Tecnica

C'è posta per te

Di Fabio Masella pubblicato il 05/03/16

Avete mai pensato ad una vita senza fissa dimora,in giro per il mondo, sulle sponde di laghi e fiumi,senza cellulari ne televisori?

Io spesso mi ritrovo a fare questa fantasia e devo dire che non mi dispiace affatto.

Improvvisamente la mano della mia fidanzata mi passa davanti agli occhi facendomi risvegliare da uno stato di trance totale.

Sono sul divano all’interno del nostro alloggio di città davanti al televisore che stà proiettando “c’è posta per te”.

Visto le innumerevoli notti che la mia compagna ha dovuto affrontare con me nel corso degli ultimi 13 anni mi sembra doveroso non pretendere di guardare “Caccia & Pesca” 24 ore su 24 e così la accontento guardando ogni tanto quello che piace a lei.

Il programma è molto semplice.


Due persone litigano, Maria(la conduttrice)manda un postino a chiamare la persona che dei due è più arrabbiata e questa persona ,se decide di farlo,giunge nello studio televisivo dove al centro del padiglione c’è un’immensa busta che si apre.

Dall’altra parte c’è la persona che “vuole fare pace” che parla e chiede scusa e se “l’offeso”accetta la busta viene tolta.

I due si abbracciano e tutto il pubblico in studio e a casa si mette a piangere come se non ci fosse un domani.

Durata della mia attenzione mentre guardo questo programma?

Esagerando 10 minuti.

Se una cosa non mi piace o non mi interessa io comincio a pensare alle carpe ed associare tutto al mio mondo da carpista.

Quante volte in situazioni a me estranee ho trovato rifugio mentale all’interno della mia fantasia immaginando a come potrei modificare i miei mix, i miei inneschi e tanto altro.


Starete pensando che sarebbe stato meglio fare altro, uscire con amici o nel peggiore dei casi giocare con il cellulare vero?

In casa mia capita di rado ma se si decide di guardare la televisione bisogna guardare la televisione e basta.

Ecco che Fabio diventa una marionetta ad occhi aperti con un cervello proiettato alla fantasia a mo di Dumbo e i Rosa Elefanti.

Comincia la storia tra Fabio e la carpa che non vuole più saperne di tornare nel guadino.

lo studio televisivo d’improvviso diventa il mio spot di pesca e il postino diventa il messaggio di fondamentale importanza che d

evo lanciare alla carpa per portarla a me.

La carpa che ho già pescato o che è troppo selvatica e abituata al suo alimento naturale,non è di certo propensa ad abbracciarmi ogni qual volta vado sulle sponde di laghi e fiumi.

Sono certo che farebbero di tutto per non finire tra le mie braccia.

I segnali di richiamo sono molteplici e svariati


Portare una carpa sul proprio spot o farla stanziare , nel caso in cui siamo posizionati in una zona di passaggio, non è affatto una cosa semplice.

Oggi possiamo utilizzare programmi che calcolano, in base alle farine che utilizziamo nei nostri mix, la percentuale di Proteine, di Grassi, di Carboidrati, l’indice di digeribilità ecc ecc…

Indubbiamente utilissimo ma avete mai provato a mangiare la pasta al forno di nonna in spiaggia nel mese di agosto a 40° all’ombra?

Se si avete già capito dove voglio arrivare.

Il messaggio che dobbiamo mandare deve essere quello giusto nel posto giusto e al momento giusto.

Le carpe,per portarvi un esempio calzante, digeriscono le proteine utilizzando degli enzimi che non sono quelli di noi umani e rischiamo , sbagliando troppo , che il postino venga mandato a stendere dalle nostre amiche pinnute.

Ecco perché piuttosto che fare cavolate è meglio affidarsi all’esperienza altrui comprando esche ready oppure utilizzando mix di chi prima di noi ha affrontato studi in merito.

Se invece avete lo spirito d’ingegno sarebbe almeno opportuno partire da basi certe ed eventualmente,con criterio,provare piccoli esperimenti e non intrugli che saranno tutto fuorchè miracolosi.

Tanti grandi pescatori ultimamente hanno messo a nostra disposizione tutta la loro esperienza di anni e stanno dando una grande

mano a chi si sta avvicinando al mondo del self e della pesca in genere.

E’ davvero ammirevole perché l’esperienza vien pescando e donare indirettamente centinaia di notti passate al freddo, al caldo, alla pioggia e alla neve non è da tutti.

Saltiamo dunque questo passaggio e poniamo il caso di aver azzeccato la pastura giusta(che non deve essere necessariamente una boilies) avendo attirato le carpe che hanno deciso di soffermarsi e di rimanere nel nostro spot.

Arrivare a questo punto è già un gran passo avanti perché abbiamo azzeccato tutte quelle incognite derivanti da periodo, temperatura dell’acqua, PH, alimento naturale presente in zona ecc. ecc.

Si Maria la carpa ha accettato l’invito ed è qui con noi direbbero nel programma che solo con gli occhi ma non con la mente continuo a guardare.

Si apre la busta e dall’altra parte ora ci siamo noi che dobbiamo cercare di convincere il pesce ad arrivare sull’innesco.

Guardando i video subacquei registrati negli ultimi anni si è capito molto sull’intelligenza e sulla sospettosità delle carpe.


A volte ho spento il lettore DVD perché codesti video ti fanno salire un’ansia tale che manco le interrogazioni di matematica del liceo riuscivano a suscitarti.

Attrattori, presentazione dell’esca,meccanica del terminale chi più ne ha più ne metta.

Sono stati scritti libri ,articoli, bibbie, enciclopedie su questi discorsi che ancora oggi rimangono un mezzo enigma in alcune delle nostre pescate, soprattutto quelle finite a cappotto.

Fortunatamente facciamo parte di una razza di pescatori che utilizza,nella maggior parte dei casi,dalle due alle quattro canne e quindi le chance di sbagliare si riducono notevolmente.

Gli eco scandagli dei giorni nostri hanno la capacità di farci vedere il fondale come se l’acqua non esistesse, un po’ come i satelliti Russi e Americani che orbitano intorno alla terra.

Nonostante questo a volte falliamo e Maria la busta non la toglie.

Allora tentiamo con sistemi atti ad incuriosire la carpa.

Pop-up di colori sgargianti, inneschi stravaganti di ogni materiale e forma.

Alla fine in un modo o nell’altro affidandoci all’istinto e al nostro senso dell’acqua qualche risultato si ottiene.

Chi si ferma però è perduto e pensare di aver trovato la soluzione definitiva ai problemi di cappotto è l’errore più grosso che potremmo fare.

La regola che carta vincente non si cambia è a mio avviso completamente errata.

Bisogna essere dinamici e cambiare di continuo le nostre strategie sia in termini di esche che in termini di presentazioni.

Per me le carpe hanno memoria lunga e lo dimostrano i risultati ottenuti in posti iper pressati dove semplicemente si cambia una delle variabili legate a farine ,aroma, colore presentazione e tanto altro.

Per assurdo capita a volte di avere ottimi risultati tornando indietro su soluzioni e sistemi adottati decine di anni fa.

A riguardo avevo letto qualcosa su questo aspetto che colpì la mia attenzione facendomi tornare a pescare con aromi alla fragola e alla banana, che ad oggi è uno dei miei gusti fruttati preferiti.

Non escludiamo a priori però che alcune invenzioni recenti siano solo frutto di una politica commerciale e di marketing.

Io stesso mi sono ritrovato ad utilizzare prodotti sui quali non ci avrei scommesso 1 euro e che invece mi hanno dato risultati che forse non avrei mai ottenuto.

Che confusione Maria aiutami tu!

Interpretiamo questa sfida come una partita a scarabeo.

Abbiamo 21 lettere con cui formulare migliaia di parole.

Le lettere sono le nostre materie prime e le parole le soluzioni ricreabili ad hoc per farci centrare l’obbiettivo che rimane sempre e solo uno:

Far togliere la busta ed abbracciare la nostra cattura.

Pensate a cosa possiamo inserire all’interno di una sfera da 20mm,a cosa possiamo inserire all’interno di un sacchetto PVA o in una retina da stick.

Forse è meno ampio e complesso il mondo di Narnia.

Quindi i prodotti giusti li abbiamo,l’esperienza nostra o nel peggiore dei casi altrui su come utilizzarli nella maniera giusta e senza perdere dell’inutile tempo pure.

Aggiungiamo a questo tutta l’attrezzatura di ultima generazione e una buona dose di voglia di pescare e il gioco sembrerebbe fatto.

Ci aggiungiamo un pizzico di intuito e di fortuna?

La carpa si avvicina all’innesco, rallenta, lo guarda e aspira.

Sulla punta delle labbra carnose sente per la prima volta o per la decima quel piccolo dolore.

Si spaventa e scappa via con il nostro piombo che la insegue.

Inizia il combattimento e in seguito finisce nel nostro materassino precedentemente bagnato in attesa della foto di rito.

Maria puoi togliere la busta…

In quel momento sul mio viso appare un sorriso e gli occhi si gonfiano di lacrime.

No,non mi sono commosso all’idea che due litiganti hanno appena fatto pace, semplicemente ho focalizzato su come fare togliere la busta a quelle carpe che nuotano sul mio spot che sto pasturando da 5 settimane.

Prendo carta e penna,tolgo 50gr di questo e di quello e aggiungo 100gr di…

Sarebbe bello se fossero solo questi i nostri problemi da carpisti.

Ultimamente il postino va a suonare a campanelli dove le carpe non risponderanno più perché qualcuno a differenza nostra non sogna, non viaggia con la mente e con il cuore , non vive in speranza di abbracciare una carpa, di guardarla negli occhi e di farla tornare in libertà.

Non si pongono problemi di tecnica o di mix ma problemi sulla capacità del proprio furgoncino per portarci via quell’essere pinnuto che per noi significa tanto.

 

  

 

 

 

 


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