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Bracconaggio 2.0 “La distruzione delle acque italiane”

Di Redazione pubblicato il 15/03/17

La genesi.

Il bracconaggio industriale ha un anno “zero” nel 2012 che coincide con la firma del trattato comunemente chiamato “SoGeMi”,(Società generali Mercato Ittici Milanesi)  tra la regione Lombardia e il Consolato Rumeno. In esso si stabilisce una relazione commerciale che nasce dal progetto di eradicare il pesce siluro dal lago di Varese e successivamente da altri bacini lombardi.

……..per attuare gli obbiettivi dell’accordo, il Consolato Rumeno è interessato a sviluppare rapporti di collaborazione con operatori della pesca, dell’acqua cultura e del Mercato Ittico di Milano, finalizzati ad assicurare flussi durevoli di prodotti ittici d’acqua dolce provenienti dai laghi e fiumi lombardi da destinare al mercato rumeno……”

Nel luglio 2012, si apre una rete commerciale e la SoGeMI parte alla conquista del mercato rumeno con una offerta di pesce che supera le 40 tonnellate al mese. Contemporaneamente in Romania vengono aperte strutture dedicate alla raccolta e trasformazione del pesce in alimenti per animali oppure, per indirizzarlo verso locali mercati ittici.

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 Sempre nel 2012 per proteggere il Delta del Danubio, colpito da decenni di bracconaggio ad opera dell’etnia lipovena, il Governo Rumeno crea una task force destinata a debellare questo fenomeno per preservare il sito che è Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. 

Vengono istituiti gruppi di guardie armate dotate di imbarcazioni veloci, armi in dotazione, elicotteri e regole d’ingaggio che fungono da fortissimo deterrente. Il costo delle licenze professionali viene inoltre aumentato a dismisura e contingentato. In pochi mesi il problema del bracconaggio è debellato nel delta del Danubio ma, si sposta in modo NON inaspettato, verso le acque del Delta del Po da sempre considerate simili e altrettanto  ricche.

 NdR. La Romania debella un virus infettando altri Paesi europei con lo stesso.

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 Da parte di alcuni volontari legati alla pesca ricreativa ed in particolare da Movimenti ed Associazioni, iniziano frequenti segnalazioni mediante articoli di giornale e servizi televisivi da cui emerge chiaramente una situazione che sta andando ad aggravarsi e che colpisce  il Delta del Po che va da Venezia fino a Ravenna fino nell’entro terra del mantovano.Un numero crescente di individui, alcuni dei quali addirittura in possesso di regolari licenze di pesca di professione rilasciate dalle Province di Rovigo – Ferrara – Ravenna e provenienti prevalentemente dall'Est Europa  (Romania e Albania), catturano grosse quantità di pesce nelle acque italiane utilizzando metodi illegali, ovvero stendendo chilometri di rete o utilizzando la corrente elettrica.

 

NdR. Nel Novembre 2012 la Consulta regione Emilia Romagna depenalizza l’uso dell’elettrostorditore da reato penale ad amministrativo aprendo una voragine giuridica. ...omissis....

 Il pescato raccolto illegalmente, viene trasportato e stoccato in mezzi e strutture non idonee ,per poi essere trasportato senza alcun controllo né certificazione sanitaria sia sui mercati italiani che su quelli dell’Est Europa. All’allarme lanciato dalle varie associazioni di pesca, circa il progressivo impoverimento dei bacini  con conseguenze pesanti sullo svolgimento della attività della pesca ricreativa  e conseguente forte danno nell’indotto economico del settore, si affianca un secondo forte allarme causato dal vertiginoso aumento di furti di imbarcazioni e motori marini operato delle darsene lungo il PO e i maggiori fiumi italiani.Tali allarmi, sono ignorati da FIPO mentre la Fipsas, solo in un secondo momento, si rende conto che la distruzione, colpisce anche campi gara storici come Ostellato, il Canal Bianco e il Navigabile di Cremona.  Nessun appare in gradi di contrastare questo fenomeno distruttivo.

Il danno nell’indotto provocato dal progressivo ridimensionamento della grandi manifestazioni in quei corsi d’acqua, come lamentato più volte dal Sindaco di Ostellato è di dimensioni importanti per l’economia locale. Si passa da decine di migliaia di presenze ogni week end a… zero.

La situazione va quindi gradualmente degenerando poiché , fatte piccole eccezioni, non esistono forze sufficienti a operare il controllo del territorio e la stessa normativa non appare al momento in gradi di sortire alcun effetto deterrente. Dalle analisi riportate dalla Polizia Provinciale di Ferrara, circa il 95% delle sanzioni non viene infatti pagato.

 

Opinione Pubblica e Media.

L’attenzione dell’opinione pubblica nazionale viene sollevata mediante svariati interventi televisivi in programmi com “Striscia la Notizia”, “Le Iene”, “La Gabbia” oppure con partecipazioni a “Uno mattina”, “Matrix”Sky Tg24” , “TG2 Insieme” organizzate da volontari e senza particolari coordinamenti o aiuti da parte degli Enti istituzionalmente preposti che, appaiono totalmente incapaci di ottenere risultati analoghi.Ad accendere le spotlight sulla portata della situazione, il convegno organizzato a Gonzaga nel 2016 durante la manifestazione “Carp Italy” . In questa occasione viene mostrato ad un parterre composto tra gli altri, ad esponenti dell’arco parlamentare la gravità della situazione mediante proiezione di video e testimonianze dirette.

Da quel convegno scaturisce successivamente l’impegno che ha portato al Collegato all’Agricoltura che, modifica parzialmente il reato di bracconaggio introducendo talune fattispecie di reato che potrebbero dare frutti se contrastate da una opera di controllo adeguata (ma attualmente inesistente).

Il buco normativo creatosi con la potenziale sparizione delle Province, unitamente all’accorpamento della Guardi Forestale nell’Arma dei Carabinieri ha ulteriormente rinforzato la presenza di bracconieri nelle acque italiane estendendo ulteriormente le dimensioni della attività criminale che appare spavalda, aggressiva e particolarmente arrogante ed ironica sulla incapacità dello Stato di intervenire.

Struttura organizzativa.

I bracconieri rumeni sono suddivisi diversi “Gruppi di lavoro” con una organizzazione di tipo militare, con ruoli ben precisi e modalità di intervento studiate a tavolino per poter delinquere al meglio.

A Capo di ogni gruppo vi è una figura di riferimento da cui dipendono due o più “Second in Command” e quindi la manovalanza che spesso viene impiegata per poi tornare immediatamente in Romania, qualora fermata dalle Autorità. 

Ogni gruppo conta su un sistema di vedette, a volte prostitute messe appositamente in zone strategiche.

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Mediamente ogni gruppo sviluppa due carichi a settimana da 20 quintali ciascuno di pescato, per un totale di circa 4000-5000 euro di valore sul mercato rumeno. I bracconieri non esitano a mostrare pacchetti di banconote da 100/500 euro anche nei social arrivando ad affrontare interviste televisive (Sky TG24) in cui lamentano un atteggiamento a loro dire “discriminatorio” da parte delle Guardie preposte ai controlli (mentre alle loro spalle sono visibili autovetture del valore superiore ai 50 mail euro.) Nessuno di loro nega l’illegalità di queste operazioni adducendo  futili motivi.

 

Distribuzione Geografica.

Attualmente operano ...omissis..... suddivisi in 30 squadre di lavoro che coprono tutto l’areale padano, sono presenti in modo continuo in Toscana (Arno, Bilancino, Serchio), agiscono in Umbria  e Lazio (Corbara, Alviano, Salto,, Tever, Bonifica del Maccarese, canali della pianura Pontina, Lago di Fondi, Isola Liri, Canterno così come vi son riporti di movimenti illegali di pesce provenienti dai bacini della Sicilia, Campania e Alta Puglia.

Si stima che attualmente a Tulcea (Delta del Danubio) vi siano altri 800/1000 bracconieri pronti ad arrivare sui nostri corsi d’acqua.

 NdR. Da uno studio dell’Università di Ferrara condotto nel 2013, oltre il 30% dell’intera biomassa dell’areale padano (14 mila ettari d’acqua e 5000 km di canali) è stato eradicato. Questo dato va certamente aggiornato al 60% ai giorni nostri stando l’assoluta assenza di pesce e forme di vita in migliaia di aree colpite prevalentemente con elettro-storditori (corrente elettrica).

 

L’escalation.L’intraprendenza dei gruppi criminali è recentemente passata ad un livello superiore, quello della minaccia alla pubblica sicurezza, mediante atti violenti (auto dei Guardia-parco dati alle fiamme nella Riserva Tevere Farfa), un pestaggio con rischio di decesso per un gestore di un lago che aveva cercato di proteggere le sue acque, telefonate minatorie a vari esponenti del settore, visite minacciose ad operatori e negozianti del settore che si sono rifiutati di vendere loro accessori evidentemente atti al bracconaggio, minacce ad appassionati (anche portatori di handicap) di pesca trovatisi in zone presidiate da bracconieri.

Le stesse Forze di Polizia hanno ricevuto avvertimenti di stile mafioso mediante messaggi sui social inneggianti all’uso di armi da fuoco qualora non avessero smesso con i controlli.

 

Conclusioni.

Il fenomeno del bracconaggio industriale impatto a più livelli partendo dal disastro ambientale che si sta materializzando in gran parte delle acque italiane. Enormi quantitativi di pescato illegale  privo di ogni minima certificazione sanitaria vengono spostati dalle acque pubbliche verso i mercati nazionali, rumeni oppure trasformati in alimenti per animali mediante strutture appositamente costruite in Romania. Oltre al gravissimo danno economico per le immense dimensioni del furto di beni dello Stato e la distruzione degli areali, il bracconaggio ha assunto caratteristiche di attività criminale organizzata e ramificata. A questo va aggiunto l’enorme danno perpetrato alla pesca sportiva italiana che è passione per oltre 1.5 milioni di praticanti, con una industria che sviluppa un indotto complessivo di circa 2.5 miliardi di euro e decine di migliaia di posti di lavoro oggi, messi in chiara discussione dall’attività criminale che sta riducendo o gli spazi allontanando, per evidenti rischi di sicurezza personale, migliaia di appassionati anche in giovane età.

 



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