Tecnica

Carp sack, necessità o moda? Riflettiamoci

Di Lorenzo Luciani pubblicato il 05/01/13

Il carp sack è ormai diventato uno strumento comune per ogni carpista, ma negli ultimi anni, proprio a causa di un uso smisurato e superficiale, se ne sono sentite e viste di tutti i colori: pesci ritrovati morti all'interno di carp sack andati alla deriva, carpe morte sulle mani dei carpisti dopo aver trascorso troppe ore all'interno delle sacche; carp sack ripescate casualmente dopo giorni con pesci ancori vivi, ma agonizzanti, imprigionati dentro...
E' arrivato quindi il momento di porsi delle domande per capire se è giusto o sbagliato continuare a 'violentare' le nostre carpe trattenendole inutilmente, malamente e per troppe ore dentro un carp sack col solo fine di immortalare qualche foto, magari solo per avere condizioni di luce migliori.
Ad oggi, l'uso di uno strumento come la sacca di mantenimento, è diventata un'abitudine sbagliata per troppi carpisti che, inconsapevoli, mettono continuamente a rischio la salute del pesce senza riflettere sui possibili traumi a cui può andare incontro la carpa in seguito ad una detenzione.
Partiamo dal principio, nei primi anni novanta, quando il carpfishing era ancora un oggetto sconosciuto per molti, le carpe venivano rilasciate appena dopo la cattura; l'etica giocava ancora un ruolo importante e non c'era del resto l'esigenza (e il motivo) di insaccare quelle splendide carpe per fotografarle,  magari, in orari migliori, ma oggi il mondo del carpfishing è cambiato, la foto di rito è diventata una 'moda' e l'uso del carp sack è diventato spropositato tanto da aver creato motivo di accese discussioni tra i vari carpisti; c'è chi spinge a vietarne totalmente l'uso e chi lo ritiene innocuo per i pesci; come spesso accade però, ritengo che la verità, anche questa volta, sia nel mezzo.
Non c'è dubbio che il mantenimento del pesce all'interno delle sacche non giova di certo alla sua salute; ricerche scientifiche ci confermano infatti che trattenere una carpa, anche per poche ore, provoca un danneggiamento del suo muco superficiale, con rischio per il pesce di contrarre virus. Il muco che ricopre il corpo della carpa è infatti la prima forma di difesa naturale contro molte malattie e uno studio approfondito, su pesci trattenuti in sacche di mantenimento, ha confermato che, dopo il rilascio, un pesce ha oltre il 20% di possibilità in più di contrarre malattie come i virus della pelle; lo strofinamento del corpo del pesce contro la stoffa delle sacche, danneggia (se non priva completamente) per un certo periodo, il muco superficiale che avvolge la pelle della carpa, privandola di conseguenza della sue difese naturali contro determinate infezioni.
Detto questo, che già dovrebbe far riflettere, bisogna considerare anche le diverse situazioni in cui i pesci vengono malamente trattenuti all'interno dei carp sack. In molti ambienti infatti, non esistono le condizioni adatte affinché questo strumento venga usato correttamente, ma ciò non viene preso in considerazione e troppi pescatori scelgono comunque di insaccare i propri pesci anche in condizioni in cui, la stessa carpa, è costretta a subire danni gravissimi non solo al muco, ma anche alla pelle . Per fare un esempio, acqua bassa nel sotto riva, fondale roccioso e vento, sono condizioni che non permettono il trattenimento del pesce, neanche per un breve periodo, poiché la stessa carpa è continuamente costretta a sfregare non solo sulle pareti della sacca, ma anche su sassi e fondale, subendo continue ferite fisiche che possono sfociare in conseguenti gravi infezioni. Troppo volte, inoltre, ho visto carpisti che, per affondare i propri carp sack con il pesce all'interno, mettono dei sassi dentro le sacche; una mossa sbagliatissima che non fa altro che danneggiare ulteriormente la pelle della carpa già oggetto delle sollecitazioni gravate dal mantenimento.
Secondo quando appreso fin'ora, quindi, mantenere un pesce all'interno di un carp sack può portare il pesce stesso ad amplificare ulteriormente la sofferenza e lo stress a cui è sottoposto durante e dopo la cattura. Considerando, poi, che la maggior parte dei carpisti pesca spesso in coppia, l'uso del carp sack può essere tranquillamente evitato. Chi ama fare belle foto, può farlo anche di notte, in commercio ormai si trovano fotocamere in grado di scattare splendide foto anche col buio e non è pertanto necessario trattenere il pesce se si ha la possibilità di immortalare subito la cattura. Ricordo che il momento più emozionante per un carpista, è proprio quel breve lasso di tempo che trascorre subito dopo aver poggiato un bel pesce sul materassino e, di fatto, immortalare prima possibile quegli istanti è la soluzione migliore per trasmettere, anche in foto, le emozioni e le sensazioni immediate che si stanno vivendo; emozioni che, sicuramente, non potranno mai essere trasmesse la mattina seguente.
D'altro canto però, è necessario fare anche altre considerazioni; non tutti possono sempre pescare in compagnia e spesso, quando si è da soli con una bella cattura nel guadino, si è in un certo senso 'spinti' a trattenere comunque il pescato. Tolti alcuni casi in cui le condizioni non permettono di trattenere il pesce, come nel periodo primaverile in cui è bene evitare o in particolari ambienti dove l'acqua è poco ossigenata, è giusto valutare anche le prerogative affinché, quando è necessario ricorrere all'utilizzo del carp sack, vengano adottate tutte le precauzioni necessarie per arrecare minori danni possibili alla carpa. Innanzitutto, la scelta corretta di un buona sacca di mantenimento è fondamentale e, in questo caso, poco deve importare se c'è bisogno di sborsare qualche euro in più per acquistare un buon prodotto. La sacca deve essere ampia e di notevoli dimensioni per evitare che si avvolga totalmente intorno al pesce, fasciandolo e privandolo del suo muco superficiale; è importante sottolineare che all'interno di un carp sack non deve mai essere trattenuta più di una sola carpa.
Il tessuto della sacca deve essere forato per permettere al pesce di respirare senza fatica. E' fondamentale far ossigenare bene il pesce prima di immetterlo all'interno della sacca per evitare che la fatica accumulata durante il combattimento, unita ai problemi respiratori che può comportare l'inserimento in sacca, possa aumentargli lo stress fino ad arrivare ad ucciderlo.
Un carp sack con un pesce al suo interno deve sempre e comunque essere riposto in un area con almeno un metro di profondità; non dobbiamo mai riporre la sacca nell'immediato sotto riva dove c'è poca acqua e, in estate, la temperatura potrebbe essere troppo elevata.
Ogni sacca deve essere sempre fissata a riva singolarmente, mai legare più sacche sullo stesso appiglio poiché, se si dovesse rompere o sganciare l'appiglio, perderemmo tutte le sacche con i pesci al loro interno.
E' fondamentale controllare bene la fune con cui legare il carp sack che deve essere resistente e non deve avere difetti o punti deboli. La stesse fune va fissata saldamente a riva per evitare che il pesce, una volta recuperate le proprie forze, trascini via la sacca e vada incontro ad una morte lenta e sofferente. Ultimamente, proprio a causa di superficialità nel fissare la propria sacca a riva, ci siamo trovati di fronte a scene orrende, con pesci in putrefazione ritrovati all'interno di carp sack andate alla deriva per colpa degli errori commessi da qualche ''carpista'', che ha privato le nostre acque di esemplari che non avrebbero di certo meritato quella fine. Questi spiacevoli 'inconvenienti' non possono e non devono avvenire, quindi, nelle operazioni che svolgiamo quando trattiamo uno strumento come il carp sack dobbiamo porre la massima attenzione e lucidità, prendendo ogni precauzione necessaria affinché l'emozione di una bella cattura non si trasformi in un incubo per noi e, ancor di più, per il pesce.
In questo ambito molte aziende del settore si stanno dimostrando sensibili alle esigenze di molti carpisti, dedicando finalmente spazio non solo alle esche o altro, ma anche alla cura e detenzione del pescato. Le ultime proposte del mercato ci offrono la possibilità di acquistare sacche studiate per danneggiare nel minor modo possibile il pesce e per far fronte alle eventuali disattenzioni dei più distratti grazie alla presenza di strutture semi rigide galleggianti con la presenza di boe di segnalazione; nel caso in cui la sacca venga legata male a riva, sarà infatti possibile ritrovarla e recuperarla in superficie. Inoltre molte aziende stanno integrando i propri carpsack con delle funi, finalmente di giusta lunghezza e dotati di una vite con filettatura adatta ad essere fissata sui classici picchetti che, comunque, dovranno essere sempre ben ancorati a riva.
Altro discorso è invece la detenzione degli amur; la carpa erbivora è un pesce molto più delicato della carpa comune e trattenerla in una sacca può portare il pesce alla morte in più del 50% dei casi; un amur, per dirla in breve e senza mezzi termini, va sempre rilasciato immediatamente dopo la sua cattura anche a discapito di sacrificare qualche foto, il rischio nel trattenere questi pesci, anche solo per poco tempo, è troppo alto e c'è il serio pericolo di metterne a repentaglio la vita.
Il carp sack puo' diventare un'arma letale per il pesce,  facciamone quindi un uso corretto evitando di trattenere le carpe quando non è indispensabile, ma se in determinate occasioni dobbiamo (vogliamo...) ricorrerne all'uso, facciamolo, ma con attenzione, cercando sempre di adottare ogni accorgimento possibile e valutando le condizioni necessarie per non compromettere la salute delle nostre catture.


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Commenti

G.B. il 10/01/13
Infatti Francesco. Qui si parla di carpsack lo sling infatti è tutta un'altra cosa, e l'uso specifico di tale prodotto è proprio ciò che hai spiegato,farla riprendere quei due minuti per prendere la macchina per poi liberala......anche il carpsack era nato per questo,ma come al solito l'italiano medio ne fa un uso non consono e quindi sarebbe meglio vietarlo del tutto,visto e considerato che nessuno puo controllare quanto una persona lasci il pesce in secca.


Francesco Vozza il 09/01/13
Sono possessore di due carpsack, ma sono rimasti immacolati e ancora cartellinati. Non c'è un vero motivo per cui ho deciso di non utilizzarli, diciamo solo che non ho mai avuto la necessità di mettere un pesce in una sacca, per rendergli omaggio di una foto "migliore" alla luce del giorno. Anche di notte, infatti, sono solito scattare qualche foto ricordo, anche se non perfetta, ma che lasci un'impronta e mi dia la possibilità di rivivere i ricordi quando me la ritrovo tra le mani. Oggi, però, mi concedo la libertà di utilizzare l'ultima novità del mercato settoriale, ossia lo sling con galleggianti annessi. Peso il pesce, ne immortalo il momento, e poi via in acqua, per concedergli qualche minuto di riposo, e rilasciarlo in libertà "quasi" certo della sua ripresa dopo lo sforzo del combattimento. Lo sling, quello con la rete e non quello come semplice sacca ermetica, permette al pesce una maggiore libertà rispetto al carpsack, grazie alle aste rigide e alla sua maggiore capienza. In questo modo si evita che la sacca gli si avvolga intorno a mò di celofan per arrosti o che il pesce, recuperato un minimo di energia, possa infilarsi nell'angolo estremo del carpsack, rischiando che la maggiore aderenza dovuta alla spinta del pesce finisca per peggiorare i difetti dello stesso. Preciso che il recupero nello sling dura il giusto, in mia presenza e "supervisione" (e non andandomene a dormire con il rischio di lasciare il pesce in avaria), ben attaccato ad un solido punto fermo a riva ed il rilascio avviene immediatamente dopo, senza altre foto o perdite di tempo. Per me il carpsack, oggi più che mai, è un utile attrezzo per seccare le boilies ancora troppo fresche :D


G.B. il 09/01/13
MMMM...vedo che questo argomento non desta alcun interesse,nemmeno un commento,solo quello del buon Oscar che condivido in pieno.......questo la dice lunga.....


Oscar il 06/01/13
Come G.B. lo vieterei in qualsiasi posto il carpsack. Le carpe di notte le ho prese pure io ma la foto fatta subito e sono uscite belle comunque senza possedere una super macchina fotografica(anzi...)invece quando sono solo o chiedo a qualcuno di farmi la foto altrimenti la faccio con la cattura nel materassino e via al rilascio immediatamente... Non ho mai posseduto e non lo possiedo ora un carpsack però l'unico uso che condivido è quando si è da soli e non si ha sottomano la macchina fotografica quindi piuttosto di lasciare il pesce nel materassino incustodito per cercarla ecc. è meglio metterlo nel carpsack nel frattento.


G.B. il 06/01/13
Tu dici che la verità anche in questo caso stà nel mezzo. Ed è ovvio che se viene usato con cognizione,ma sapendo che spesso e volebntieri questa cognizione non vi è,io rimango fra quelli che spingono per vitarne completamente l'uso. La mia "filosofia" un po bislacca(come dice la D'Urso)mi dice che,il ricordo di un bel pesce te lo porti nel cuore e non in un book fotografico.


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