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Leggi anti mafia contro il bracconaggio?

Di Redazione pubblicato il 07/09/16

La proposta di utilizzare i codici anti mafia nella lotta contro il bracconaggio non è nuova ma adesso viene sposata anche dal Movimento 5 Stelle di Ferrara.

In precedenza era stata chiaramente fatta intendere dall'On. Pini della Lega Nord durante il suo brevissimo intervento nel meeting di Bondeno del 2015.

Il bracconaggio così come è strutturato e per l'impatto che ha sul territorio deve essere considerato un fenomeno di tipo mafioso e pertanto è necessario applicare ad esso tutte le norme previste dal codice.

Questo significa che  tutti i beni sequestrati ai gruppi criminali vengano trasferiti alle guardie ecologiche volontarie, sulla scorta appunto del codice antimafia del 2011 che consente agli enti locali di “amministrare direttamente il bene o assegnarlo in concessione, a titolo gratuito […] a comunità, anche giovanili, enti, associazioni, organizzazioni di volontariato nonché alle associazioni di protezione ambientale”.

Nel corso degli ultimi 20 anni si è assistito ad un importante penetrazione nel territorio di organizzazioni criminali che praticano la pesca illegale e il traffico del pescato, costituite da cittadini comunitari prevalentemente di origine rumena.

L'attività di bracconaggio ha provocato danno catastrofici all'ambiente padano in particolare ma la espansione è talmente rapida e costante da minacciare le acque italiane nella loro integrità.

A contorno di questa attività, va segnalato l'aumento di furti, piccole rapine ed altre attività illecite nonchè le violene a privati cittadini, le minacce e l'uso costante di metodologie che impattano in modo violento con l'ambiente naturale.

Ovvio che dietro a questa gente si muovano interessi e ci si deve domandare qualche eche partecipazione possano avere cittadini italiani eventualmente coinvolti anche soltanto come fiancheggiatori.

Come riportato nell'articolo tratto da estense.com, la richiesta al Comune di Ferrara è quindi ben definita: “attivarsi per emanare un regolamento che disciplini il trasferimento entro 72 ore dal sequestro dei beni dei “criminali del Po”, operato dalle Forze dell’Ordine all’Associazione no profit delle Guardie Ecologiche Volontarie, perché ne dispongano, con la vendita o l’utilizzo diretto dei mezzi (imbarcazioni, autovetture), ai fini del finanziamento delle attività di contrasto all’illecito quotidiano messo in atto dai bracconieri del bacino fluviale del Po”.


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