Tecnica

Carpfishing e tempo limitato

Di Maurizio Cavallotti pubblicato il 17/10/19

Carpfishing e tempo limitato

Scrivo queste poche righe per spiegare ai pescatori che incontro durante i meeting, gli open day o sulle sponde dei fiumi o laghi che frequento come faccio a trovare il tempo  per andare a pescare ….

 

Volere è potere!

 

Ormai sono tanti anni che pratico questa disciplina e spesso mi sento dire … “Beato te che peschi”…. “Io non ho tempo…. “ io sono pieno di lavoro”… “se riesco la prossima settimana vado”…  vado una settimana  a”  tutto ciò dimostra ancora una volta che la maggior parte di noi, volendo, riesce a trovare il tempo e le risorse necessarie per affrontare una lunga sessione di pesca in un grande lago in Italia o magari all’estero ma non riesce a trovare il tempo per andare a pescare, ma soprattutto per catturare con continuità.

Oggi tutti hanno una cronica mancanza di tempo libero dovuta agli impegni famigliari, lavorativi, etc. ma nonostante tutto, alcuni ce la fanno e riescono a ritagliarsi il loro spazio personale e godersi , con una certa continuità, qualche bella sessione di pesca.

 

Un vecchio proverbio dice …. “Volere è potere”… il che significa, se si vuole veramente qualcosa, non importa quanto sarà faticoso ottenerla…

 

Ma allora cosa possiamo  fare per migliorare ?

 

Sapere è un vantaggio !

 

Impariamo a sfruttare correttamente tutti gli strumenti tecnologici e non a nostra disposizione.

 

Prima di recarci sulle rive di un lago o di un fiume per effettuare la nostra sessione di pesca dobbiamo ottenere più informazioni possibili sfruttando tutte le risorse a nostra disposizione e la rete è un buon punto di partenza, bisogna imparare a sfruttare Internet, il mondo dei social network ed in particolare Facebook , Instagram e i vari blog come Carponline, bisogna porre particolare attenzione  Google Maps o Earth perché con Google si riesce ad avere un’idea  delle dimensioni  dell’orientamento e della morfologia dei laghi o dei fiumi che vogliamo frequentare, bisogna imparare a consultare i siti meteo, perché anche se ogni tanto sbagliano,  ( le previsioni meteo sono basate modelli matematici complessi, per tanto una minima variazione può cambiare drasticamente la previsione) non conviene organizzarsi sé è previsto un temporalone .

Un’ altro valido aiuto può arrivare dai negozianti,  perché i clienti abituali amano parlare delle loro catture con il negoziante che pian piano diventa un amico, un confidente e un’ottima fonte di informazioni, un’altra mossa vincente è quella di iscriversi ad una associazione come C.F.I. perché normalmente in un gruppo c’è dialogo, collaborazione, confronto di idee e tanto altro ancora.

Obbiettivi raggiungibili

Bisogna porsi degli obbiettivi raggiungibili…

In primis dobbiamo decidere se vogliamo effettuare almeno una cattura o siamo alla ricerca sfrenata della big,  perché ciò influisce sul tipo di acque che andremo a frequentare.

È inutile darsi come obbiettivo il “tappo del lago”( la big ) se poi non abbiamo il tempo per poter  pescare correttamente perché passiamo più tempo in macchina per raggiungere il lago che sulla sponda con le lenze a mollo, siamo realisti, sarebbe come prendere al bar un gratta e vinci e pretendere di diventare milionario… le probabilità sono davvero scarse.

Personalmente effettuo la scelta delle  acque in cui pescare in base alla distanza da casa o dal posto di lavoro, ma non solo, analizzo anche altre variabili come ad esempio la tipologia delle strade da percorrere per raggiungere il luogo di pesca,  sono strade trafficate?  sono a scorrimento veloce? posso utilizzare le autostrade? cerco di scegliere il percorso più veloce per raggiungere il mio obbiettivo e di solito alterno pescate “impegnative “ con pescate più rilassanti in laghi in cui è più alta la probabilità di effettuare qualche cattura, ma la cosa più importante  è valutare quanto TEMPO ci impieghiamo a raggiungerle …

 

Ricordate che stiamo parlando di tempo limitato, tutto il tempo passato in auto è tempo sottratto alla pesca.

 

Un altro valido aiuto può arrivare dalla flessibilità lavorativa, se ad esempio abbiamo la fortuna di poter prendere delle ore di permesso al lavoro abbiamo già fatto un gran passo avanti,  a volte bastano 30 minuti per fare la differenza tra un viaggio veloce e tranquillo e il restare imbottigliati nel traffico;

Il fare i turni non sempre è una cosa malvagia,  anzi , in più di un’occasione dopo aver finito il turno di lavoro notturno ,  vado direttamente a pescare nei  laghetti vicino a casa, in questi casi qualche giorno di pasturazione preventiva effettuata  prima o dopo l’orario lavorativo sono la chiave per un sicuro successo.

Essere pronti

Per il D Day o giorno della pescata tutto deve essere pronto, basta un bagaglio leggero composto da un minimo di attrezzatura, esche valide già collaudate, un po’ di cibo e bevande e via si parte.

L’attenzione ai dettagli

Si usano terminali ed esche super collaudate, non si fanno esperimenti, non abbiamo il tempo per farli, una volta giunti sul luogo di pesca si fa un minimo di plumbing per trovare il fondale ideale, si innesca la nostra boilies preferita, si lancia, si pastura  leggermente si è in pesca… e poi ci si rilassa per qualche ora sperando di essere svegliati dallo stridente rumore di un segnalatore che suona all’impazzata.

 

Fare qualche sacrificio in più

 

Difficilmente mi troverete a casa sul divano a guardare la TV o al bar con gli amici, normalmente dopo cena, dopo aver sbrigato le faccende domestiche vado in box a preparare tutto, dalle montature alle esche per la sessione successiva oppure vado a pasturare… io non ho tempo, per cui, tutto deve essere pronto.

 

Più spesso di quanto crediate parto per le mie sessioni di pesca il venerdì sera, direttamente dopo il lavoro per poter essere in pesca il prima possibile e in caso di lunghe trasferte, giunto sul posto di pesca in piena notte, monto la tenda, esco a scandagliare e calo i miei inneschi e poi, non prima dell’alba crollo e vado a dormire ….

 

Sapere dove stai pescando

 

Un po’ di storia…

 

La tecnica del plumbing è una tecnica di pesca fondamentale con la quale, senza l’ausilio di una barca ed ecoscandaglio, ci consente di avere una conoscenza precisa della profondità, morfologia e consistenza del fondale nella nostra zona di pesca.

Per l’utilizzo di questa tecnica sono sufficienti poche risorse, una canna con relativo mulinello, un piombo da 3-4 once e un grosso galleggiante.

Ad oggi esistono sul mercato numerosi galleggianti dedicati a questo scopo, tutti di forma e colori differenti, alcuni con prezzi davvero esagerati, altri con prezzi più ragionevoli pur mantenendo un accettabile il livello qualitativo.

I criteri principali nella scelta del galleggiante da utilizzare sono i seguenti: deve essere altamente visibile, galleggiare a sufficienza per raggiungere velocemente la superficie dell’acqua anche in presenza di alghe, possedere una forma aerodinamica per poter essere lanciato a notevoli distanze.

 

Ricerca e studio del fondale

 

Questa tecnica è vecchia quasi come la pesca stessa, infatti molti pescatori inglesi, già negli anni  50 - 60, ricercavano le aree di alimentazione dei grossi cavedani, delle grosse brem o delle tinche presenti nelle loro acque utilizzando una primordiale “tecnica”, che successivamente prese il nome di “plumbing”.

I pescatori di allora, non  utilizzavano i marker galleggianti per indicare la posizione in cui avevano pasturato o lanciato, ma divennero molto abili nel contare alla 'rovescia', ossia determinare la profondità dell’acqua nella zona di pesca e la consistenza del fondo lanciando un piombo in acqua di fronte a loro e,  contando in quanti secondi lo raggiungeva, determinarne profondità e consistenza.

Da allora le innovazioni tecniche delle attrezzature hanno percorso una lunga strada, rendendo la vita certamente più facile a tutti i pescatori moderni.

Come aiuto nella ricerca delle giuste aree in cui lanciare i nostri inneschi, il plumbing accoppiato ad un marker galleggiante ha un valore inestimabile, in quanto ci dà un'immediata indicazione visiva e tattile della morfologia / composizione del fondo, permettendoci così di misurare con precisione la profondità dell’acqua nella nostra zona di pesca.

Come scritto precedentemente, oltre al galleggiante, è necessario disporre di una canna con una lunghezza compresa tra gli 11 e i 13 piedi, sufficientemente robusta per poter lanciare piombi di peso compreso tra le 3-4 ozs.

In commercio esistono molte canne prodotte appositamente per questo scopo, le quali facilitano notevolmente lo svolgimento della nostra attività di ricerca, se la nostra azione si svolge un una cava ricca di ostacoli abrasivi ( rocce o macerie di vario tipo) la bobina del mulinello deve essere caricata fino al bordo con buon nylon, non molto elastico e di generoso diametro tipo uno 0,35 o 0,40 in quanto il nylon resiste meglio di una treccia al continuo sfregamento su un fondale irto di ostacoli abrasivi, in tutti gli altri casi è meglio utilizzare un trecciato da 25-30 libbre, perché, avendo un allungamento pari a zero, è in grado di trasmettere al pescatore tutte le vibrazioni del piombo trascinato sul fondale alla canna permettendoci di capire se il fondale che abbiamo di fronte a noi è composto da sabbia, ghiaia, limo, fango o erbaccia.

Nella sua espressione più semplice, il marker agisce come punto di riferimento della nostra zona di pesca, consentendoci accurate pasturazioni a mano, con la fionda, il cobra o come riferimento per la pesca e pasturazione a lunga distanza con la tecnica dello Spomb.

Con questa tecnica, si otterrà la precisa profondità di pesca e la distanza in cui giace il vostro prezioso innesco, alcuni pescatori, dopo aver ottenuto la giusta distanza,  preferiscono marcare il filo con un nodo di stop del tipo utilizzato per i galleggianti scorrevoli oppure fermare il filo sotto la clip ferma filo posta a lato della bobina per poter, in seguito, ritrovare la stessa distanza facilmente.

 

Preparazione dell’attrezzatura

 

Utilizzare in bobina buon nylon di generoso diametro e non molto elastico nel diametro 0,35 o 0,40 in caso di presenza di ostacoli abrasivi sul fondo, altrimenti utilizzare un trecciato da 25-30 libbre, in quanto minore è l’elasticità maggiori saranno le vibrazioni trasmesse al pescatore dal cimino della canna.

Infilare il filo principale proveniente dal cimino della canna attraverso l’occhiello della girella di un piombo di adeguate dimensioni (3-4 oz)

Ora inserire sul filo una perlina salva nodo e successivamente legare il marker galleggiante alla girella posta sul fondo dello stesso.

E questo è tutto … nulla di più semplice!

Utilizzo

 

Quando si visita un nuovo lago o si cerca un nuovo spot in cui pescare, bisogna ricercare tutte le informazioni necessarie in modo organizzato, per cui consiglio di portare sempre con se un quaderno per gli appunti sul quale annotare minuziosamente i dettagli dei nostri appunti o disegni, la quantità e tipo di esche usate nella pasturazione, in fase di pesca ci consente di annotare gli hot spot e il Rig utilizzato, etc…. insomma tutto ciò che vi sarà sicuramente utile nelle sessioni successive.

Ricordiamoci anche di prendere nota dei punti caratteristici sulla riva opposta, cespugli, alberi, pali, case o altri segnali permanenti, sono ottimi punti di riferimento anche in scarse condizioni di luce.

Iniziare a scandagliare da un lato della nuova postazione, compiendo un arco di grandi dimensioni utilizzando come riferimento le caratteristiche della riva opposta.

Dopo il lancio, aspettare che il piombo raggiunga il fondo, recuperare lentamente per fare affondare il filo e aderire il marker al piombo, tenendo la canna parallela al terreno, mettere in tensione il filo.

Tirando indietro la punta della canna (lateralmente) di circa un metro o due alla volta con un movimento costante, il nylon o il trecciato andranno in tensione trasmettendo alla punta della canna ogni vibrazione del piombo che striscia sul fondale …. con un po’ di pratica, si sarà in grado di determinare la natura del fondale interpretando i diversi tipi di vibrazioni percepite.

 

Come capire la composizione del fondale tramite le vibrazioni trasmesse dalla punta della canna

 

Piccoli movimenti rimbalzanti del cimino della canna

Segnala che stai trascinando il piombo su un fondale ghiaioso

 

Liscio, facile da trainare, non una sensazione di vischioso

Segnala che stai trascinando il piombo su un fondale di sabbia o argilla compatta

 

Cimino completamente piegato, forzando “viene” dando vibrazioni al cimino della canna ma poi rimane incastrato ancora

Segnala che stai trainando il piombo in presenza di fitti erbai

 

Cimino completamente piegato, forzando “viene” dando la sensazione di trascinare il piombo su una superficie liscia e appiccicosa, appena si arresta il recupero il piombo rimane di nuovo incastrato

Sicuramente stai trainando nella melma / fango

 

Cimino completamente piegato, forzando “non viene” bisogna applicare una forza notevole cambiando angolazione, si ha la sensazione di non riuscire a trascinare il piombo, c’è la probabilità di perdere la montatura

Il fondale è ricco di pietre o ostruzioni di grosse dimensioni

 

Come individuare la profondità del luogo di pesca e le sue variazioni

     

Quando la composizione del fondale che si ha di fronte è ben nota, lanciare nella posizione prescelta, recuperare il filo lentamente per far aderire il marker al piombo, allentare la frizione del mulinello e tirare fuori 50 cm di filo alla volta (per aiutarsi basta porre sulla canna un giro di nastro adesivo a 50 cm dal mulinello), contando il numero di volte che viene estratto il filo dal mulinello fino a quando il galleggiante riemerge in  superficie si riesce a calcolare facilmente la profondità del luogo di pesca. Non dimenticate di segnare la distanza di lancio marcando il filo con un fiocco di lana o ponendolo sotto alla clip ferma filo del mulinello, una volta fatto si potrà ripetere il lancio a raggiera per vedere quanto è grande l'area di nostro interesse.

 

CONSIGLIO

 

Non lasciare mai il marker galleggiante “in situ” durante l’azione di pesca, il filo teso è ben visibile e può spaventare i pesci in avvicinamento all'area dove abbiamo lanciato il nostro innesco e sarebbe certamente un disastro se un pesce allamato dovesse impigliarsi in esso.

 

Adesso che siete riusciti ad essere in pesca correttamente, guardatevi attorno…

 

In quanti usano correttamente il marker e le canne da spod ?

 

La risposta è ben pochi, la gente arriva innesca la boilies che più gli aggrada, pastura e lancia fin dove arriva… senza sapere su che tipo di fondale adagerà il proprio terminale ne a che profondità sta pescando…  in questo caso, con i loro tempi,  sono le carpe che vanno alla ricerca del pescatore  e non viceversa …

e noi di tempo da perdere… non ne abbiamo.

 

Porre estrema attenzione nella realizzazione dei terminali

 

I terminali fantascientifici o wonder rigs  non fanno per me, li lascio agli altri, a me piace la semplicità e l’efficienza…  faccio le mie scelte in base alla qualità e all’affidabilità dei materiali, se un terminale si “spela” troppo velocemente o  un amo si spunta al primo lancio non è sinonimo di qualità, pertanto  non rischio, non li uso,  io non ho tempo da perdere e non posso perdere neanche una  cattura.

 

 

Se riuscirete a mettere in pratica questi pochi consigli dettati dall’esperienza personale, vi assicuro che i risultati non tarderanno ad arrivare…

 

Tight Lines

 

By Maurizio Cavallotti Team CCmoore Italia

 

Per maggiori dettagli sulle esche utilizzate in questa sessione di pesca, visita il nostro sito

www.ccmoore.com


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