Studio degli aromi parte 3. - Studio del pH

di Roberto Ripamonti pubblicato il 22/06/15

Una teoria sul pH.

Sebbene chi scrive non sia un chimico,vorrei condividere con Voi una serie di riflessioni scaturite in questi ultimi 15 anni in cui il problema del pH mi ha interessato, proprio per cercare di capire qualche cosa di più delle acque che avevo davanti e che mi hanno dato delle solenni bastonate. Nulla di innovativo perché le stesse  conclusioni sono quelle dei fratelli Mahin e di Philippe Lagabbe quando questo argomento venne stato dibattuto in un carp meeting in Francia a cui ero stato invitato.Mi riferisco in particolare a quei bacini ricchi di calcare sul fondale, distese di laghi e ninfee piene di piccoli crostacei e animaletti sul fondale e quindi, con un pH dell’acqua molto elevato (acque dure). Sono i laghi in cui si assiste alla massima crescita delle carpe se non vengono disturbate dal prelievo con le reti. In queste situazioni, abbastanza comuni in molti bacini naturali in zone collinari o pedemontane oppure, alimentati da sorgenti naturali l’alimento naturale è molto ricco e la raccolta di una manciata di fondale chiarisce subito le idee. Sono certamente questi bacini ad essere i più difficili per le nostre esche che spesso, vogliono molto più tempo per entrare in funzione. Proprio l’esperienza non sempre positiva di Ripa Sottile (acque ad elevato pH) mi ha suggerito che esche altamente selettive e ricche di attrattori e amino acidi hanno una efficacia ridotta se non nulla mentre, ad avere delle buone possibilità, sono le esche che riescono a creare un minimo di contrasto oppure, le granaglie come le Tiger nuts. Ma rimanendo sulle boilies, mi permetto di consigliare esche semplici basate su semolini, farine di mais, di soia ed un solo aroma isolato come ad esempio un buon olio essenziale.

Da un punto di vista chimico, una esca siffatta è tendenzialmente leggermente acida (pH inferiore a 7) e il contrasto che si viene a creare riesce a creare un minimo di interesse con le carpe. Ma questa esca perde la sua efficacia se l’acqua è particolarmente dura ovvero con un pH superiore a 8-8,5 poiché il contrasto diventa eccessivo.

Diventa utile quindi aggiungere qualche ingrediente che possa compensare questa lacuna della boilie come può essere l’aggiunta di rosso d’uovo oppure il caseinato di calcio.

Diversa è la musica in acque a pH più basso di 7 e quindi leggermente acide in cui le forme di vita sono meno presenti quantitativamente e il tasso di crescita delle carpe è minore. In queste acque le boilies tradizionali hanno una efficacia notevole.

 

 

L’origine degli aromi

Parlare di aromi significa puntare la nostra attenzione su sostanze altamente concentrate che possono essere prodotte in vari modi.

Esistono, seguendo anche quanto scritto da Rod Hutchinson, alcune sigle che ci indicano chiaramente l’origine dell’aroma. Parleremo allora di N.I. per Nature Identical (Identici alla natura), ART (artificiali), NAT (naturali), N&A (naturali e artificiali) e WONF cioè With Other Natural Flavours (con altri aromi naturali).

In ogni caso si tratta ovviamente di essenze sotto forma generalmente liquida (ma acquistabili anche in polvere) destinate inizialmente a impieghi assai diversi di quelli per la pesca sportiva. Se proviamo infatti a immaginare quanti sono i possibili impieghi di un aroma nell’industria perderemmo il conto senza nemmeno esserci avicinati a un resoconto prossimo alla realtà. Per i nostri scopi abbiamo ovviamente già intuito che gli aromi in forma concentrata dovranno essere disciolti nel solvente prescelto dando vita al prodotto finito. Si tratta anche in questo caso di una operazione assai delicata e che può portare a risultati molto scadenti. Come vedremo fra qualche riga infatti, il corretto equilibrio aromatico è una delle basi essenziali per la corretta preparazione delle boilies.

 

I diagrammi di dispersione.

Alla base di questo nuovo argomento vi è il desiderio di arrivare a qualche risposta convincente sui quesiti precedenti. Per parlare di quantità di aroma dobbiamo infatti sempre ben tenere a mente quale tipo di solvente è stato utilizzato. Parlando di Alcol Etilico avevamo sottolineato la sua elevata capacità di sciogliersi nell’acqua rispetto ad esempio al Glicole. Questo fa subito comprendere come a una elevata solubilità, corrisponda una più veloce volatilizzazione dalla boilie. Maggiore è la solubilità, minore sarà quindi il tempo entro cui tutto o gran parte dell’aroma avrà lasciato la boilie. Questo, in termini pratici potrà forse avere poca importanza nelle battute di poche ore, ma assume un rilievo consistente nelle sessioni di molti giorni mirate ai grossi esemplari. Per meglio comprendere quanto affermato, esistono dei diagrammi che ci indicano la velocità di dispersione dell’aroma (solvente) nell’acqua. I due solventi che sono stati prescelti sono il Glicole e l’Alcol Etilico inseriti in aromi a uguale concentrazione e in boilies identiche (come mix di base).

Leggendo come si disperde un aroma è interessante notare come un aroma in glicole tenda a sciogliersi in acqua in tempi quasi tripli rispetto all’alcol etilico e quindi una siffatta esca potrà mantenere una certa capacità attrattiva per periodi molto più lunghi. D’altro canto però l’alcol etilico si dimostra molto più «veloce» nell’entrare in azione e, di conseguenza, ottimo per sedute o enduro in cui vogliamo arrivare subito alla cattura. Se poi consideriamo che un aroma disciolto in una base oleosa ha tempi di dissolvimento assai più lunghi anche rispetto al glicole, siamo in grado di affermare che un aroma in olio dimostrerà tutta la sua validità nelle sedute di lunga durata perdendo nettamente rispetto all’alcol etilico, in quanto a capacità attrattiva nel breve periodo. 






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