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Azione decisa e unitaria o non se ne esce

di Marco Falciano pubblicato il 11/02/17

Multe non pagate e squilibrio di forze inimmaginabile, questa è la situazione. Magari gli ottimi agenti di Polizia Provinciale di Ferrara fossero esclusivamente dedicati alla funzione che amano di più: la tutela ambientale. Magari questi corpi di eccellenza venissero valorizzati a dovere. Purtroppo non è così.

Aspettiamo da anni la manna dal cielo, illudendoci che con una manciata di forze dell'ordine e un pugno di volontari riusciremo a contrastare la mafia dedita al traffico del pescato illegale composta da centinaia di delinquenti, che fatturano 5000 euro al mese a testa, e acquistano auto nuove da 60000 euro - BMW e Mercedes.

Per eliminare il bracconaggio bisogna regolamentare la pesca professionale in acque interne, attualmente un settore caratterizzato da una pressoché totale assenza di regole, dove lo straniero che non parla una parola di italiano, che non può certo conoscere le norme sulla pesca, e che magari ha pure precedenti penali per bracconaggio in Romania, può liberamente venire qui e richiedere una licenza, che l'ente locale ha ANCORA l'obbligo di rilasciare. Nonostante l'emergenza acclarata e l'evidente danno ambientale già verificato. E nonostante la legge regionale permetta di limitare la concessione di tali licenze per ragioni di tutela dell'habitat. Ciò non è mai avvenuto.

Pochi migliaia di euro stanziati in 5 Province dell'Emilia Romagna non serviranno a risolvere il problema. Servono solo per scrivere articoli sui giornali, fingendo un impegno che purtroppo concretamente non abbiamo ancora riscontrato.

E mentre convenzioni da decine di migliaia di euro sono concesse con facilità per le più svariate attività di volontariato, compresa quella del recupero dei pesci morti a causa di fenomeni inquinanti o di secca dei canali, l'attività di antibracconaggio non gode ancora dello stesso riconoscimento, non ha finanziamenti pubblici nemmeno lontanamente sufficienti a soddisfare le spese per tale attività di tutela. Difatti basti pensare che attualmente mancano anche i fondi necessari a pagare lo smaltimento degli eventuali carichi di pesce irregolare confiscato ai bracconieri. 

Siamo senza nulla. Costretti a rincorrere e supplicare convenzioni con enti locali, come fossimo un qualsiasi corpo dedito al controllo dei funghi, o alla raccolta dei rifiuti nei parchetti cittadini. Come se non esistesse nessuna emergenza sul bracconaggio, che in pochi anni ha privato le nostre acque dell'oltre 30% di fauna ittica - dato ormai obsoleto. Come se chi amministra il nostro settore avesse i paraocchi, o fosse troppo occupato a regolare i suoi rapporti clientelari, dimenticando di dover tutelare gli interessi di noi cittadini e curare il benessere del territorio che amministra.

Nell'anno 2016, i 15 volontari della nostra associazione hanno percorso oltre 15000 km per dare la caccia ai pescatori illegali, sequestrato oltre 3,5 km di reti a tramaglio, condotto alla confisca di 2 furgoni e numerosi natanti, abbiamo realizzato un progetto di gestione delle acque che ci ha impegnato oltre un anno, tolto tempo al lavoro e alla famiglia. In cambio abbiamo ottenuto più pacche sulla spalla e promesse mai realizzate, che aiuti concreti. Ci sentiamo isolati, in mezzo ad equilibri preesistenti che non riusciamo a modificare a nostro favore, rimanendone perciò esclusi. E arrivati a questo punto dire come stanno le cose è doveroso.

Continueremo la nostra battaglia al fianco della valorosa polizia provinciale, uniti come sempre nonostante le numerose avversità che abbiamo incontrato sin dal primo giorno. Ma è doveroso ricordare a chi ha il potere di cambiare questa situazione che, senza manovre decise, non si può pretendere di sconfiggere un'associazione a delinquere con gli articoli di giornale, le promesse mai realizzate e le pacche sulla spalla. Ci serve aiuto concreto altrimenti l'emergenza diventerà la norma, e noi pescatori abbandoneremo i canali.






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