Tecnica

Cave libere o a pago?

Di Alessandro Bartolacelli pubblicato il 28/07/17


Cave libere o a pago? Una 
domanda che ad oggi crea ampio disaccordo tra noi carpisti.

Due ambienti diversi dove praticare la nostra passione con diversi approcci.

Molti angler arontano queste tipologie di acque in maniera simile usando lo stesso

metodo di pasturazione e ricerca dell’ hot spot. Ma nelle piccole cave “wild” il cappotto è dietro l’ angolo e nulla va lasciato alcaso.

Questo articolo vuole orirvi una “lettura” alternativa di questi stupendi angoli di

paradiso incontaminato.

Ricordiamoci sempre che nel carpshing la natura è un libro che se interpretato correttamente,

sa indicare la retta via per regalarci catture indimenticabili, emozioni indelebili che vanno ben oltre l’ importanza dell’ aghetto della bilancia.

 

STUDIANDO IL LAGO

 

La prima cosa da fare è sicuramente capire, attraverso un sopralluogo, la dicoltà di pesca

dello spot scelto. Si osservano alberi caduti, quantità di piante e ostacoli presenti in acqua e,

chissà, potrebbe apparire sotto riva una bella baona!

Avere con sé un buon paio di occhiali a lenti polarizzate è un utile mezzo per la riuscita della

nostra pescata. Il mondo sommerso delle piccole cave nasconde molte insidie: conoscerle

aumenterà sicuramente la nostra percentuale di successo. Altro aspetto fondamentale è riuscire

a carpire - :) - più informazioni possibili da altri angler, ad esempio alta o bassa pressione

di pesca e abitudini di stazionamento dei pesci. In questo modo sapremo come gestire la

pasturazione e con che tipo di esca approcciarci.

 

LA PASTURAZIONE

 

Dopo aver fatto chiarezza sul nostro itinerario di pesca, arriva il

momento di tirarsi su le maniche e iniziare la nostra pasturazione preventiva.

Se la cava è “vergine” dobbiamo abituare le carpe a riconoscere come fonte di cibo le nostre palline, cosa

non facile. Inizieremo a spargere boilies (un paio di kg) in tutto il lago concentrando la nostra distribuzione negli spot scelti per le nostre canne.

In questo modo riusciremo a mettere in movimento il pesce, che andrà alla ricerca di cibo nelle aree di massima concentrazione di aromi e attrattori presenti nel nostro mix.

È importantissimo l’ uso di boilies di qualità, altamente digeribili e dal

giusto equilibrio nutrizionale. Sarà apprezzabile assecondare le abitudini alimentari della carpa utilizzando

palline dal sapore naturale.

A questo proposito, ho optato per le boilies OVERBERRY ‘ N SQUID della linea OVER CARP BAITS, particolarmente attraenti per carpe selvatiche. Le note di fragola, ciliegia e mirtillo unite al

pungente aroma “squid” riescono a catalizzare l’ attenzione dei pesci più didenti o avvezzi a sapori spiccatamente naturali.

 

I MESSAGGI DALLA NATURA

 

La natura, parte fondamentale del nostro vivere la pesca e sfondo delle nostre catture, ci può aiutare a comprendere in modo dettagliato lo specchio d’ acqua che stiamo arontando.

Il carpista deve nascere curioso e osservatore, attento ad ogni piccolo messaggio che l’ ambiente ci regala.

Troppi sono concentrati unicamente nel provare il nuovo terminale di moda, la nuova linea di ami super

alati e canne che lanciano da sole!

Ma il vero successo sta nel capire la peculiarità dello spot di pesca.

In questo caso, la composizione oristica del nostro biotipo non è aspetto da sottovalutare. Le piante, quindi, ci daranno elementi di lettura fondamentali per catturare carpe.

Più concretamente: una pianta acquatica che mi ha spesso risolto la pescata è la “Patamogeton natans” anche chiamata Brasca comune. Le sue caratteristiche

principali sono l‘altezza massima di due metri e la capacità esclusiva di radicare in fondali sabbiosi o di

ghiaia. Questa pianta di stagno o canale ci fornisce dati importantissimi.

Il primo: il terrreno in cui la pianta si sviluppa è duro nel 90% dei casi.

Il secondo: l’ acqua in sua presenza non supererà i due metri di profondità

La Brasca Comune quindi, oltre a creare zone d’ ombra simili a quelle prodotte dalle

ninfee, ci potrebbe indicare anche delle preziose secche con terreno solido dove

lanciare i nostri inneschi.

In alcuni casi si crea una vera e propria mappa di foglie in supercie che riette la morfologia del fondale (secca o strada sommersa).

Altra pianta utile a comprendere la biochimica dell’ acqua è L’ Ontano nero - “Alnus glutinosa”- albero che tappezza le rive di molte cave naturali. Questa specie arborea produce piccole pigne legnose che,

adagiate sul fondale, abbassano il ph dell’ acqua. Queste aree acide non permetteranno

la piena ecienza di alcuni mix e boilies.

Andremo a utilizzare, quindi, una boilies che lavori in maniera ottimale con ph acidi.

Alla luce degli straordinari messaggi che la natura ci invia, noi carpisti dovremmo

imparare a porre sullo stesso livello il nostro bagaglio tecnico e lo spirito osservatore

più intuitivo. Ogni nostra scelta è strettamente legata ai fattori ambientali

che ci circondano.

Di conseguenza tanta cura e attenzione porgiamo al contesto naturale della nostra

pescata, tanto sentiremo cantare i nostri avvisatori!

 

                                                                      



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