Tecnica

Come nelle favole

Di Alessia Bolsi & Giuseppe Contesini pubblicato il 14/12/17

Amo leggere, amo restare informato su tutto quello che riguarda il carpfishing e mi rendo conto che sempre più spesso i racconti di sessioni assomigliano più a mitiche avventure tra mille difficoltà, risolte infine da prodotti "magici" piuttosto che semplici pescate! Credo non ci sia nulla di eroico in quello che facciamo ne nulla di epico, non siamo super uomini se peschiamo con il fango fino alle caviglie e prendere una settimana di pioggia non ci rende carpisti migliori di altri, la banale realtà é che siamo noi a volere certe situazioni, a cercare di rendere una cosa incredibilmente semplice come la pesca un qualcosa che sembra necessitare di una preparazione psicofisica che nemmeno gli eroi Marvel hanno... Beh, personalmente preferisco andare controcorrente sottolineando che la buona riuscita delle nostre sessioni non è altro che un insieme di cose che vanno per il verso giusto, ma quali sono i fattori che più influenzano l'esito di una pescata? Le esche? Le attrezzature? I prodotti magici? No di certo, quello che ci aiuta veramente a fare la differenza nella pesca come in qualsiasi campo della vita, é la conoscenza ed il ponderare in base ad essa le nostre scelte.

In base alla mia esperienza pianificare le sessioni tenendo conto delle abitudini che hanno le carpe in quel determinato luogo, in base alle stagioni (o più realisticamente alla temperatura dell'acqua) e al meteo rappresenta la vera arma in più! Per cui imparare a conoscere i comportamenti generici e specifici del pesce diventa importante esattamente quanto il calare in acqua anziché su un campo le nostre lenze, ovviamente mi riferisco a quelle sessioni che ci portano ad affrontare posti che non fanno parte della nostra lista abituale di spot, non a caso infatti negli ambienti che frequentiamo sovente sono certo che i risultati in termini di catture siano sempre regolari ed anche se non ci si fa caso questo dipende appunto dalle conoscenze acquisite nel tempo.

 

Fattore "1": la scelta del periodo

 

Qualche tempo fa organizzai insieme alla mia compagna e due amici di cui uno francese, una sessione in un lago tra i più grandi della Francia, non avendo mai pescato in questo immenso mare d'acqua dolce dovetti principalmente affidarmi alle conoscenze acquisite nel tempo ed all'esperienza di Reynaldo, ma il periodo della sessione lo scelsi io, questo perché da anni sono fermamente convinto che il momento migliore per affrontare i grandi laghi sia senza dubbio lo spazio di tempo che va dalla prima settimana di ottobre all'ultima di novembre, questo perché con la diminuzione graduale delle temperature le carpe iniziano ad alimentarsi con ingordigia per accumulare le riserve di energia per l'inverno, ho indicato di proposito un periodo abbastanza lungo in quanto le temperature variano da posto a posto in base a diversi fattori, come ad esempio posizione geografica, altitudine o profondità del bacino che si affronta.

L'autunno è sempre stata la mia stagione preferita, il momento in cui tutto esplode con la sua ultima bellezza, come se la natura si fosse risparmiata durante l'anno per un finale dai mille colori. Le foglie iniziano la loro lenta caduta come fosse una danza, arrivando poi a terra per creare un tappeto dalle sfumature incantevoli.

Nel caso specifico della pescata che vi sto raccontando, optai per la seconda settimana di ottobre, proprio perché nella zona della Francia in cui é situato il lago in questione il freddo inizia ad arrivare in quel periodo, tant'è  che durante la sessione il termometro di notte é andato sotto lo zero diverse volte. Ma in una distesa d'acqua di 4800 ettari, dove posizionarsi per sperare di catturare?

 

Fattore "2": la scelta della postazione

 

Quando ci si trova ad affrontare grandi specchi d'acqua bisogna rendersi conto che le carpe potrebbero non essere presenti in tutti i settori del lago, nel nostro caso abbiamo dunque cercato di trovare una postazione che potesse garantire alle carpe una situazione favorevole per il loro stazionamento in quel periodo. 

Così abbiamo optato per una grande ansa che veniva scaldata per tutto il giorno dal sole, con una profondità variabile fino ai 5 metri, ben riparata dal vento e ricca di zone di sicura alimentazione come canneti, erbai, legnaie ed alberi sommersi! Insomma un vero e proprio fast food per le carpe.

Essendo due coppie di pescatori occupammo altrettante postazioni, entrambe con le stesse caratteristiche ed abbastanza vicine, questo é uno degli aspetti che a mio avviso ci ha fatto fare maggiormente la differenza, in quanto si è potuto fare un vero e proprio lavoro di squadra pasturando ampi settori in modo tale da riuscire ad indirizzare e mantenere le carpe nelle zone di pesca da noi scelte.

 

Fattore "3": la pasturazione

 

Se le cose dette fino ad ora possono sembrare scontate e generiche, in questo caso l'aiuto di Reynaldo é stato fondamentale in quanto ci ha spiegato che le carpe si muovono in enormi branchi  formati da esemplari indicativamente della stessa taglia e per questo motivo non bisognava lesinare sulla quantità di esche da utilizzare per la pasturazione, il suo consiglio era di adoperare circa cinque chili di boilies (niente pellets ne granaglie che avrebbero potuto attirare pesci di disturbo) per ogni canna, ovviamente una quantità del genere andava distribuita su uno spazio abbastanza ampio (almeno 15-20 metri quadrati) così decidemmo di creare tre diversi sbarramenti, due esterni alle postazioni con 4 canne ognuno ed uno centrale formato da 8 otto canne calate ad una distanza di circa 50m l'una dall'altra.

É stata la prima volta da quando pesco che mi sono trovato ad utilizzare questa strategia, un sistema in cui la collaborazione tra pescatori deve essere perfetta, serve concentrazione ed un grande affiatamento per riuscire a portare avanti questo genere di approccio per una settimana intera, soprattutto se le partenze si susseguono ad un buon ritmo! Tuttavia é assolutamente necessario continuare nell'azione di pasturazione in quanto il vero segreto non è tanto trovare le carpe quanto riuscire a tenerle nella zona di pesca prescelta, ovviamente questo lo si può fare anche e soprattutto utilizzando le esche giuste.

 

Fattore "4": le esche

 

Le boilies.... Si potrebbe scrivere all'infinito su questo argomento, parlando di farine, aromi, meccanica e tanto altro, ma in realtà quello che più conta a mio avviso é che una boilie eccellente deve soddisfare tre requisiti: meccanico, nutritivo e digestivo.

La meccanica é importantissima in quanto una boilie ben studiata riuscirà a lavorare per il tempo che vogliamo in acqua con qualsiasi temperatura, quello nutritivo serve per poter fornire il giusto apporto di vitamine, proteine, grassi e carboidrati alle carpe, l'aspetto digestivo é forse quello che più rende differenti i vari tipi di boilies che si possono produrre o comprare ed è principalmente di questo che ci dobbiamo preoccupare se abbiamo intenzione di praticare sessioni con abbondanti pasturazioni.

L'esca che io ed i miei compagni di pesca abbiamo deciso di utilizzare presenta caratteristiche ben precise, particolarità che la rendono perfetta per il periodo ed il luogo da noi scelti, si tratta di una boilie con un mix ben bilanciato e ad altissima digeribilità.

Al suo interno possiamo trovare tre tipi di pastoncini Hait's (Robin Red, Spanish Red Pepper e Super Red), idrolizzati di fegato e salmone (ideali per dare una meccanica eccellente alla boilie anche a bassa temperature), farina di tonno e farina di calamaro (per dare un'impronta gustativa ben marcata), una buona quantità di aglio in polvere (antibiotico e disinfettante naturale) e qualche grammo di acido butirrico (che nel periodo che va dall'autunno alla primavera da il meglio di se)  ovviamente questi sono solo alcuni degli ingredienti che compongono la parte solida del mix, la parte liquida é invece realizzata, oltre che da uova, dalla miscela di un aroma alla cozza, uno all'acido butirrico ed una gran dose di idrolizzato di fegato liquido. 

Utilizzarle in combinazione a prodotti per aumentare la velocità di entrata in pesca e la dispersione degli attrattori le ha rese assolutamente micidiali, ma per essere catturante, ogni esca, per tanto che sia buona ha bisogno di essere calata nel punto giusto.

 

Fattore "5": la scelta dello spot

 

Trovandoci a pescare circondati da centinaia di metri di canneti, erbai grandi come piazze e legnaie infinite era importante trovare quei posti in cui il fondale ci permettesse di stendere al meglio le nostre lenze, evitando il più possibile il rischio di incagli o di perdere il pesce tra gli ostacoli. L'attento uso dell'ecoscandaglio ci ha permesso di individuare quei pochi punti presenti di fondale relativamente duro, dove posizionare i nostri rigs ed essere sicuri di poter svolgere al meglio le operazioni di calata e recupero, oltre che farci dormire sonni tranquilli in quanto consapevoli di avere i terminali ben piazzati e perfettamente in pesca, questo anche e soprattutto grazie al tipo di inneschi scelti.

 

Fattore "6": l'innesco

 

Utilizzando un'enorme quantità di pastura ci serviva un innesco che potesse essere più attrattivo e facilmente individuabile dalle carpe, così abbiamo deciso di utilizzare boilies da 20mm ricoperte da uno strato di circa 4mm composto da diversi attrattori e farine presenti nel mix delle boilies stesse, la durata di questa panatura é di diverse ore, lavorando sin da subito, sgretolandosi e rilasciando particelle lungo la colonna d'acqua risulta di facile localizzazione soprattutto se posizionata (come nel nostro caso) su un fondale pulito, inutile dire che non si tratta assolutamente di un'esca magica ma senza dubbio ha caratteristiche tali da renderla un'arma da utilizzare quando ci serve un qualcosa in più rispetto alla solita, semplice boilie. Ovviamente perché una pescata diventi indimenticabile, non basta programmarla alla perfezione ed indovinare tutte le scelte, per catturare infatti, serve che il fato sia dalla nostra parte.

 

Fattore "C": il c... Ehm, la fortuna!

 

Parto sempre con un dubbio nella testa, una paura, la pescata come andrà? Considerando il viaggio, l'impegno messo, ma non sapendo ancora cosa ci si potrà aspettare  preferisco mantenere le aspettative sempre basse, poi una volta arrivati in scenari del genere due pensieri ti assalgono, uno é quello che già essere li é stupendo ed un privilegio, il secondo che non puoi trovarti ad affrontare un posto del genere e buttare via la tua occasione, che non si può tornare a casa senza una cattura di qualsiasi dimensione essa sia, purché almeno una carpa cada sul tuo innesco, tuttavia non dipende da noi, perché ragazzi, inutile girarci troppo intorno quello che succede sott'acqua non lo potremo mai prevedere, possiamo organizzarci al meglio, preparare minuziosamente ogni piccolo dettaglio, tenere conto di meteo, temperature, stagioni, venti e luna ma alla fine per catturare certi pesci in certi posti, non serve solo essere bravi.... Ma piuttosto avere la fortuna dalla nostra parte, in questa sessione é andata così, tutto ha funzionato per il meglio trasformando la settimana in quella che per tutti noi probabilmente resterà la pescata della vita, in cui tutto é andato per il meglio, permettendo alla realtà di superare di gran lunga le aspettative e regalandoci il tanto sospirato lieto fine... Proprio come nelle favole.

 

 

Testo e foto:

Giuseppe Contesini

Alessia  Bolsi


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