anche per la stagione invernale nonostante sia credenza comune, di dover per forza ricorrere a esche molto ricche sotto il profilo proteico.

 

La digeribilità. – Parlare di ciclo nutritivo non significa «ciò che è stato mangiato» ma, piuttosto, quello che è stato usato dall’organismo. In linea teorica esistono per l’uomo dei nutrimenti che rappresentano il massimo sotto il profilo aminoacidico quali, ad esempio, la carne e altri che, seppur mangiati in grandi quantità, non forniscono che un limitato apporto energetico. Lo stesso si verifica per le carpe anche se poi, all’atto pratico, le nostre amiche troverebbero molto difficile la digestione, ad esempio, della carne.

Gli esseri umani posseggono infatti uno stomaco che produce acido cloridrico e pepsina e tutto ciò che viene mangiato, passando attraverso l’intestino, viene convertito in una emulsione, dagli enzimi. Le carpe non posseggono uno stomaco come il nostro, né producono acido cloridrico o pepsina e il loro sistema digestivo ha estrema difficoltà a fronteggiare proteine come quelle della carne. In pratica significa anche che, se stiamo usando un mix di alto valore nutritivo (es. 80%) o con taluni ingredienti «pesanti» (farina di carne, glutine di mais etc.), solo una piccola parte verrà assimilata, mentre il resto sarà eliminato. Le proteine «estratte» dal sistema digestivo sono fondamentali per il nostro avversario poiché ne permettono la crescita, fornendo i materiali per un sano sviluppo dei tessuti e contribuendo alla formazione delle scorte energetiche necessarie per vivere.

Questo però non significa che l’esca ideale debba essere altamente proteica. Ogni organismo ha infatti bisogno di una dieta bilanciata e vedremo nelle pagine successive che cosa significano eventuali carenze vitaminiche (ad esempio) in termini di possibili malattie o malformazioni. Dieta bilanciata significa quindi una piena disponibilità di tutto ciò che è richiesto dall’organismo del pesce per sopravvivere e crescere correttamente.

Se noi pensassimo solo nella direzione delle proteine e degli alti valori proteici, commetteremmo un errore poiché su un valore 100 di proteine, la carpa potrebbe averne bisogno solo di 50 in certi periodi dell’anno e magari di 30 in altri. Il resto verrebbe espulso, cioè non convertito in energia, crescita o sostituzione di tessuti. Se poi avessimo inserito anche alcuni ingredienti scarsamente digeribili avremmo perso parte del nostro denaro, perché proprio la loro difficile assimilazione tenderà ad allontanare il pesce, diminuendone in modo drastico la propensione a cibarsi.

 

I grassi. – Esistono due tipi di grassi, polisaturi e poli insaturi. I primi non hanno particolare valore nutrizionale, mentre i secondi sono la migliore fonte energetica esistente. Entrambi sono presenti in tutti i nutrimenti, siano essi di origine vegetale o animale. Un esempio nei due casi è dato dalle noccioline così come dalle farine di pesce, entrambe ricche di olio, ovvero grassi poli insaturi. Gli altri tipi di grassi menzionati, non hanno un apporto fondamentale per la salute del pesce così come degli esseri umani.

 

I carboidrati. – I carboidrati giocano un ruolo significativo nella dieta bilanciata delle carpe per quanto una certa letteratura recente ne abbia diminuito l’importanza. Per meglio ampliare questa parte mi rifarò direttamente a Tim Paisley, che dedica qualche riga all’argomento: «Le carpe sono diabetiche nel senso che non hanno insulina. Questo significa che esse non possono ossidare i carboidrati per un loro utilizzo diretto (come fanno gli umani), ma possono solo metabolizzarli sotto forma di glicogeno, nel fegato». 

Test effettuati sulle carpe, mediante la progressiva diminuzione del cibo, hanno portato a scoprire una limitata diminuzione della presenza di glicogeno nel fegato delle carpe a significare che i carboidrati non hanno una reale importanza come fonte di nutrimento.

Cosa significa quanto appena detto? Che il cibo ingerito dal pesce, è «lavorato» dagli «enzimi» attraverso l’intestino che, operando in congiunzione con quelli (gli enzimi) presenti naturalmente nel cibo, aiutano il processo digestivo. Nel fegato si vengono quindi a formare delle scorte energetiche che vengono conservate anche per lunghi periodi per poter poi essere utilizzate durante la riproduzione, alla fine della stagione invernale o in tutti i periodi in cui vi è carenza di cibo. A noi carpisti deve comunque rimanere chiaro un concetto base: pur non essendo ancora chiaro il ruolo giocato dai carboidrati nella dieta delle carpe, si tratta senza dubbio di un nutrimento molto gradito durante tutto l’anno dal pesce e su cui possiamo sempre fare pieno affidamento per la preparazione dei nostri mix.

 

Gli enzimi. – Gli enzimi contenuti nel sistema digestivo delle carpe completati dagli enzimi contenuti nel cibo da esse ingerito, convertono quest’ultimo, in ciò di cui l’organismo del pesce abbisogna per vivere. Esistono in commercio dei prodotti che aiutano la digestione delle carpe e in particolare la Nutrabits produce gli Addit Digest che migliorano l’apporto e facilitano la conversione in energia dei mix più complessi. Ma entriamo in un ambito in cui mistero, chimica ed alchimia si mescolano ed anche l’autore di queste pagine, tende a irrigidirsi per manifesta ignoranza o forse, totale indifferenza visto che parliamo di pesca sportiva…


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Commenti

Marcucci Paolo il 28/07/11
Ma al lago di Ventina ci sei stato? Io prima con il mio amico Angelo Conforti e dopo con Pasquale Loddi ci abbiamo fatto delle grandi pescate, grandi pesci molti sopra i venti kg e qualcuno dici di averne prese di oltre venticinque, ripa sottile é sempre stata una bufala bastava chiedere alle quattro stade. E Fiorenzuola che ne dici, se non fosse per i pescatori di frodo sarebbe magnifico, io una notte dopo aver pasturato l´entrata del lago per una settimana, ho ritirato una rete di traverso in quell´area in cui era proibita la pesca, con varie carpe dentro le ho liberate tutte dopo di che me ne sono dovuto andare per non essere agredito dai bracconieri che erano apostati sulla strada ma le carpe le ho liberate erano magnifiche.


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