Tecnica

Chicche d'estate

Di Elisa Zanotti pubblicato il 22/08/19

L’estate può essere un periodo di scarse catture a causa dell’apatia delle carpe dovuta a diversi fattori ambientali; cercherò, pertanto, di raccontarvi la strategia di pesca che sto utilizzando nelle ultime uscite sotto il sol leone.

 

Ma che caldo fa!

In una stagione in cui è difficile anche per i pescatori sopportare le torride temperature, vediamo cosa succede nell’ambiente acquatico per poter comprendere meglio le difficoltà che incontrano i pesci in questo periodo specialmente in ambienti di acque ferme.

L’elevata temperatura dell’aria, l’irraggiamento perdurato per molte ore e le scarse precipitazioni fanno sì che il livello dell’acqua si abbassi progressivamente; la minore disponibilità di acqua e la piena attività trofica degli organismi acquatici coadiuvate dall’alta temperatura dell’acqua rendono difficile la dispersione degli inquinanti biologici come composti azotati e fosfati. La degradazione chimica naturale di questi composti richiede ossigeno e qui si crea un vero e proprio contenzioso poiché la concentrazione di ossigeno è strettamente correlata alla temperatura dell’acqua: più questa si innalza, anche fino a toccare quasi i 30°C in superficie, e meno ossigeno disciolto sarà disponibile. Nonostante le carpe riescano a sopravvivere anche in ambienti con livelli intorno ai 2mg/l di ossigeno disciolto, tutte queste componenti possono creare apatia nei pesci dovuta specialmente alla generale situazione anossica dell’ambiente in cui vivono.

 

Gli accorgimenti del caso

Osservare uno spot di pesca è, senz’altro, un primo passo fondamentale per lo sviluppo di una strategia: vedere come ruota il sole cercando di individuare zone d’ombra, scovare erbai o presenza di piante acquatiche e scandagliare o rintracciare col marker punti più profondi sono, a mio avviso, tre importanti tasselli che completano il puzzle.

Durante le ore più calde del giorno posizionare le lenze in acqua più profonda può rivelarsi una scelta appropriata, ma da non sottovalutare c’è anche il sotto riva specialmente se il fondo degrada velocemente e se lo spot è ombreggiato. 

La pasturazione non può essere eccessiva poiché, altrimenti, rischiamo di immettere un quantitativo di cibo che non viene consumato e che si andrebbe celermente a decomporre favorendo tutti quei processi chimici che impiegano ossigeno sottraendolo all’ambiente acquatico; a questo si aggiunge il rischio di saturare lo spot con i contaminanti sopra citati. 

 

La tecnica

Per tentare di ingannare le carpe in questo periodo, adotto una tendenza quasi invernale per quanto riguarda i rig e la presentazione dell’esca; lo scarso appetito dei pesci e le abboccate svogliate mi hanno indotta ad utilizzare inneschi prettamente bilanciati utilizzando ami di misure più ridotte: del 4 e del 6 per esempio fino ad arrivare all’8. Anche l’innesco in sé è più piccolo: una tiger bilanciata da un dumbell o una pop-up da 10mm o addirittura un doppio innesco pop-up da 10mm che si controbilancia con il peso dell’amo. Una presentazione con fake corn può rivelarsi molto utile specialmente per l’attività catastrofica dei gamberi garantendoci l’incolumità dell’innesco.

Va da sé che la pasturazione può essere effettuata sia con granaglie che con boilies purché tutto in dosi calibrate.

 Calare delle presentazioni di un così piccolo diametro può, certamente, far suscitare alcuni dubbi specialmente in una stagione dove il pesciame è in piena attività; tuttavia, a volte, per salvare il resoconto finale di una pescata, stuzzicare le carpe con queste piccole chicche può rivelarsi una strategia di ampio successo.

A volte cambiare non è poi così male.


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