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Chiude Tuttocarpa

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 06/12/17

La chiusura o meglio la sospensione a tempo indeterminato della rivista Tuttocarpa e siluro non è altro che l’ennesima tegola che si abbatte nel mondo dell’editoria nella pesca. E’ uno stillicidio al quale praticamente nessuna casa editrice è riuscita a sottrarsi e le perdite, invero anche clamorose, sono diventate una costante.

Internet ha distrutto tutto ed in particolare Facebook ha responsabilità enormi poiché nel giro di qualche anno sono completamente venuti a crollare gli investimenti pubblicitari che erano le fondamenta e la ragione di vita di ogni testata delle ultime generazioni.

Prima, e parlo di 20-25 anni fa le vendite già producevano attivo..

Sono lontani anni luce i tempi in cui ci si poteva permettere di dire di no a pubblicità troppo invasive, titolari di azienda eccessivamente arroganti, a deviazioni eccessive dalle linee editoriali che si basavano su un corretto rapporto tra autori e lettori. 

All’epoca, e parlo per esperienza diretta avendo diretto Pescare Carpfishing sin dal 1994, le raccolte erano poderose, gli autori erano pagati per ogni articolo e si effettuava una scelta ben precisa su chi poteva scrivere e chi invece era meglio…non lo facesse.

Pescare Carpfishing era la una piccola rivista di un movimento che aveva due punte di riferimento enormi; la storica Pescare e la successiva (nata da una diaspora interna a Pescare), Pesca In.

In quelle riviste sono passati veramente tutti i migliori e potervi accedere era un simbolo di riconoscimento di una professionalità acclarata.

Un onore per pochi e solo dopo una lunga gavetta; scrissi per tre anni articoli di lancio tecnico/surf sulle pagine riciclate (le famose pagine verdi) fino a quando il Direttore Menchi decise che ero pronto per dire la mia sulle pagine patinate.

Nella redazione di Pescare del 1989  vi erano nomi che hanno fatto la storia della pesca; GianDomenco Bocchi (padre dello spinning), Roberto Cazzola, Alessandro Menchi, Piero Lumini, Pragliola, Meloni, Molinari, Pirino,Belfiori,Galigani, Della Valle tutti , tranne qualche eccezione, forse passati nel dimenticatoio ma in realtà autentici motori della pesca sportiva italiana.

Anche grazie a loro e alle cronache delle vittorie dei Trabucco, Milo, Tubertini sono nati i pescatori di intere generazioni e tra di loro, abbiamo poi trovato i grandi Campioni che vincono ovunque.

Le riviste in quel periodo erano tante, le vendite erano importanti e le tirature assolutamente elevate così come ottime raccolte pubblicitarie a costi per singola pagina con i quali oggi ci si coprono almeno 3 stagioni intere.

Una pagina di pubblicità per un mese costava centinaia di migliaia di lire , le inserzioni annuali, decine di milioni a livello di contratti che oggi potrebbero essere da 20-30 mila euro ad azienda, in certi casi anche molto di più.

Oggi un anno di banner può costare qualche centinaio di euro con una copertura immensa.

Nel carpfishing partimmo noi di Pescare Carpfishing insieme a Tuttocarpa e riuscimmo a dividerci equamente il mercato dei collaboratori, quello delle inserzioni pubblicitarie e le vendite in edicola.

Tutto andava a gonfie vele fino a quando sono subentrati alcuni fattori devastanti; pessimi manager truffaldini, altre riviste ridicole e il web.

Noi in Pescare Carpfishing godevamo di budget con cui pagare tutti i collaboratori cosa che per circa 17-18 anni ha funzionato perfettamente. A prestazione professionale di un certo livello qualitativo corrispondeva sempre un pagamento. Non era molto ma forse assai più di un rimborso spese.

Manager truffaldini hanno fatto poi fallire la casa editrice smettendo di pagare, caricando l’azienda di operazioni delinquenziali e il primo vaso di cristallo si ruppe.

Carpfishing, la rivista leader dalla quale erano nati autori come Forcolin, Grana, Maffei, Coroi, Perin, Zanchin e tanti altri spariva. 

Feci nascere Carponline quando mi resi conto che una nuova esperienza su carta sarebbe stata inutile.

Nel momento della chiusura di Pescare Carpfishing nel mercato esistevano almeno altri 4 cloni di riviste del settore, alcune delle quali orrendi cataloghi messi insieme da distributori con una informazione così terri ilmente non obbiettiva e poco credibile, da non rendersi conto che stavano facendo saltare il banco.

Altre riviste erano molto belle graficamente  ma talmente vuote di contenuti da rasentare la presa in giro.

Già all’epoca sostenni insieme a molti altri autori che il carpfishing italiano non era in grado di produrre autori decorosi a sostegno di 4-5 riviste e i fatti mi diedero ampia ragione.

Man mano, tutte le riviste, diventate veicoli esclusivamente promozionali e spesso senza un minimo di dignità, vennero gradualmente abbandonate dai lettori perché era venuto a mancare il rispetto e la credibilità.

Cominciavano ad apparire i “bimbominkia” che professavano teorie assurde erigendosi ad esperti.

Teorie di PH, tappeti di gomma poggiati sul fondale per non far prendere l'odore del fango e simili meraviglie sono solo alcuni degli highlights apparsi su certa carta stampata.

C'erano autori che manco possedevano l'attrezzatura ed andavano in giro a farsi fotografare con le carpe prese da altri, c'erano autori di grido (??) che pretendevano di firmare canne senza sapere minimamente come fosse fatta......una canna, c'erano "esperti"" che pretendevano di firmare linee di esche pur avendo iniziato a praticare il cf 2 mesi prima a seguito di un mio meeting.

Tutti avevano iniziato "prima", peccato che erano gli stessi ve venivano a vedere i miei e di Mantomax dimostrazioni rimanendo a bocca aperta. Divennero autori per riviste e il sistema cominciò a scricchiolare.

Per anni alcuni di questi hanno guadagnato (non con noi di Pescare CF..) scrivendo corbellerie non supportate da esperienza . Da quel momento il sistema "credibilità" ha cominciato a vacillare perché poi la gente incontrava questi immensi "buchi neri" di conoscenza e sgamava l'imbroglio.

Era venuto a cadere il controllo qualitativo anche dei contenuti sebbene sin dall’inizio esistessero autori che a malapena mettevano in riga due pensieri senza strafalcioni grammaticali. Ma alla gramnmatica una redazione mette una pezza, alle sciocchezze no.

Il progressivo calo di vendite ha cominciato a allontanare anche le aziende, dapprima le più piccole e quindi anche le grandi che nel tempo hanno deciso di non investire più nella carta a favore del web o della televisione in chiaro.

La condanna morte era quindi stata scritta ed era solo questione di tempo per vedere cadere tutte le testate come pere. Tutte o quasi e ciò che resta, è ...davvero poco.

Ora chiude Tuttocarpa e non rimane più nulla se non il desiderio di fare quadrato attorno a Carponline per mantenere una comunicazione ed una divulgazione credibile e lontana dalle cose che fioriscono sui social, gran parte delle quali poco utili a chi inizia.

Ne ho preso la direzione due anni fa nello spirito di aiutare questa rivista che comunque, nonostante l'eccellenza di tanti autori e il magnifico lavoro in redazione di Francesca Frangioni, stava agonizzando per mancanza di risultati finanziari accettabili.

Troppa poca pubblicitò e vendite che in un mese non arrivavano ai clic che fa Carponline in una giornata; purtoppo sebbene io ami la carta, il confronto l'avevo sotto gli occhi tutti i giorni e sapevo che sarebbe stato difficile tenere in vita un "dead walking magazine"...

Si chiude un’era stupenda che ho avuto il privilegio di vivere appieno sebbene nella fase oramai di  discesa verso l’abisso. D'altra parte cos'era la pesca, l'AIPO e la ricchezza che girava fino a 20 anni fa è privilegio di noi più datati.

Ora ci si rimbocca le maniche e ci si stringe attorno a Carponline che da 6 anni è a disposizione di tutti.

Tutti i più grandi autori (o quasi, le eccezioni sono poche, forse 2) hanno dato un contributo ed è questo lo spirito con cui vorrei vedere crescere questa rivista online o come la chiamano altri, questo “blog” che ogni giorno si rinnova e che cerca di mantenere alta l’attenzione su tanti temi della nostra pesca.


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