Tecnica

Carpe in frega - La stagione degli amori

Di Pino Maffei pubblicato il 09/05/14

Entriamo nel periodo dell’ “Alta Primavera”. I campi iniziano ad emanare i tipici profumi che ci accompagneranno fino ad estate inoltrata. L’odore quasi magico che ogni specchio d’acqua fa esplodere proprio in questa porzione di stagione, odore di alga carico di un vago sentore di mais e di pollini, funge in ogni carpista come un irresistibile attrattore, come qualcosa che ci invade dentro, una febbre dalla quale soltanto con qualche proficua sessione si riesce a lenirne gli effetti.

In questo periodo anche le nostre amiche sono invase da una irrefrenabile attrazione: inizia per loro la stagione degli amori.

I carpisti più esperti sanno bene che esistono due momenti, quello immediatamente precedente e quello immediatamente successivo a questo evento etichettato con il nome di Frega, nei quali le possibilità di effettuare catture di mole ed in quantità aumentano di molto rispetto ad altri periodi dell’anno. Basta sapere Dove, Come e soprattutto Quando.

Partiamo dall’inizio, cercando di dare una serie di nozioni per far si che anche i più giovani riescano a far quadrare il cerchio.

Anzitutto occorre tener presente che la carpa non possiede un calendario e quindi non va in frega dal 15 Maggio al 30 Giugno come alcune province dispongono spostando discrezionalmente le date o riducendo (sempre discrezionalmente) il periodo di tutela. La carpa inizia la sua “stagione degli amori” quando la temperatura dell’acqua raggiunge un determinato livello termico che si può attestare approssimativamente intorno ai 14/20°. Questo non significa che se caliamo un termometro in acqua e dopo averlo salpato leggiamo “- 17° -“ possiamo affermare che le carpe sono in frega, piuttosto occorre prendere in considerazione l’escursione termica determinata dalle ore diurne e da quelle notturne. In linea di massima si può affermare che le carpe possono iniziare il ciclo riproduttivo quando le temperature notturne non scendono al di sotto dei 15 gradi e durante il giorno si attestano almeno sui 18 gradi. Molto più facile dedicarci all’osservazione: le carpe in frega danno segni inequivocabili della loro presenza, proprio in questo periodi ci si può rendere conto delle potenzialità di uno specchio d’acqua, osservandole mentre, ignorando completamente il mondo che le circonda, si dedicano allo sfrenato ballo dell’amore.

Difatti, non appena gli agenti termici danno il via all’istinto le carpe, raggruppate in più o meno folti branchi, raggiungono le acque più basse nei laghi, le anse o le zone più riparate dalla corrente nei fiumi o nei canali.

Raggiunti questi luoghi i maschi, più eccitati delle femmine (come al solito), iniziano una sorta di danza fatta di salti ripetuti, corse e guizzi a pelo d’acqua nell’attesa di fecondare le uova delle femmine più pesanti e meno agili. In questi momenti si parla dello “sbattere” delle carpe determinato dalle evoluzioni dei maschi, e dal continuo sfregarsi delle femmine addosso a tronchi o pietre per agevolare l’uscita delle uova. Non appena le uova vengono deposte un maschio del gruppo si lancia sopra di esse ed immediatamente le feconda.

Dopo questa piccola parentesi esplicativa vorrei tornare a dedicarmi sul comportamento e sull’azione di pesca da  improntare in questo caratteristico periodo dell’anno.

Per raggiungere le zone di frega, soprattutto in bacini che non variano molto l’assetto durante il trascorre degli anni, le carpe seguono sempre delle traiettorie prestabilite. Riuscire ad intercettarle in questo frangente è una delle mosse che ogni carpista con qualche anno di esperienza conserva nel taccuino delle uscite non deferibili.

Questo è il momento più proficuo per affrontare i grandi laghi vulcanici, poiché le carpe alla ricerca di acque basse tendono ad accostarsi alle rive e quindi possono capitare più facilmente “a tiro” delle nostre lenze. Bolsena come anche Bracciano, ad esempio, in questo periodo offrono ai carpisti l’opportunità di realizzare i propri sogni con catture davvero ragguardevoli a volte anche dal punto di vista della quantità. Nei bacini naturali non vulcanici occorre prendere in considerazione le zone adiacenti agli immissari e gli emissari, nei laghi artificiali ovviamente soltanto l’immissario può fungere da punto di riferimento, essendoci sul lato opposto uno sbarramento o una diga che difficilmente offrono le condizioni ideali per la frega.  I fiumi hanno come punto di riferimento nel periodo della frega le anse alluvionali, ma soprattutto le rive opposte al passaggio di corrente dove l’acqua è più bassa, la vegetazione è più rigogliosa e la corrente non esercita la sua impetuosa influenza.

Nei periodi pre e post frega tutti i luoghi comunemente frequentati dalle nostre amiche potrebbero non rispondere più alle aspettative che nella maggior parte dell’anno offrono. Occorre spostarsi, anche di molto, e ricercare lo spot temporaneo che risponda alle prerogative del “carpe diem”, cogli l’attimo.

Nel pre frega le carpe sono molto eccitate e i loro passaggi spesso si caratterizzano in sporadiche incursioni che a volte possono produrre “effetti devastanti”. Capita facilmente di alternare lunghi periodi di inattività a momenti di frenetica attività con catture in sequenza, anche in contemporanea. Stanno passando, vanno di fretta e si nutrono voracemente perché per qualche tempo dedicheranno molto meno la loro attenzione all’alimentazione …. avranno altro da fare.

Per esperienza personale ho notato che durante il passaggio verso i luoghi della frega le carpe sono molto più aggressive, probabilmente, ma è una mia deduzione, perché inizia una competizione che ha luogo anche prima di aver raggiunto il punto prescelto. Le partenze spesso sono violente e i combattimenti molto avvincenti, rispondono molto ad esche appariscenti e le pop-up la fanno da padrone, forse perché essendo più evidenti vengono prese di mira prima delle affondanti. In questo periodo i pesi dei pesci posso lievitare in maniera molto incisiva per la gioia dei “cacciatori di record”.

Contrariamente, nei passaggi post frega le carpe tendono a sostare più a lungo su zone dove facilmente possono reperire delle fonti di alimentazione a portata di mano. Le catture sembrano più metodiche e meno sporadiche, le carpe sono sfinite e molto affamate, hanno bisogno di rigenerarsi e di curare le proprie ferite. Le carpe spesso non si trovano in condizioni eccezionali, smagrite con pustole e tagli vari, non oppongono una feroce resistenza e soprattutto il loro peso, specie nelle femmine, ha subito un drastico calo dovuto alla deposizione delle uova. Non sono molto aggressive come all’andata, ma sicuramente sono più affamate e più voraci. Esche affondanti, laddove le pop-up non sono d’obbligo, pasturazione abbondante per fermare i famelici branchi, queste sono le prerogative per poter conseguire un ottimo risultato.

Tutte le parole scritte non devono però fungere da sprono alla cattura indiscriminata e soprattutto alla mancanza di cure e di attenzioni che in questo specifico periodo debbono essere messe in pratica nella massima misura del nostro essere carpisti. Anzitutto occorre rispettare il periodo di divieto che le normative locali ci impongono. Detto periodo potrebbe non coincidere con l’effettivo periodo di frega, comunque esso può salvaguardare le nostre amiche nei momenti successivi e sopratutto in quelli antecedenti i giorni della riproduzione.

Capita spesso che le carpe iniziano a percorre le traiettorie della frega quando il periodo di divieto non è ancora iniziato. Le femmine sono cariche di uova, mentre i maschi (riconoscibili dai tubercoli anteriori che spuntano proprio in questo periodo) hanno il ventre pieno di “latte”. In questo momento esse sono molto più delicate e vulnerabili degli atri periodi dell’anno. Una particolare attenzione occorre avere nella manipolazione della cattura. Utilizziamo materassini molto capienti ed imbottiti, i gonfiabili di “ultima generazione” ne sono il tipico esempio. Adagiamo delicatamente la carpa nel materassino avendo cura di coprirgli immediatamente gli occhi per evitare che le istintive reazioni di difesa possano incidere negativamente sulla futura deposizione. Se dobbiamo fare la classica foto ricordo, la mano posteriore deve essere posizionata tra la pinna caudale e la coda, evitando di premere sulla parte centrale del ventre, specialmente se la cattura è femmina e di mole. Se le condizioni climatiche lo consentono, sarebbe preferibile fare foto in acqua, onde evitare che un errore nella manipolazione possa essere fatale alla riproduzione del nostro trofeo.

Al giorno d’oggi la nostra tecnica può vantare un maggior coinvolgimento rivolto alle problematiche relative all’etica ed al rispetto dell’ambiente e delle catture. In questo periodo i carpisti, soprattutto i più esperti, possono (e debbono) riuscire a mantenere un equilibrio tra la tentazione dovuta all’opportunità di poter improntare sessioni ricche di catture e l’inopportunità di disturbare le nostre avversarie in un momento delicato ed importante per la loro riproduzione. Non dimentichiamo che le nostre attenzioni di oggi potrebbero ripagarci un domani e viceversa le incurie del presente potrebbero inesorabilmente presentarci il conto nel futuro.


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