Tecnica

C'è sempre da imparare

Di Fabio Perisse pubblicato il 12/04/13

C’è sempre da imparare, queste due parole saranno pure uno dei tanti luoghi comuni che da sempre abbiamo sentito, ma è innegabile che risultano una delle grandi verità del nostro esistere. Impariamo tutto quello che sappiamo e  diventiamo quello che siamo, unicamente grazie all’esperienza. Fin dal primo istante che apriamo gli occhi al mondo, è il memorizzare quello che ci accade attorno che ci  insegna a vivere, a muoverci a parlare e a ragionare, il nostro cervello è come un magazzino dati, pronto a fornirci la giusta informazione per coordinare ogni nostra azione e quello che facciamo quello che pensiamo e come ci comportiamo, è diretta conseguenza dell’elaborazione di questi dati. E’ chiaro quindi che ogni cosa che sappiamo viene da un’esperienza, un piccolo mattone che messo insieme a tanti altri costituisce quello che è l’edificio del sapere. Per la cose basilari del nostro vivere come il mangiare, memorizzare esperienze e compiere una moltitudine di azioni, ci rendiamo conto che ci viene naturale, mentre per altre faccende “importantissime” come la pesca, spesso accade che non siamo così attenti e ben disposti a recepire come invece avviene per tanti altri casi, e invece capire ed imparare è per noi carp anglers risulta importantissimo.  Fare tesoro di ogni esperienza, esaminare ogni significativo episodio e osservare attentamente quello che ci accade intorno può essere la chiave del nostro successo e motivo di infinite soddisfazioni. Sono arciconvinto che sia così, e allora il fatto di osservare quello che mi accade intorno è una cosa che non tralascio mai di fare, sarà difficile che io mi piazzi su un tratto d’acqua, e dopo approntato  quel che mi serve, non passi buona parte del mio tempo ad osservare quei segnali che mi arrivano dall’acqua  e anche dall’ambiente a me circostante. E’ per tali e tanti motivi che ho pensato di riprendere ancora una volta questo argomento per presentare quale è il mio pensiero su questa materia.

Nella nostra pesca, può anche accadere che passino un mucchio di ore senza vedere la coda di una carpa, ma anche se in tali casi  il morale non è dei migliori, perché non si è avuto neanche un “bip”, dovremo sempre tenere gli occhi bene aperti, mai rilassarsi e fare  attenzione al manifestarsi delle carpe, non è perché non abboccano che per forza non siano sul settore, è facile che sia  il contrario. Il ragionamento più comune che fanno i carpisti è più o meno il seguente: “ se c’erano prima ci saranno anche dopo” ( questo per un lago molto grande e carpe nomadi, vedi Bolsena, vale un po’ meno, ma vale). Dobbiamo quindi fare attenzione ad ogni segnale che le carpe ci inviano, salti e rollate sono i più scontati, ma anche bolle d’aria in movimento sulla superficie sono particolarmente indicativi per dedurre se le carpe girano in quel luogo. Osserviamo, se la trasparenza dell’acqua lo permette, soprattutto sugli erbai e ai bordi delle praterie di ninfee, avvistare una carpa può restituire quella fiducia necessaria a proseguire una sessione che stenta a prendere la giusta direzione. Se dovessimo avere la fortuna di scorgerle, ma non le abbiamo ancora catturate è sicuramente perché in quel momento non sono ancora attive, coraggio! tale condizione non durerà all’infinito, può bastare una leggera risalita della temperatura, o viceversa un calo (in base alla stagione), o un poco di vento per cambiare le cose e risvegliare le carpe da un’apparente apatia, e allora bisogna essere pronti. Comunque nell’attesa che le carpe si muovano e che anche la natura con il suo manifestarsi ci dia una mano, un buon sistema per stimolare le nostre amiche, è introdurre come pasturazione qualcosa che le attiri e stimoli in loro la voglia di alimentarsi, quindi  poco cibo solido e molto alimento solubile. Per alimento solubile, intendo  pasture composte di sfarinati e pellet bagnate in precedenza, ottenendo da questa miscela un composto morbido e agglomerante comunque predisposto ad un rapido scioglimento. Introducendolo in acqua questo depositandosi permetterà di “marcare il fondo”, e come ben sappiamo  in maniera che risulta stimolante per il sofisticato sistema ricettivo della carpa. Anche se la maggior parte di pastura da noi introdotta dopo non molto se la saranno mangiata carassi o qualsiasi altro pinnuto  , l’impronta del nostro cibo sul fondo sarà sempre ben presente ed attrattiva, e una carpa che è stimolata da questi segnali al momento di cibarsi non troverà altro di solido da mettere sotto le faringi, che non sia il nostro innesco. Ecco perché ritengo sia fondamentale accompagnare ogni innesco con un sacchetto o una retina in pva riempiti ben bene di sfarinati pellet e boilies tritate, servono per attrarre ma anche per “marcare il fondo” .  Tornando al discorso avvistamento delle carpe, nel caso siano presenti con evidenza, ma non cadono sugli inneschi, comunque è sempre consigliabile attendere almeno 48 ore prima di abbandonare il settore, alla ricerca di miglior fortuna altrove.

 Individuare il settore in un lago

Riguardo all’individuazione del settore ci sono tantissime possibilità di scelta, quasi sempre legate alla nostra esperienza e alle conoscenze di cui siamo in possesso, restano saldi quei punti che definiscono le  condizioni che qualificano un sito per carpe. Come sappiamo la carpa non è un pesce che ama le grandi profondità, preferisce vivere e muoversi in acque relativamente basse, che si localizzano,  in quella zona prossima alla riva di uno specchio d’acqua, e che  tecnicamente viene chiamata “corona”. La corona si individua in quella zona a bassa- media profondità che gradualmente si estende dalla riva fino al primo gradiente accentuato, che con un salto di livello poi conduce fino alla massima profondità del lago. Per citare l’esempio a me più “vicino”, in un lago di grande estensione e profondità come Bolsena la corona va individuata  da 0 a 8/9 metri d’acqua, e il suo declinare è abbastanza dolce e regolare, con un  fondale  piatto e senza grandi dislivelli. Queste caratteristiche sono presenti su circa il 60% del perimetro del lago e sono proprio queste le zone a maggiore presenza di carpe . Per le caratteristiche appena descritte sono queste le zone dove le “amiche”  amano muoversi alla ricerca di cibo, qui trovano le circostanze ottimali che consentono lo sviluppo di flora e di fauna acquatica e creano le condizione per una dispensa ricchissima e varia a disposizione dei grandi ciprinidi. E’ quindi soprattutto in luoghi con simili caratteristiche che le carpe si muovono, le sponde ricche di canneti saranno sempre le preferite anche se purtroppo con la continua opera di devastazione dell’ambiente che noi umani portiamo avanti, si deve rilevare che di canneti e oasi di natura selvaggia intorno ai nostri  laghi se ne vedono sempre meno.

Segnali di presenza sul settore

Non sempre è facile individuare velocemente e con sicurezza la presenza delle carpe, serve molto tempo a disposizione da trascorrere in osservazione dell’acqua, quello che potremmo scorgere sia sulla superficie, che osservando  i bassi fondali, potrebbe rivelarsi veramente importante, in grado di fornici quelle certezze che ci guideranno nell’impostazione della sessione di Pesca. Fra i segnali da cogliere i più evidenti e per certi versi spettacolari, sono  i salti e le rollate che le carpe producono in determinati momenti della giornata, che sono con evidenza i momenti di maggiore attività di questi pesci. Sul perché le carpe saltano e “giocano” in superficie esistono moltissime versioni e teorie, c’è chi sostiene che lo facciano per scaricare aria dalla vescica natatoria, o per tante altre anche fantasiose ragioni, a mio parere tutte queste ipotesi sono valide ma le carpe saltano anche perché sono in uno stato di eccitazione, legato alle fasi di ricerca e alimentazione, e in particolar modo lo fanno in prossimità di un sito particolarmente ricco di cibo, e per questo fortemente eccitante. Sarà capitato a molti di vedere questo dopo avere operato una abbondante pasturazione, l’ attività del pesce sulla zona pasturata è la prova dell’efficacia del nostro lavoro e un bel modo di iniziare in attesa di buoni risultati. L’esperienza insegna che anche in questi casi la pazienza è la virtù principale del carpista, anche per mia diretta esperienza, visto che nei momenti "di pausa" di una sessione di pesca, spesso amo dedicarmi alla scrittura di appunti e osservazioni che poi divengono articoli da pubblicare. Forte del fatto che di frequente le mie esperienze posso raccontarle“quasi in diretta”, posso dirvi che ho iniziato la mia sessione con una buona pasturazione a base di  pellet e boilies, il lago dove sto pescando richiede poca parsimonia su queste operazioni e non bisogna avere paura di versare in acqua dosi di pastura che altrove sarebbero”out”. L’effetto del mio lavoro si è fatto notare appena il sole ha iniziato a calare, sul settore una serie di rollate si sono susseguite per qualche tempo, anche dopo che si era fatto buio, ma nessuna carpa è caduta sugli inneschi. Ho fiducia nelle mie montature, ho fiducia nelle mie esche, d'altronde non potrei fare altrimenti.  Ripongo fiducia soprattutto sull’impareggiabile odore e l’impatto visivo del colore fluo della mia  pop up "Plum Caproic" di Nutrabaits da 15mm, legata ad un amo del 6 e staccata dal fondo quel tanto che basta, la accompagnano delle Krushed (boilies tritate)  dello stesso aroma che ho rollato self made con  il micidiale aroma Plum Caproic, della linea Nutrabaits  Under the counter e  che ho introdotto in un salsicciotto di retina in pva. (ricordate il fatto di marcare il fondo?) : oggi a mezzogiorno la mia Plum Caproic l’ho dolcemente estratta dalle labbra di una regina, bellissimo!.Ecco questo che ho appena descritto è l’evidente risultato di un buon lavoro di osservazione e individuazione del posto, certo la fortuna fa sempre la sua parte, a volte si compie una azione e da questa ne scaturisce un’idea e quell’idea può essere quella vincente. Questo esempio vale per tutto: nell’estate di due anni fa mi recai a pesca in un lago oltre confine per varie vicissitudini e una errata scelta del posto di pesca il mio viaggio non dette i risultati che mi aspettavo e le catture furono veramente quasi nulle. Un viaggio di pesca poco esaltante, che si è concluso troppo presto, e a causa del tempo esiguo a disposizione  quando finalmente le mie osservazioni mi avrebbero dato modo di riscattarmi era già ora di togliere le tende, nel mio caso, le ruote del camper.  Ma di quello che avevo potuto vedere e quindi memorizzare ne ho fatto tesoro, un investimento il mio che l’anno dopo ha dato i suoi frutti. Sono di nuovo tornato su quel lago nello stesso periodo dell’anno e su quello “spot”, ho lanciato i miei inneschi nei punti che ritenevo giusti e negli orari esatti che mi ero figurato e tutto questa volta ha funzionato alla perfezione. Non ci sono grandi segreti o illuminate deduzioni dietro quanto da me fatto, solo semplice osservazione che si riassume brevemente in poche ma efficaci azioni. L’anno precedente mentre ero in pesca (e non catturavo) ho girato nei paraggi della mia postazione di pesca fino ad accorgermi, da un punto di osservazione rialzato, che le carpe giravano numerose all’interno di un’insenatura che avevo al mio lato, mentre io pescavo su una punta che sembrava (erroneamente) un settore promettente. Avevo osservato per bene e mi ero accorto che le carpe amavano trattenersi all’interno della stretta insenatura, perché sicuramente attirate da un fondale molto particolare costituito da materiale evidentemente riportato artificialmente, che giudicai pietrisco  di travertino macinato. Materiale che sotto l’azione del vento e del grufolare delle carpe smuovendosi sul fondo, rendeva l’acqua dell’insenatura bianca lattiginosa, a differenza del resto del lago dove l’acqua è di una limpidezza sorprendente. Evidentemente quel posto e in momenti particolari a quelle carpe piaceva da matti, sicuramente vi trovavano del buon alimento e lo frequentavano con assiduità, l’anno dopo tornato sul lago ho provveduto a fargli trovare anche la mia pastura e..i miei terminali e questa volta le mie discrete soddisfazioni me le sono prese. Non ci sono grandi segreti da rivelare o chissà quali tecniche assurde dietro queste catture, c’è solo la volontà di osservare quello che ci accade intorno  e tanta passione per il carpfishing, il resto sono parole.


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