Tecnica

Carpa golosa

Di Thomas Santandrea pubblicato il 20/07/16

La carpa ormai diventata pesce autoctono in Italia appartiene all'ordine dei ciprinidi insieme al carassio che oramai nella nostra penisola si trova in minoranza rispetto alla sua sorella maggiore. Come la maggior parte dei pesci d'acqua dolce è onnivora e si ciba di tutto ma nel suo habitat naturale va ghiotta di cozze, gamberi e piccoli molluschi presenti nel fondale.

È un pesce molto abitudinario e rispetta molto le proprie zone di alimentazione abituandosi a cibarsi proprio a ridosso di ostacoli dove è più facile trovare cibo e alimento naturale. Con l'aumentare dei pescatori di carpe, comunemente chiamati carpisti, questo pesce è diventato molto diffidente e furbo soprattutto nelle acque dove quotidianamente vi è la presenza di pescatori. Di conseguenza negli anni si è cercato di trovare esche alternative che potessero attrarre le carpe nelle zone di pesca e riuscire ad abituarle pasturandole ad un certo tipo di esca. Una delle maggiori esche da carpa utilizzata oggi è sicuramente la boiles, quella sfera magica formulata da un insieme di farine ed impastata con le uova di cui le carpe vanno ghiotte. Ma andiamo in ordine descrivendo la prima esca con cui si andava a caccia di carpe e che anche tutt'ora rappresenta una delle principali, ovvero il mais.

Questo cereale, che in Italia si diffuse già dai primi del 1600, è considerato un ottimo alimento per le carpe e per tutti gli animali in genere, in quanto presenta delle ottime qualità organolettiche, tuttavia le componenti più significative sono rappresentate dall'amido e dalle proteine. Queste ultime sono molto importanti nell'alimentazione di tutti i giorni perché vanno a costruire e mantenere i tessuti muscolari dando vigore e forza, inoltre il mais presenta anche una buona percentuale di lipidi. Parallelamente all'evoluzione della tecnica di pesca alla carpa si sono sviluppate un gran numero di esche, dalla più antica polenta fino a quella principalmente utilizzata dai carpisti moderni: la boilie.

Quest'ultima, a differenza del mais, è considerata un alimento più completo e richiesto dalle nostre amiche, ma deve essere composta da elementi di buona qualità che ne danno un giusto bilanciamento organolettico in modo da non creare effetti deleteri alle carpe. Nel carpfishing uno dei fattori principali che determinano il buon esito della nostra sessione di pesca è rappresentato dalla pasturazione. Dopo aver ricercato accuratamente lo spot in cui andremo a calare i nostri inneschi, si dovrà decidere se effettuare una pasturazione preventiva oppure, in alternativa, cercare di insidiare le carpe senza alimentarle precedentemente. Tutto è soggettivo e dipende dal tempo che abbiamo a disposizione e soprattutto se il luogo di pesca è vicino o lontano da casa, ma è scontato dire che il metodo migliore per avere delle soddisfazioni in termini di cattura è quello di pasturare accuratamente e preventivamente lo spot. 

Nelle acque cosidette vergini dove la pressione di pesca è pressochè nulla o molto bassa, ingannare le carpe non sarà cosa facile in quanto sono abituate ad alimentarsi del cibo naturale presente sul fondale. È molto importante avere a disposizione del tempo libero per cercare di studiare a fondo il luogo di pesca ed effettuare una buona pasturazione preventiva. Innanzitutto dobbiamo tenere in considerazione il fatto che ci troviamo in un luogo in cui le carpe raramente si sono trovate afferrate ad un amo, quindi massima attenzione ai particolari, come il silenzio e la discrezione. Dopo aver scelto lo spot ideale e preso maggiori informazioni possibili come profondità, tipo di fondale e soprattutto se vi siano o meno ostacoli in acqua, andremo a prepararci per la pasturazione.

Le carpe di questi luoghi sono abituate a cibarsi principalmente di alimenti naturali e quindi il nostro compito sarà ancora più arduo perché dovremmo distogliere la loro attenzione dagli appetitosi gamberi e dalle succulente cozze per portarle ad assaggiare ed apprezzare le nostre esche. Prima di tutto utilizzeremo delle granaglie miste come mais, canapa e tiger che andremo a cuocere a dovere in modo che risultino essere molto digeribili. Per ottenere un mais ben cotto andremo a toglierlo dalla pentola quando vedremo gran parte dei chicchi esplodere ed aprirsi in modo che diventi un'esca molto appetitosa e visibile nel fondale. Anche quest'ultimo fattore è molto importante in quanto le carpe, oltre ad essere golose e insaziabili, sono anche molto curiose e quindi fare un bel letto di mais sul fondale porterà sicuramente le nostre amiche in pastura. Un'altra granaglia molto gradita dalle carpe e soprattutto dalle amur è la tiger nut. Questa piccola nocciolina viene coltivata principalmente in Spagna dove viene utilizzata sia per l'alimentazione umana che per quella animale. Dopo un processo di disidratazione viene stoccata per circa un mese e poi messa sul mercato pronta per l'utilizzo.

Ne esistono di diverse varietà e misura, tutte possono fare al nostro caso, facciamo però attenzione alla qualità e al prezzo. Per ottenere una buona tiger e, di conseguenza, poterla cuocere adeguatamente, è necessario tenerle in ammollo 3-4 giorni cambiando l'acqua un paio di volte, farle poi bollire nella stessa acqua per almeno una ventina di minuti. Una volta cotte le lasciamo raffreddare sempre nella stessa acqua e poi le potremo utilizzare. Alcuni di noi carpisti sono soliti aggiungere dolcificanti chimici o melassa, ma dobbiamo considerare che le tiger hanno una percentuale elevata di saccarosio e quindi non è strettamente necessario arricchirle di zuccheri. Sicuramente l'aggiunta di questi ultimi ne velocizza la fermentazione ma può alterare le proprietà organolettiche. Ricordiamoci che se vogliamo dolcificare ulteriormente le tiger nut dovremmo aggiungere la melassa o altri prodotti ricchi di zuccheri nell'acqua di ammollo in modo che penetri ottimamente all'interno. Mentre se optiamo per l'aggiunta di aminoacidi o aromi in alcool è meglio inserirli finito il processo di bollitura. Oltre al mais e alle tiger nut potremmo aggiungere nel menu anche la canapa, che rappresenta l'alimento vegetale con più elevato valore nutrizionale, con una percentuale di proteine pari al 20-25% e con ottime proprietà organolettiche. Se affrontiamo acque con una ridotta o nulla pressione di pesca in cui le carpe non sono abituate ad alimentarsi di prodotti che non trovano in natura, dobbiamo inserire gradualmente certe esche in modo da ottenere un risultato proficuo.

Dopo alcune settimane di pasturazione a base di granaglie miste possiamo inserire gradualmente delle boilies che non devono essere di grandi dimensioni, è sufficiente che abbiano un diametro di 16 o 18 mm in modo che tutte le carpe che transitano in pastura le possano assaggiare, dalla più piccola alla più grossa. Dopodiché quando verremo a conoscenza della presenza delle nostre amiche sullo spot pasturato potremmo eliminare gradualmente le granaglie e pasturare principalmente a boilies. Un'altra esca molto efficace per la nostra pasturazione è il pellet, in commercio ne troviamo di tantissime formulazioni, ma principalmente quello più utilizzato è quello a base di farine di pesce. Attenzione però a non abusare col quantitativo, perché se utilizziamo pellet non di prima scelta e di secondo prezzo risulterà essere arricchito di un'elevata percentuale di grassi che sazia troppo velocemente i ciprinidi. Quindi massima attenzione a ciò che compriamo e utilizziamo per le nostre sessioni di pesca. Un fattore molto importante da considerare se ci troviamo ad affrontare un luogo vergine, poco conosciuto e battuto dai pescatori di carpe, è quello di mantenere una costanza nei giorni e negli orari della pasturazione.

Ovvero le carpe sono abitudinarie e sono in grado di percepire l'orario in cui noi ci recheremo sul luogo di pasturazione, questo è visibile soprattutto nei piccoli corsi d'acqua dove a volte si notano addirittura scodate di pesci proprio in concomitanza con l'orario in cui ci avviciniamo all'acqua. Tutto ciò lo si può anche vedere se abbiamo un acquario con delle carpe koi o altri ciprinidi: a lungo andare riescono a “ricordare” l'orario di alimentazione iniziando a ricercare il cibo. Quindi estrema discrezione e limitiamo al massimo i rumori dovuti al calpestio di foglie o rami secchi, perché le carpe sono molto sensibili alle vibrazioni. Questa descrizione principalmente è da associare ai piccoli corsi d'acqua, come canali o fiumi, dove non vi sia un'elevata profondità. Discorso a parte va fatto per i grandi specchi d'acqua dove si deve fare attenzione solamente nella pesca marginale. Mi è capitato in passato di andare a pesca in uno spot dove per mesi era stata effettuata la pasturazione e di vedere qualche partenza proprio a ridosso delle diciotto, che era il solito orario in cui mi recavo sul canale.

A tutto ciò non c'è una regola, ma a volte le carpe davvero ci stupiscono.

Questo ciprinide nel loro ambiente incontaminato si alimenta in quelle zone in cui vi è un’elevata percentuale di alimento naturale che viene depositato dalle correnti o dal vento, oppure dove vi siano degli ostacoli sommersi in cui i piccoli molluschi o le cozze trovano riparo. Solitamente nei canali di bonifica il luogo migliore dove trovare il cibo preferito dalle carpe è il sottoriva. Nelle zone marginali dei canali o dei fiumi è molto facile avere un fondale con bassa concentrazione di limo e fango che ne garantisce un’ottima consistenza facilitando le carpe a cibarsi in questi spot.

Dovremmo quindi pasturare proprio queste zone andando ad integrare le nostre esche al loro cibo naturale così da creare una dipendenza nelle carpe, le quali non potranno fare a meno di recarsi dove il cibo è di facile reperibilità. Discorso molto simile viene fatto anche se ci troviamo di fronte un fiume di media-grande portata dove oltre alle zone sopra descritte, dovremmo tenere in considerazione anche le anse, dove la corrente deposita detriti e cibo naturale. Se invece decidiamo di affrontare un grande lago o una cava allora gli hot spot cambiano a seconda della morfologia del fondale, ma sicuramente la pesca marginale è sempre molto produttiva in quanto le carpe amano molto transitare nel sottoriva.

Se il lago o la cava presenta un'acqua limpida, a volte possiamo osservare alcune carpe “passeggiare” proprio vicino a riva in prossimità di ostacoli sommersi o grandi sassi. Molto importante in questi luoghi è guardare attentamente lo specchio d'acqua perché molte volte ci ostiniamo a calare i nostri inneschi a molti metri da riva quando invece abbiamo i pesci sotto i piedi. Altre zone molto produttive sono le secche in cui, sopratutto in primavera ed autunno, sarà facile trovare le carpe che si alimentano. In alcuni grandi laghi le carpe seguono delle rotte che possiamo individuare con l'aiuto dell'ecoscandaglio oppure in certe zone con bassa profondità anche a vista, queste sono individuabili in mezzo al tappeto di alghe là dove vi siano delle zone pulite. A seconda poi delle stagioni in cui decideremo di affrontare la nostra sessione possono cambiare gli spot in cui sarà più facile trovare le nostre amiche. Ad esempio, in estate, con il grande caldo, si dovranno ricercare le maggiori profondità dove la temperatura è più bassa e dove vi sia più ossigenazione. In questa stagione, più la temperatura aumenta e più le carpe ne risentono nell'alimentazione, dosando le forze e cibandosi meno regolarmente e di alimenti contenente pochi grassi. Quindi molto importante utilizzare esche ben bilanciate e dosare il quantitativo immesso in acqua, ne consegue un buono o cattivo esito della sessione.

 

CONCLUSIONI

Stare ore, giorni e settimane in attesa di una tanto sospirata partenza è qualcosa di immenso ed emozionante che solo chi ha una grande passione per questa tecnica può capire. È importante cercare di ottimizzare in ogni piccolo dettaglio la nostra sessione di pesca già dall'inizio, quando ci troviamo a tavolino per decidere dove e come iniziare la pasturazione. Non lasciamoci guidare dal solo istinto e dalla frenesia, ma cerchiamo di ragionare e capire quali esche utilizzare e quali no, è importante credere in ciò che si fa e non cambiare continuamente esca perché quella utilizzata non dà immediatamente il risultato sperato. Se siamo a conoscenza di ciò che stiamo facendo e crediamo in noi stessi, allora continuiamo e andiamo fino in fondo e prima o poi abbracceremo la carpa dei nostri sogni.

 


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)