Itinerari

Canal Bianco

Di Alessandro Dodi pubblicato il 23/07/13

 

Quest'anno il periodo di chiusura di pesca alla carpa ha certamente centrato l'obiettivo per cui è stato creato, le frequenti e abbondanti piogge della primavera scorsa hanno reso fiumi e canali gonfi di acqua e mantenuto basse le temperature fino a metà giugno, lasciando le ultime due settimane a disposizione delle carpe per la frega. Me ne sono reso conto in quanto sono andato a pasturare in previsione di una pescata all'apertura della pesca e anziché i bene auguranti salti sentivo numerose carpe e scarole sguazzare in acqua bassa e sotto i cespugli ripari, le zone classiche deputate alla frega. La mia speranza è che di solito, dopo le rincorse e le fatiche riproduttive, i pesci hanno necessità di recuperare peso ed energie e la mia pasturazione aveva lo scopo di attirarle in zona per i primi di luglio. L'occasione di un breve ritorno in Italia di Marcello era perfetto per fargli riprovare le emozioni dell'adorato carp fishing che non pratica da tempo, purtroppo il Po dove saremmo andato con maggior gioia era ancora alto per la situazione sopra citata. Il canal Bianco era la giusta meta visto che la pesca in corrente è quella che ci piace maggiormente, la zona nella pianura RoUn luogo storico rivisto da chi lo conosce bene; il nostro Alex Dodidigina a non molta distanza dalla chiusa di Canda, ma potrebbe essere anche più su o più a valle visto che il canale è piuttosto ripetitivo. Ho trovato una zona che  ritengo perfetta, non troppo in vista e con lo spazio giusto per farci stare un paio di tendini, ma la cosa più importante è naturalmente la zona di pesca. Si tratta di un punto in cui la distanza tra le sponde è di una trentina di metri, e pescheremo dalla parte interna di una ampia curva lanciando verso l'esterno, dove la vegetazione lambisce la superficie dell'acqua e crea anche una sorta di ombreggiato riparo. La scelta non è casuale ma dettata da principi ben precisi, come ho avuto modo di ripetere spesso, la spinta della corrente scava la parte esterna delle curve creando profondi canali dove le carpe sono use cercare cibo. Queste zone sono in genere ben compatte e prive di ostacoli, se si escludono quelli corposi, come grossi sassi o alberi caduti in acqua. Questi nascondigli naturali offrono alle carpe maggiore protezione e le rendono sicure e tranquille predisponendole all'alimentazione. Una pasturazione abbondante, non volevo che mancassero le partenze, con il rischio di attirare altri pesci oltre le carpe, non tanto brenne e scarole di cui queste acque sono ricche, ma i temibili e giganteschi siluri che sono il nostro peggior nemico. Se uno o più siluri entrassero in zona di pesca, probabilmente verrebbero vanificati tutti gli sforzi inquinato è certo che le carpe preferiscano evitare questi concorrenti invasivi. Di norma non eccedo nelle pasturazioni e non lo faccio per settimane, sono convinto che in questo canale le carpe percorrano lunghi tratti alla ricerca di cibo, e concentro nelle giornate di pesca frequenti lanci di boilies e tiger nut esclusivamente nello spot prescelto. In questo modo cerco di fermare il loro percorso con delle zone di interesse, e di norma le divido in settori longitudinali, e spiego meglio cosa intendo. Durante i loro spostamenti le carpe percorrono una linea ideale, quando cercano cibo lo fanno risalendo la corrente e, di solito, continuano su una direttrice retta senza tagliare a destra o sinistra. Con questo concetto lanciare tre canne alla stessa distanza dalla riva opposta anche se in direzioni diverse, per me equivale ad avere una sola possibilità di successo, questo con le dovute eccezioni. La teoria è rafforzata se peschiamo all'interno di una depressione, dove probabilmente le carpe percorreranno in fila incontrando la prima delle nostre esche a valle, questo è quello che mi capita spesso e per questo nei canali navigabili uso le tre soluzioni possibili. Una canna nel punto più profondo che di solito è l'esterno della curve, una a centro canale e la terza da ricerca, la dove mi ispira quel luogo o quel giorno. Le canne che utilizzo sono delle 12 piedi con una potenza di 4,5 libbre, che potrebbero essere considerate esagerate, ma spesso la corrente è sostenuta e per pescare correttamente è necessario un piombo da 300 grammi e a volte non basta, lanciare questi fardelli con canne più leggere potrebbe essere rischioso. Da aggiungere che spesso la corrente porta con se erbe e rami in sospensione e dopo qualche minuto le lenze si spostano inesorabilmente, e per rilanciare si recuperano isole di detriti che superano il chilo. La piombatura elevata garantisce una buona stabilità alla montatura che più tempo rimane correttamente in pesca e maggiore è la speranza che interessi una carpa, non dimenticando che il piombo è il primo vero contatto che ferra la carpa. Pur sapendo che è durante la notte che le carpe sono più attive, non possiamo che dedicare una giornata alla pesca e lo faremo dall'alba al tramonto confidando nei momenti in cui la corrente si ferma e riparte e il livello del canale varia. In questa zona la corrente è condizionata maggiormente dalle chiuse, nella parte terminale è la marea che influisce sui livelli, per questo è sempre meglio consultare il libretto delle maree, più sono accentuati i picchi di alta e bassa marea, maggiori sono le probabilità di attività del pesce. C'è un periodo che in zona chiamano "morto d'acqua", in cui il livello rimane invariato e l'acqua è praticamente ferma per un giorno intero, il momento è ottimo per prendere il sole, non certo per pescare. Le stesse carpe ci indicano l'inizio dei cambiamenti con la loro attività, poco prima delle variazioni si possono notare rollate e salti, nei luoghi più disparati, ma ci avvisano che dobbiamo essere pronti perché si stanno preparando a cercare qualcosa da aspirare. Al nostro arrivo decidiamo le postazioni, Marcello a monte con tre canne e io a valle con due, lo faccio spesso perché credo che se mangia bastino due canne per fare abbastanza pesci. Una buona pasturata su ogni zona scelta ed una zona centrale dedicata alle tiger nut, che sono sempre un'esca fidata, non ne so il motivo, ma anche in luoghi vergini dopo una sola giornata sono accettate da carpe e amur, un mistero confortante. Marcello pesca nel sotto riva opposto con due canne e a centro canale con la terza, io lo stesso, vedremo nel corso della giornata come e se variare strategia, ora che tutto è impostato ci dedichiamo alla rituale ricerca di segnali a galla che ci facciano capire qualcosa in più di questo luogo. Qualche grufolata alza delle bollicine al centro, ma dopo pochi minuti una scura schiena fa capolino in superficie, purtroppo è quella di un siluro, e nemmeno piccolo a giudicare dal tempo che è passato per la sua riemersione, ci guardiamo sconsolati ma non è detto che resti li, forse. In effetti Marcello ha la prima partenza e tiro un sospiro lungo, lo vedo impacciato ed emozionantissimo, provo una gran gioia e capisco ancor di più come possa mancargli una partenza. La carpa non gli da tregua e prende filo anche se la frizione è piuttosto stretta, andando a guadagnare un probabile albero sotto la sponda opposta, dopo molti tentativi deve arrendersi e tranciare la treccia in linea. Non so se essere felice o depresso mentre lo vedo con le mani tremanti infilare la boilies sull'hair rig, faccio finta di avere altro da fare, è troppo presto per commentare o fare dei bilanci, spero solo non fosse il siluro di prima. Una cosa è certa le boilies sono gradite ed entrambi preferiamo sostituire le canne con le tiger con la speranza che una carpa  di taglia superiore sia nei pressi, le tiger sono infatti meno selettive e qui di carpe piccole ce ne sono tante. Passa un bel po prima che sia la mia canna a centro canale a dar segni di vita, corro a ferrare e devo impegnarmi parecchio a trattenerla visto che la carpa punta alla mia destra in un gruppo di rami sulla sponda, la forzo e riesco a farla entrare in breve nel guadino. Solo quando Marcello la issa a riva mi ricordo che avrei voluto far prendere a lui tutte le carpe della giornata, ma anche per me una partenza oscura ogni razionale comportamento, e d'istinto riemergo dalla trance solo a combattimento concluso. Torniamo all'aspetto tecnico per descrivere le montature che ho scelto per questo luogo, sono entrambe ad elicottero per una prova che sto effettuando, voglio verificare se questa montatura crei meno problemi durante il rotolamento incontrollabile del piombo, girando su se stessa dovrebbe creare meno problemi. Ad oggi non c'è stata una vera svolta nelle ferrate, ma voglio provare per un paio di sessioni prima di dare un giudizio sensato. I lanci sono facili e raramente il fondale è intricato, basta non arrivare troppo vicino alla sponda visto che è li che ci sono più rami, e in alcuni casi è stata posizionata una rete di contenimento per i massi che formano la sponda. Una grossa bettolina sbuca dalla curva e dobbiamo recuperare in fretta, questo è un evento fastidioso ma che spesso ha un risvolto positivo, infatti non di rado poco dopo il passaggio di una imbarcazione si ha una partenza. Noto con soddisfazione che la bettolina percorre la curva in due fasi, puntando al centro di essa per poi sterzare di netto per uscirne in direzione del rettilineo, in questa manovra dirige i motori esattamente al centro della curva e immagino quanto scavi vista la potenza erogata. Torniamo a pasturare le postazioni di pesca e poco prima di mezzogiorno una regina rimane in trappola sulla stessa canna di Marcello, per fortuna l'esito è migliore del precedente e possiamo tornare a fare delle foto insieme. Immortalata la bella regina, con evidenti segni ventrali della recente frega, la liberiamo e mi sento come aver deposto lo zaino dopo un tragitto chilometrico, sollevato. Il caldo opprimente ha soffocato anche il nostro desiderio di rimanere fino a tardi e decidiamo di rientrare prima del previsto, gli chiedo se si è divertito e mi risponde "un casino", non abbiamo certo preso tanto ma in fondo quello che rimane di una pescata è la sensazione di felicità, e di questa non possiamo dire di averne poca.


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