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Cambiamo la legge sulla pesca!

Di roberto pubblicato il 12/02/17

In Regione Emilia-Romagna, la prossima settimana saranno discusse le modifiche alla legge regionale sulla pesca L.R.11 del 2012. 
Questi sono i nostri obiettivi:

1. Limitare la concessione di licenze di pesca professionale ai soli cittadini stranieri che dimostrano una buona conoscenza della lingua italiana tramite attestato. Per esercitare tale professione, incidendo direttamente sull'ambiente, riteniamo sia necessario comprendere perfettamente le norme che la regolano. Consapevoli che la licenza di pesca professionale sia spesso semplicemente il mezzo col quale i bracconieri di origine straniera riescono a regolarizzare la propria attività di pesca illegale, attuata con attrezzi e tecniche vietate. 

2. Attribuire funzioni decisionali alle commissioni ittiche locali, evitando inutili accentramenti di competenze ad organi della Regione spesso poco affini alla materia della pesca, o non consapevoli delle diverse realtà territoriali. Ritenendo che solo chi vive da vicino i territori, ed in particolare le acque, sia in grado di assumere decisioni in ordine alla loro gestione.

3. Stabilire un periodo di fermo pesca annuale per i pescatori di professione d'acqua interne, permettendo così ai corsi d'acqua pesantemente diminuiti della fauna acquatica (oltre il 30% dai dati dell'Università di Ferrara) di riprendersi. Il periodo di fermo pesca è previsto nelle normative che disciplinano la pesca in mare, riteniamo che le acque interne siano ecosistemi molto più fragili e facilmente compromettibili, altrettanto meritevoli della medesima tutela.

4. Includere la carpa, in quanto specie ittica d'interesse storico culturale presente nel nostro territorio sin dal tempo dei Romani, come indice di caratteristiche e potenzialità ambientali delle Acque di Categoria A e B, insieme agli altri ciprinidi ed esocidi già considerati. Ritenendo che tale specie storicamente presente nel nostro territorio, target di molti pescatori sportivi, meriti le dovute tutele e riconoscimenti, e non possa esserne esclusa, venendo così svenduta a pochi euro al chilo per gli interessi economici di pochi, o addirittura per favorire un mercato nero, ai danni dell'intero settore sportivo e ricreativo della pesca.

5. Favorire le pratiche di pesca sportiva improntate al rispetto dell'ecosistema naturale (catch & release), favorendo pratiche di gestione delle aree di pesca regolamentata da parte di enti locali ed associazioni. E limitando gli interventi di contenimento delle specie invasive ai soli areali ove tali interventi possono produrre un risultato accertabile e duraturo nel tempo.


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