Tecnica

Cold Baiting

Di Quirino Riccitelli pubblicato il 13/03/13

Ci eravamo lasciati al discorso nomadismo, come precedentemente accennato e promesso parliamo adesso di pasturazione in inverno (cold baiting, come io la definisco), perciò di qualcosa di pratico e meno teorico rispetto al precedente argomento.

Causa le ultime abbondanti nevicate, le cave che di solito frequento già so non porteranno catture (i periodi no feeding sono di fatto in corso), mentre in montagna i laghi sono parecchio ghiacciati. Brutta storia ma la voglia di pesca è irrefrenabile, ok, domani andrò a fiume, deciso! Proprio a proposito fiume voglio proporvi una strategia di pasturazione diversa, che negli ultimi anni, nelle acque del mio vicino di casa Volturno, continua a permettere alle mie canne di piegarsi, non solo nella fase di lancio…

A parlare di pasturazione si corre il rischio di propinare la solita solfa trita e ritrita, una minestra riscaldata di cui si è detto tutto o quasi, per questo motivo vorrei suggerirvi una pratica un po’ diversa, che impiego con ottimi risultati da diverso tempo. Ricollegandomi per un istante al discorso nomadismo, riassumendo il tutto in poche parole, avevo detto che le carpe in prevalenza si spostano per convenienza o verso zone con temperatura consona alle proprie attività, oppure in acque con cibo disponibile.

Tutte le migrazioni comportano un dispendio energetico e un conseguente ed obbligatorio reintegro delle energie perse, pertanto durante o dopo i “movimenti” sarà probabile riuscire a portare a guadino qualche pesce. Ad esempio pensate per un attimo alla frega primaverile: in questo periodo le carpe riescono a non assumere cibo per numerosi giorni, non a caso i periodi pre e post frega sono ideali per i carpisti, viste le ingenti quote di ATP che la riproduzione costringe a bruciare. In inverno la ridotta attività metabolica non è da sottovalutare, abbandonate dunque le pasturazioni abbondanti o rischierete di saziare le carpe prima della tanto attesa partenza.

Non è facile suggerire una giusta quantità che possa permettervi di “azzeccare la sessione”, il ragionamento su cui mi baso è molto semplice e consiste in un approccio molto leggero che metto in pratica attraverso 3 tipologie di esche:

Esche bagnate: Come precedentemente sostenevo, saziare le carpe in questo periodo è un errore comune, l’intelligenza nella quantità di pastura da immergere è basilare, quindi come regolarsi? Io riduco i volumi generalmente di 2/3 rispetto ai periodi di massima attività (primavera-autunno), grosso modo cerco di impiegare esche leggere in termini proteici, bagnandole con liquid foods che consentano un rilascio di attrattori costante e che creino in acqua un interesse non invadente.

Stimolare le carpe senza rischiare di saziarle prima che aspirino il nostro innesco è facile a dirsi, leggermente più complesso nell’attuazione, per non sbagliare il ricorso al PVA offre la scorciatoia più semplice e utile per evitare sessioni noiose. Per perseguire l’obiettivo prefissato occorrerà creare un sacchetto, un method, oppure uno stick mix, caricandoli con pellets e/o palline rotte, bagnate con alimenti liquidi che aumentino i segnali che dalla zona prossima al nostro innesco andranno a diffondersi in acqua. Uno stimolatore d’appetito potrà rappresentare l’asso di briscola in acque fredde e in quelle correnti;

In queste ultime avremo altresì facoltà di caricare maggiormente la quantità di liquidi (fino al 30% in più) vista l’ovvietà del lavaggio operata dal moto perpetuo, proprio dell’elemento liquido che andrà inevitabilmente a “svuotare l’esca” scaricandola. Poche esche bagnate in inverno rappresentano dunque la strategia che io preferisco impiegare per catturare le carpe sia in fiume che in cave e laghi; Non dimentichiamo inoltre il vantaggio rappresentato dal risparmio sulla pastura da utilizzare, unita al fascino che i liquid foods suscitano.

Esche polverose: Quando le condizioni climatiche sono davvero rigide, unisco ai benefici effetti degli alimenti liquidi, quelli dei powders e di altre sostanze, generalmente impiegate nel self made, oppure come dei veri e propri dip in polvere. In inverno io utilizzo queste polveri proprio come una sorta di dip dove immergo il mio innesco (il quale precedentemente è entrato in contatto con acqua o con un liquid food a piacimento, che crei una superficie incollabile) o con cui ricopro le esche per la pastura che di li a poco andranno in acqua (ripetendo anche più volte l’operazione di immersione e copertura dell’innesco/esche).

La crosticina di attrattori che si creerà, andrà a formare in acqua una pellicola di sostanze in continuo rilascio, un espediente davvero utile quando non si vuole esagerare, oppure ci si vuole semplicemente diversificare dalla massa (utile soprattutto in condizioni di pressione elevata). Un normalissimo ed economico stratagemma consiste nel ricoprire la nostra pastura con un liquido attrattivo (una piccola quantità) in un secchio, tappare e mescolare in modo da bagnare il contenuto uniformemente, per poi inserire una spolverata di polvere o più polveri che siano esse dei powders, dei method o degli stick mix poco importa, l’importante è che vadano ad incrementare l’attrazione del complesso pasturante.

Sfarinati umidi: Il termine sfarinati è un bel po’ generico, io intendo gli spod mix, i method mix e gli stick mix. Tutti questi prodotti con acque fredde rendono al meglio, grazie alle caratteristiche di rilascio continuo che le particelle che essi inglobano riescono ad espletare. Umidi si ma senza acqua, amo infatti inumidire queste polveri con liquid foods (gli stessi o diversi rispetto a quelli che uso per creare esche bagnate), senza alcuna traccia d’acqua. Ciò mi offrirà un duplice vantaggio: da una parte riuscirò ad utilizzare i materiali in PVA senza il pericolo di scioglierli (essendo quasi tutti i liquid foods PVA friendly), dall’altra andrò a creare l’illusione di fonti di cibo senza pericolo di “saturazione nutritiva”. Questo termine così brutto indica semplicemente la sazietà raggiunta da una carpa, ma per come la definisco io, pericolo contro il quale sbattono testa e lenze molti carpisti che in inverno lasciano immutate le quantità di esche che utilizzano come pastura. Talvolta in fiume, specie quando riscontro una alta attività del no target fish, preparo preventivamente diversi kg di sfarinati umidi, spezzando al loro interno qualche pallina e qualche pellets, che divido in palle da lanciare a monte, nel bel mezzo della corrente.

Quest’ultima disperderà in tutta la zona di pesca ed in quelle circostanti (soprattutto a valle) l’invitante manicaretto, suscitando l’interesse dei pesci presenti e stimolando l’appetito delle carpe, talvolta al punto di costringerle a migrare per diverse decine o centinaia di metri, pur di nutrirsi nel nostro spot che funge da antenna che irradia segnali interessanti in acqua.

Le tre tipologie prima descritte sono quelle che generalmente impiego, ciò non toglie che altre strategie complementari e sinergiche, offrano risultati altrettanto positivi. Pensate ad esempio alle particles (cha vanno sempre e correttamente cotte). Quasi tutti i carpisti amano impiegare semi vari da unire alle palline per due motivi semplici ed altrettanto comprensibili: costano molto meno rispetto alle boilies e sono largamente apprezzate dalle carpe. Il prezzo non indica necessariamente il potere catturante di un prodotto, non è infatti assolutamente da escludere l’utilizzo di canapa, mais, semi di girasole o simili in inverno onde stimolare l’appetito dei ciprinidi al fine di catturarli; Semi vari offrono un grosso vantaggio, che va a ricollegarsi al discorso sui liquid foods: sono avvertiti, o meglio recepiti, dalle carpe come un qualcosa di naturale, che non desta diffidenza eccessiva.

Con questo non voglio affermare che le carpe in natura trovano in acqua i semi, ma semplicemente che sono munite di un sesto senso che le spinge a diffidare per natura dagli artifizi rotondi, preferendo a questi in molti casi semi e sostanze naturali, soprattutto all’inizio delle campagne di pasturazione in previsione di una sessione in acque vergini, dove le boilies, e le loro caratteristiche nutritive, necessitano di tempo prima di entrare nel consueto regime alimentare standard di una carpa.

Amo aggiungere agli sfarinati umidi le particles, inglobando all’interno della massa che creo semi e, oltre ai liquid foods, anche l’acqua di cottura, una vera e propria manna in condizioni di freddo estremo. Tutti questi stratagemmi potranno permetterci di pescare bene, senza fasciarci la testa prima di sbatterla con un nuovo cappotto. In inverno proviamo quindi a pescare attuando un corretto cold baiting, magari cambiamo spot, assecondando il nomadismo di convenienza delle baffute, variamo le tipologie di esche e registriamo i risultati: qualcosa prima o dopo riusciremo a comprenderla e l’esperienza detterà gli espedienti da attuare per riuscire ad assecondare i bisogni e le abitudini alimentari delle carpe, senza esclamare frasi senza senso che troppe volte circolano nel nostro ambiente.

Non esagerare nelle quantità è la prima e concreta risposta da cercare, non saziare e impiegare prodotti naturali e leggeri è invece la seconda. Non a caso liquid foods, sfarinati, particles e palline con valori proteici bassi sintetizzano al meglio i concetti che ho espresso finora. Abbiate poco timore di prendere freddo, una carpa fotografata in questo periodo riscalderà davvero tanto, forse più del caminetto davanti al quale i carpisti comodi in inverno preferiscono restare. Altri invece prendono caldo avanti alle stufe, beh che queste siano o meno a pellets, io quest’ultimo preferisco sempre e comunque buttarlo in acqua e attendere una bella partenza ;).


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