Itinerari

C'era una volta Valle Lepri

Di Gigi Biagiola pubblicato il 02/11/11

Troppo spesso e troppo bene si è parlato del canale di Ostellato, tanto che oggi questa meta ambita da molti, sta vivendo un brutto momento.

Alzi la mano chi leggendo almeno uno degli innumerevoli articoli usciti per decantare le lodi del canale di Ostellato, non abbia fantasticato al pensiero di trascorrere qualche giorno sulle sue sponde per godere della generosità di queste acque ad alto potenziale. Beh, noi abbiamo sognato a lungo di stringere tra le braccia uno dei pallidi amur che popolano in gran numero il canale e per fortuna a volte i sogni si avverano.

Riuscimmo ad organizzare una sessione di una settimana nei primi giorni del settembre 2007, sessione mirata alla cattura di qualche amur di taglia, anche se ovviamente sarebbe stato gradito portare a guadino qualche bella carpa, che qui non mancano di certo raggiungendo pesi importanti (ben documentata la cattura di una specchi di 25 kg, mentre per l’erbivoro girano voci della cattura di un esemplare oltre i 30 kg, anche se per certo si riconoscono catture di 24 - 25 kg). Rimpinzammo il furgone con ogni sorta di granaglie, boilies di vari tipi scrupolosamente fatte in casa ed accessori per il confort, con un occhio di riguardo per tutto ciò che poteva essere efficace contro le zanzare (ne eravamo terrorizzati) e partimmo carichi di entusiasmo sicuri di andare incontro ad una pescata indimenticabile.

Dopo un viaggio estenuante raggiungemmo il paese di Ostellato, dove pazientemente ci attendeva il buon Davide Bonazza che, sotto consiglio dell’amico Aurelio Copparoni, avevamo ingaggiato come nostra guida turistica.

Davide non ci fece molto coraggio, visto che la stagione si era rivelata avara di catture da quelle parti, ma con la testa imbottita delle belle parole lette in vecchi articoli, eravamo sempre più sicuri che i risultati non sarebbero mancati e finalmente arrivammo sul posto.

Davide ci aveva condotto, tramite una strada più praticabile rispetto a quella che costeggia il Valle Lepri, su di un tratto più a valle del famoso ponte che attraversa il canale all’altezza del campo gara, scegliemmo di comune accordo questa zona perchè “meno frequentata” (c’erano piazzole una dietro l’altra, tutte letteralmente spianate dal passaggio dei carpisti) visto che il Valle Lepri aveva sicuramente affrontato un’altra stagione di quelle pesanti.

Dopo aver fatto quattro chiacchiere Davide ci lasciò per raggiungere degli amici che lo attendevano altrove per una pescata e noi rimanemmo a tu per tu con ciò che rimane del mitico canale.

Con qualche difficoltà - eravamo finiti - montammo il campo che ci avrebbe accolto per sette notti ed iniziammo a studiare la strategia di pesca che visto l’ambiente da affrontare si rivelò di facile interpretazione: optammo per posizionare una, a volte due canne, molto a ridosso della sponda opposta cercando di stare lontano dai paletti di legno che a tratti affiorano dall’acqua, unici ostacoli che spezzano la monotonia del canale.

Qui ad una profondità di un metro o poco più il fondo risulta molto duro con qualche ciottolo e si rivelò la zona migliore per catturare le carpe che scorrazzano lungo il canale alle prime luci dell’alba, anche se non è impossibile intercettarvi un famigerato amur di Ostellato, che al contrario delle carpe dimostra doti di vero guerriero in combattimento.

Le altre quattro o cinque canne furono destinate al centro e sulla tre quarti del canale dove il fondo, che non superava di molto i due metri di profondità, è molto soffice composto di una fanghiglia grigiastra, questa zona è la migliore per intercettare i branchi di amur in cerca di cibo che si alimentano principalmente di notte con qualche sporadica cattura all’alba ed in tarda mattinata.

Per le canne a ridosso dell’altra sponda utilizzammo inneschi affondanti o ad assetto neutro con qualche manciata di boilies mista a granaglie o pllets a guarnire il nostro terminale, mentre le altre canne, alla ricerca degli amur, erano presentate pop up su di un ampio ed abbondante tappeto di granaglie miste ad una buona dose di boilies e qualche tiger nut che prontamente avremmo rinfrescato dopo qualche cattura.

Cominciò l’attesa, che non fu delle più brevi, infatti fu solo la mattina seguente che di buon ora il mio compagno catturò il primo pesce, un amur di 11 kg caduto su un omino di neve al pesce, posizionato nella zona di fondo duro (l’eccezione che conferma la regola). Da lì la fiducia crebbe a dismisura, ma ben presto ci rendemmo conto della realtà.

I primi giorni passarono rapidamente e le catture non erano poi così frequenti come ci aspettavamo, soprattutto per me che faticavo parecchio a vedere qualche abboccata. Ben presto entrammo in contatto con qualche coppia che pescava più a monte (se ricordassi i loro nomi li saluterei uno ad uno in particolare quei simpaticoni di Belluno) e la musica non era affatto diversa, a parte un bell’amur di 17 Kg si parlava solo di qualche carpotta che nel migliore dei casi raggiungeva i 10 kg.

Parlando con i più pratici del posto non c’era certo da stare allegri, si diceva di un canale che non rende più come un tempo, troppo sfruttato, scoppiato, meta di vari enduro, di moltissima gente propensa a trascorrere settimane intere e molta altra che affronta pescate di qualche ora o di una giornata (un via vai che potemmo realmente costatare), sottolineando che gran parte dei carpisti affrontano queste acque con approcci bomba, pasturando quantitativi indiscriminati nel tentativo di fermare i folti branchi di amur, approcci sconsiderati che non sempre sono l’arma vincente, anzi, sono sempre più spesso un’arma a doppio taglio.

Trattavo quest’argomento con non poco imbarazzo, mentre con la coda dell’occhio controllavo il nostro Ducato carico di bidoni pieni di granaglie e boilies appese ovunque che comunque tornarono a casa quasi per la metà (meglio riportarla che rimanere senza, ma usatela sempre con coscienza) - Davide direbbe: “Vi avevo avvertito, ho visto fare certe cose qua dentro che….” - Potete immaginare gli effetti di una tale situazione in un ambiente come il canale che per quanto grande possa essere ne risente in maniera esponenziale e addio pescate indimenticabili.

Anche se con ben altro spirito la pescata continuò e viste le pessime condizioni meteo, che in 36 ore fecero scendere la temperatura dell’acqua di ben cinque gradi, tentammo senza fortuna di insidiare il carpone sfruttando maggiormente la zona a fondo duro, ma presto la temperatura salì di nuovo stabilizzandosi sui venti e fortunatamente c’imbattemmo nel passaggio del tanto atteso branco affamato che ci fece visita per due volte in tre giorni, queste visitine alzarono di parecchio la nostra media visto che gli amur cadevano rapidamente sui nostri terminali uno dietro l’altro, senza però entrare mai nel cuore della pastura, abboccavano marginalmente per poi sparire nella notte altrettanto rapidamente.

Quella settimana trascorse in fretta e ci ritrovammo a smontare tutto amareggiati di aver trovato il tanto desiderato Valle Lepri in condizione d’emergenza, amareggiati, ma col sorriso sotto i baffi perchè in ogni modo eravamo stati molto fortunati, considerando anche una carpa e qualche amur persi, avevamo adescato diciotto pesci, la regina più grande superava i nove chili, mentre un pallido trenino di Ostellato deragliato nel nostro guadino sfiorava i 19 kg.

Al ritorno optammo per la strada che costeggia il canale (veramente in pessime condizioni), e ben presto, qualche km più a monte della nostra postazione, cominciarono a spuntare come funghi, erano dappertutto, tende, ombrelli, cavalletti, picchetti, coppie, singoli, famigliole, ecc. ecc. quasi fin sotto il ponte, tutti in fila spaparanzati con le loro lenze in acqua.

Non mi sento certo di dissuadere nessuno dal visitare queste acque che conservano ancora un fascino particolare, di pesci ce ne sono tanti e pure grossi ed anche se sporadicamente qualcuno ci casca ancora la situazione è quella che è, sarebbe il caso di affrontare il canale in modo meno invadente o meglio ancora concedergli la dignità che merita lasciandolo in pace per qualche tempo visto che più si cade in basso più è dura la risalita. Il carpfishing è cambiato, sono belli che andati i tempi d’oro e non solo per canal Valle Lepri.

A chiunque voglia comunque cimentarsi con queste ormai difficili acque, consiglio di contattare Davide, che sarà disponibilissimo a fornirvi indicazioni e consigli utili, per quanto nelle sue possibilità, vi aiuterà in tutto e per tutto.

Davide Bonazza di Globo Pesca

Tel. 0533382222 – www.globocarpfishing.it

 

 

 


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