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Biella; sempre bracco dell'est

Di Veronica Balocco pubblicato il 13/06/18

Le parole più dure arrivano dal sindaco di Netro, Tiziana Pasquale. Non usa mezzi termini il primo cittadino. E senza paura, senza remore, ma con grande rabbia, denuncia quella che ormai per lei è diventata una situazione ingestibile. O meglio, irrisolvibile. «Il problema è noto, anzi arcinoto. Eppure, non so letteralmente più dove sbattere la testa – afferma -. I bracconieri stanno devastando la diga dell’Ingagna e noi non possiamo fare assolutamente niente». A nulla è servito il blitz, lo corso anno, dei carabinieri di Netro. A nulla le denunce. La situazione è sempre la stessa, e sempre più grave. «E il problema è che contro queste persone non c’è da scherzare. «Sono state sequestrate loro canne, reti e barchini, tutta attrezzatura illegale – continua il primo cittadino -, ma è stato come se niente fosse. Tutto è ricominciato. Si atteggiano a gradassi, hanno modi duri, possono diventare pericolosi. Le guardie volontarie ormai finiscono per non avvicinarsi neppure, e anche per gli altri pescatori la loro presenza è fonte di paura. Altri corpi, poi, non hanno neppure i fondi per la benzina, figuriamoci per arrivare in diga». Insomma, il problema è tutt’altro che irrisorio. «Ho perso le speranze – fa notare Tiziana Pasquale -: se non possiamo difenderci a casa nostra significa che viviamo in un paese che non è dalla nostra parte».

 

Sono toni decisamente cupi quelli che circondano la triste vicenda che oggi aleggia sulle acque della diga dell’Ingagna. Nuovo capitolo della saga inaugurata con la denuncia lanciata qualche tempo fa da Eco, allora a proposito della diga di Masserano. Qui, altra diga, stessa storia: come là i pescatori denunciavano il profondo degrado in cui versava l’invaso a causa della presenza, ormai nota e consolidata, di bracconieri provenienti dall’Est europeo, e in particolare dalla Romania, adesso anche qui gli amanti del carpfishing lanciano il loro grido d’allarme. A farsene portavoce è Giulio Toniolo, pescatore di Brusnengo, da anni frequentatore dell’invaso con il “socio” Enzo Cotza. «E’ una vergogna ormai diventata insostenibile – spiega -. Tutti i sentieri che circondano la diga sono devastati dall’immondizia, addirittura divani e tapis roulant abbandonati. Una cosa deprimente. Ma il problema non è solo questo». «E’ la presenza dei bracconieri dell’Est la vera piaga – aggiunge Enzo Cotza, di Biella -. Vengono a pescare con tecniche illegali, reti, bombe chimiche… non hanno rispetto per il pesce e soprattutto non hanno rispetto per gli altri pescatori». La convivenza è sfociata a volte anche in episodi sgradevoli: «Siamo stati minacciati perché non davamo loro il pesce – chiarisce Enzo – e bisogna fare attenzione all’attrezzatura. A volte siamo finiti a fare parole». «Una cosa inaudita – conclude Giulio -: noi paghiamo il tesserino e veniamo a pescare con la paura che ci capiti qualcosa. Non è possibile. Ormai non mi fido neppure più a dormire in diga: una volta mi sono svegliato di notte per il suono della canna alla quale un pesce aveva abboccato, e quando sono uscito dalla tenda ho trovato un rumeno con la mia attrezzatura in mano, dicendo che il pesce era suo. Inaccettabile. Ho avvisato più volte i carabinieri di Netro, il Comune e la Forestale, ma di fatto nulla è mai cambiato».

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E in effetti così è. E se questa settimana, per l’ennesima volta, il cantoniere di Netro andrà a ripulire la riva dalle immondizie, della vicenda, che pure non conosceva sino a un tal punto di gravità, ha deciso di farsi carico, in qualche modo, il sindaco di Mongrando Toni Filoni. «Propongo di sederci tutti intorno a un tavolo, Comuni, pescatori, Consorzio, per valutare insieme possibili soluzioni. E’ ormai evidente che così questa situazione non può continuare».

Veronica Balocco 


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