Boilies E Mix

Conoscendo l'esca-parte 1

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 24/06/11

 

Non esiste mistero nella composizione dell’esca a meno che non ci si voglia atteggiare a chimici. L’esca destinata al carp fishing è frutto di una serie di osservazioni, prove e test che hanno portato ad alcune moderate certezze. La chiave di lettura di ogni singolo momento è una soltanto, la semplicità. Ma per poter arrivare a queste considerazioni dobbiamo analizzare alcuni aspetti legati al comportamento del pesce, alle sue abitudini. Solo in un secondo momento potremo applicare le teorie legate alla composizione dell’esca sapendo cosa stiamo facendo con esattezza o perlomeno, con le idee molto più chiare.

 

Perché studiamo l’esca. – Il pesce come ben sappiamo è un animale sospettoso di natura e dotato di grandi capacità a carattere istintivo. In particolare, maggiore è l’età del pesce, più grande è l’esperienza accumulata basata su esperienza negative e pericoli scampati. Ciò si trasforma, in sintesi, nella capacità di individuare possibili inganni che mettano a repentaglio la sua incolumità. Questa capacità è ovviamente di tipo puramente istintivo e oramai la possiamo considerare come «radicata» nella stessa struttura del DNA del pesce, ovvero, viene trasmessa di generazione in generazione attraverso una sorta di codice genetico. Molto semplicemente accade che il pesce nasca e cresca quasi nella consapevolezza del pericolo incombente sotto varie forme:

– altri pesci;

– altri animali;

– l’uomo;

– altre insidie.

Si sviluppano quindi dei formidabili freni inibitori sempre più consistenti, che bloccano la carpa dal commettere errori fatali a causa del cibo che gli si presenta davanti. Questi blocchi psicologici sono il vero e grande avversario del carp angler poiché lo mettono di fronte a un pesce realmente difficile da catturare. Ecco che allora si assiste, con frequenza, a grosse carpe che alla sola vista di boilies o granaglie fuggono a pinne levate in quei laghi ove la pressione piscatoria con queste esche è assai elevata. Boilies e particles, grandemente presenti sul fondale diventano per il pesce un campanello d’allarme che anziché svolgere il compito primario di attirarlo nella zona di pesca, lo allontanano.

 

La propensione al cibo. – Con «propensione al cibo» indicheremo una situazione in cui il pesce inizia a rallentare i freni inibitori rivolgendo la propria attenzione in modo sempre più marcato verso il cibo presente. Questo concetto che gli inglesi (Tim Paisley) definiscono «bait preoccupation» indica come sia possibile, attraverso alcune «tattiche» di pesca (pasturazione), far cadere ogni freno inibitorio alle carpe, incluse quelle di maggiore esperienza. A questo proposito ricordo un piccolo branchetto di carpe che ebbi modo di osservare in un laghetto a Sasso Marconi dove ero stato invitato per un incontro tecnico. Avevo infatti lasciato cadere sul margine alcune manciate di boilies per avere qualche indicazione supplettiva la mattina seguente. Con il progressivo trascorrere delle ore notai alcune sagome scure nei paraggi delle boilies e piccole serie di bollicine che salivano in superficie. Era il segno evidente che le nostre amiche avevano deciso di fare una capatina in questo nuovo supermarket del cibo! Poco alla volta, notai alcune carpe iniziare ad avvicinarsi alle boilies con precauzione attraverso veloci aspirazioni seguite, da rapide espulsioni del cibo. Con questa procedura le carpe stavano in pratica «sondando» il cibo per individuare i possibili tranelli e man mano che il tempo passava, i periodi in cui il pesce si allontanava dalla zona pasturata diminuivano. In effetti stava iniziando una fase di allentamento delle difese naturali e le nostre amiche si stavano facendo sempre più tentare dalle gustose boilies arrivando, nel giro di poche ore, a mangiare tranquillamente. Le carpe in pratica avevano raggiunto la «food preoccupation», ovvero una totale propensione verso il cibo.

Analoga prova, durante le riprese del primo dvd sul Carpfishing che girammo in Spagna ed in cui, un sub con telecamera, ha ripreso un  branco di carpe tra i 10 e 15 kg dapprima avvicinarsi con sospetto e quindi, gradualmente, lasciarsi andare ad un banchetto sfrenato fatto di chilogrammi di mais misti a boilies. Tutto a meno di 3 metri da un uomo in nero con una telecamera subacquea!

In sintesi, possiamo allora indicare quelli che sono gli elementi che concorrono alla perdita dei «freni inibitori» portando il pesce ad aumentare la sua propensione verso il cibo:

– qualità dell’esca;

– dimensioni dell’esca;

– quantità di esca presente sul fondale;

– quantità di pesce presente;

– quantità di esca rispetto al pesce presente;

– fattori ambientali.

 

La qualità. – Aromi, contenuti proteici, livelli di attrazione in diversa misura concorrono alla qualità dell’esca esattamente come per noi umani accade per il cibo. Non avendo alcuna idea (a questo punto del libro) di come deve essere composta una esca da carpe (boilies), l’unica considerazione che tutti noi possiamo fare da subito riguarda le caratteristiche che deve possedere, per darci una certa soddisfazione. Si tratta di requisiti ovvi che devono però essere sempre tenuti a mente quando si valuta un certo mix rispetto a un altro:

– facile da rollare nelle tavolette;

– lanciabile anche a grande distanza senza rompersi;

– buona dispersione aromatica;

– capacità di catturare carpe;

– facilmente disponibile in quantità;

– economicità.

A prima vista, si tratta semplicemente del classico uovo di Colombo ma, pensiamoci bene, quante esche rispondono esattamente a questi requisiti?

 

Le dimensioni. – Dice Tim Paisley: «Ho catturato carpe con boilies grandi come una palla da tennis ma le carpe erano veramente affamate e questa tattica non è certamente quella migliore. Se con la stessa quantità di mix avessi preparato trenta piccole boilies avrei certamente avuto lo stesso risultato anche perché la capacità di attirare pesce di tante piccole esche è maggiore di una singola boilies dello stesso quantitativo di mix». Esca piccola in quantità elevata, quindi, ma dove? Se il concetto è certamente corretto per i laghi britannici, lo è senza dubbio meno per i nostri grandi bacini ricchi di enormi carpe ma anche di mille altri pesci che gradiscono tali esche (gamberi inclusi). Se però partiamo dal presupposto che una boilies da 14 mm in auge presso i piccoli laghi britannici va tradotta come almeno 20 mm per le nostre acque, quanto detto da Paisley non fa una piega! In questo caso, infatti, il riferimento non può essere preso dal mondo carpistico d’oltremanica, fatto di piccole cave e laghetti che non appaiono nemmeno sulle cartine stradali più dettagliate e che sono popolati in modo selettivo, ma dalla realtà francese, molto più simile alla nostra oppure, alle ricche acque spagnole chge da qualche anno abbiamo cominciato a frequentare. L’uso di piccole esche ha un senso solo in situazioni di alta pressione di pesca in cui dobbiamo differenziare l’offerta per tentare nuove strade accettando il rischio di catture ripetute di cavedani, carassi e scardole. Ma una pasturazione fatta con piccole boilies da 16 può essere spazzolata in poche ore da un branco di questi dannati rompiscatole per cui il nostro lavoro diventa inutile. Se è vero che la dimensione “XL” non elimina il rischio di essere disturbati da questi piccoli pesci, dobbiamo accettare il fatto che le boilies piacciano a tutti e non solo alle regine e specchi. Per cui, se prendiamo un cavedano, accettiamolo con ironia osservando gli sforzi che ha fatto per ficcarsi in gola una doppia 22 con ami dell’1/0. Una soluzione è quella di aumentare a dismisura le dimensioni  magari provando con le 30 mm che, non fermano certamente una bella carpa anzi, forse la stimolano poiché una grande boilie è una forte fonte di attrazione ed aroma. Bisogna avere quindi coraggio e rischiare almeno su una canna affinché si possa stabilire un barlume di verità.

 

La quantità. – La quantità di esca presente nell’acqua permette di raggiungere una elevata propensione al cibo del pesce facendogli perdere i freni inibitori. Questa situazione si può raggiungere, attraverso 2 modi distinti di intendere la parola «pasturazione»:

 

–      grandi quantità di boilies e granaglie in spazi temporalmente molto ristretti, per catturare immediatamente;

–      pasturazione senza pesca per lunghi periodi con quantità limitate di boilies miste a granaglie (maggioritarie) per “creare” il settore di pesca di lungo periodo.

 

In entrambi i casi avremo una elevata quantità di esca presente sul fondale con ottime possibilità di catture, ma diverso comportamento del pesce nel lungo periodo. In entrambi i casi, riusciremo a diminuire la sospettosità del pesce nei confronti di ogni singola esca incrementandone la propensione verso il tipo di nutrimento che gli proponiamo ma mai, attenzione bene, a modificarne la propensione a preferire sempre il cibo naturale quando questo è presente in grandi quantità (schiusa di ver de vase, abbondanza di gamberi).

 

Il pesce presente. – È chiaro che la quantità di pesce presente in un dato bacino, agisce sulla scelta dell’esca in modo piuttosto evidente. Maggiore è la quantità di pesce presente, meno importante è la qualità dell’esca che dovremo immettere. In alcuni laghetti la quantità di carpe è talmente elevata da non richiedere assolutamente un’esca ricercata sotto il profilo alimentare poiché prevale la competizione tra i pesci presenti che si devono accaparrare ciò che è sul fondo per sopravvivere. L’esempio dell’Ebro oppure del Po e dei loro immensi branchi di carpe da 10-14 kg è illuminante considerando che ognuna di queste può spazzolare 2 kg di esca in pochi minuti

Diverso è il discorso nei bacini dove le carpe di taglia sono rare e tutte molto sospettose nei confronti di ogni tipo di esca. In simili specchi d’acqua, la scelta dell’esca fa realmente la differenza anche perché in questi casi, la boilie dovrà mettersi in competizione con altri elementi che concorrono all’alimentazione del pesce, superandoli. Ad esempio, la quantità di cibo naturale presente in acqua è un fattore spesso sottovalutato ma, in realtà, di primaria importanza e che merita un piccolo approfondimento.

 

Con il prossimo appuntamento continueremo questo discorso.

(Tratto da Boilies e Mix)


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