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Carpfishing Leale

Di Fabio Di Antonio pubblicato il 22/12/15

Carpfishing leale

Questo nostro pescare ormai è fatto dalle tipologie più avanzate di materiali, soluzioni e tecniche. La moderna pratica del carpfishing prevede attrezzature sempre più robuste, tenaci, imbattibili, oserei dire quasi robotiche, dove all'osservare un cimino muoversi ha preso il sopravvento un suono, dove un mulinello con mezzo giro recupera quasi un metro di filo, dove una treccia è quasi in grado di scagliare una roccia. Tutto quello che di sportivo risiedeva nella pesca sembra quasi essere vanificato.

Tutte quelle sensazioni e paure di un normale appassionato pescatore non fanno
più parte di questa vostro e mio modo di pescare. Siamo ogni volta più propensi a creare montature indistruttibili, terminali in treccia da 45 lb, monofilo o treccia in bobina da almeno 35 mm, amo almeno del 4 o del 2, aggiungendo anche leadcore e shockleader, il tutto per far in modo che il pesce non abbia scampo, esatto, non c'è nulla di male in questo, nessuno ama perdere un pesce e fa ovviamente del proprio meglio perche il combattimento finisca con una magnifica foto.

E forse il problema risiede proprio in quest'ultima piccola parentesi, mi spiego meglio, il problema è il rincorrere un risultato, con ogni mezzo, anche essendo sleali.

La pratica del nostro modo di pescare non è leale, non esiste più il concetto dello sfidare un avversario ad armi pari. 
Premesso questo, idea sulla quale difficilmente troverò riscontri, vorrei andare più a fondo per capire come, usando il carpfishing, si possa tornare a pescare con divertimento, con emozione aggiunta, con un pizzico di magone in più, in modo sicuramente più limitato ma non meno affascinate, anzi. Come quasi tutti voi,  ho iniziato a pescare carpe non con canne da 3 lb ma con bolognesi da sette metri, galleggiante da massimo 3 grammi e terminale del 10 con amo del 14 e li la sfida la sentivi eccome, sudavi anche con un pesce di piccola taglia e gioivi tanto quanto lo si fa oggi con un pesce di taglia, forse un pò di più, e invito tutti, soprattutto chi non conosce altre tecniche di provarle perché le cose da imparare dalla precisione di una pesca tecnica come quella ti restano poi nella vita da carpista. Forse è per questo non non lascio mai nulla al caso quando pesco, perché sono abituato nel riflettere, nel capire nell'essere metodico, preciso e mai scontato. Vediamo quindi come affrontare un sessione di pesca a "carpfishing leale" o "softcarpfishing", imparando un pò dalla pesca a ledgering e un pò dal classico galleggiante. 

Innanzitutto smontiamo i mulinelli 14000, ridimesioniamoci, usiamo come lenza madre uno 0,25, un piombo da massimo 100 gr, un terminale massimo 0,20 e un amo modesto con un hair rig contenuto. Scegliamoci poi un luogo isolato, selvaggio, scomodo, qualche palla di pastura fatta di stick mix e mais o pellets o qualche boilies del 14 e pasturiamo calibrado bene l'altezza dell'acqua in relazione alla corrente. In questi casi spesso occorre allungare il terminale per rendere più naturale il movimento dell esca, perché non sta scritto da nessuna parte che la boilies deve essere statica, anzi. Questo particolare viene dalla pesca al colpo dove l'altezza del gallelggiante va tarata al millimetro perché l'esca sfiori e saltelli sul fondo. In questa maniera la carpa sarà meno sospettosa e più propensa a mangiare.

Detto questo, arrivati sul posto occorre prima di tutto osservare, cogliere un movimento, un indizio, dopo di che passiamo al sondare il fondale, e sondare sta per sonda, il nostro affidabilissimo ecoscandaglio non è un arma insostituibile, occorre sensibilità e un piombo da trascinare dul condo e capirne la consistenza, l’atezza e la predisposizione. Consiglio sempre che il fondo dove si peschi sia duro, roccioso con granulometria piu o meno fine, evitando quindi il fondale morbido e melmoso dove le carpe difficilmente si alimentano, quest’ultimi sono fondali dove è facile prendere pesce di disturbo come breme, carassi e cavedani che, data la loro piccola taglia, si discostano dalla corrente.

Trovato il posto ideale solitamente prima di lanciare le lenze fiondo qualche boilies sparsa, o quanche palla di pastura a scioglimento lento, aspetto qualche minuto e osservo dove il pesce inizia a muoversi, quindi capisco dove la corrente ha fatto posare la mia pasturazione.

Questo vale per me, pescatore che predilige il fiume, in un lago il fattore corrente è quasi annullato. Arrivo sullo spot sempre con sacchetti in pva pronti con della semplice pastura da feeder o stickmix studiato appositamente da ditte di carpfishing bagnati da un booster e qualche piccola boilies all’interno in tera e altre spezzate. Monto il sacchetto nel terminale ed occorre solo aspettare, poco. Se l’attesa inizia a prolungarsi per piu di un ora occorre rilanciare e provare un altro punto, anche solo un metro può fare la differenza. Quando la lenza inizierà a tirare comincerà allora un vero combattimento, intenso, un tira e molla stremante per entrambe, giocando con il piccolo mulinello, facendo la massima attenzione al filo che non raggiunga lo snervamento! Sarò preso in giro? Forse, ma poco importa, perche un pesce in fiume, con queste paure, riesce a trasmetterti un’adrenalina paragonabile a quella di un over.

Forse è proprio questa l’evoluzione naturale del carpfishing, in una vita sempre più frenetica, sempre più satura d’impegni. Fare un passo avanti, guardando sempre indietro, con le emozioni non più proporzionali ad un peso ma all’impegno, alla speranza, alla dedizione. Ogni cattura va vista come un premio, donato dalla natura, per la nostra immensa passione, per il nostro rispetto, per la nostra lealtà.

 


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